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Tap, le penali non esistono, ma l’accordo resta un capestro

Tap Le Penali Non Esistono

Dopo il sì del governo italiano al Tap, è esplosa una protesta che coinvolge una fronda di parlamentari 5 stelle e i movimenti sociali contrari all’opera. In queste ore emergono documenti, carte, dubbi e certezze sulla questione che sta dividendo la base del M5S. Per fare chiarezza, occorre mettere in fila tutti gli elementi. Per prima cosa, è opportuno notare che nel trattato italo-greco-albanese siglato da Monti nel 2013 non si citano penali per lo stato che volesse uscire dall’intesa. Tuttavia, serve il consenso degli altri due governi contraenti.

Nel Trattato, però, il Consorzio Tap è definito “Investitore”, e i suoi interessi sono tutelati da un altro accordo internazionale, il Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty), siglato nel 1994 e ratificato dall’Italia nel 1997. Il nostro Paese è uscito dall’Energy Charter nel 2016, ma non basta ad evitare potenziali denunce e compensazioni ai privati. Infatti, gli investimenti compiuti nell’ambito di quell’accordo, restano coperti per vent’anni dall’uscita di un membro. La tutela degli investimenti nella Carta dell’Energia è affidata ad un meccanismo ISDS, il temuto arbitrato internazionale presente anche nei negoziati TTIP e CETA che ha scatenato l’opposizione di centinaia di migliaia di persone in tutta Europa. Il sistema permette agli investitori di fare causa presso tribunali privati agli stati che minacciano i loro profitti, anche soltanto attesi. A dirimere l’eventuale controversia saranno tre arbitri, scelti dalle parti, che lavoreranno a porte chiuse per stabilire il risarcimento dovuto dallo stato. Un sistema opaco e gravato da numerosi conflitti di interessi, tramite il quale – secondo un calcolo recente di Friends of the Earth – il pubblico ha già dovuto sborsare almeno 3,5 miliardi di dollari in compensazioni. Tenendo conto che la maggior parte delle sentenze resta coperta da segreto e che gli atti non sempre sono pubblici, la cifra è probabilmente molto più elevata.

Dunque, non esistono penali prestabilite da alcun accordo: delle cifre che ballano in queste ore, dai 40-70 miliardi stimati da Socar ai 20 calcolati dal governo, nessuna può ritenersi attendibile.

“Dei danni per lucro cessante da pagare al Consorzio Tap si è sempre saputo – scrive su Facebook il Coordinamento nazionale No Triv – Non è una novità per nessuno, compresi quelli che su ‘no Tap’ hanno costruito le loro fortune elettorali”.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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