Tanzania, 15 anni di carcere per la regina dell’avorio

In 14 anni la cinese Yang Feng Glan ha trafficato 860 zanne per un totale di quasi 1,9 tonnellate. Sentenza storica per il Paese africano che in soli 5 anni ha perso il 60% dei suoi elefanti

Un'immagine della regina dell'avorio della Tanzania condotta in carcere

Quindici anni di carcere per la ‘regina dell’avorio’. Sentenza storica in Tanzania per Yang Feng Glan, cittadina cinese accusata di aver trafficato in 14 anni ben 860 zanne d’avorio per un totale di quasi 1,9 tonnellate. La donna aveva un ruolo centrale nel contrabbando internazionale di avorio, collegando i traffici illeciti che si concentrano in Tanzania agli acquirenti che rifornivano clienti in tutta l’Asia. Yang Feng Glan aveva inoltre legami con il famigerato cacciatore di elefanti Boniface Matthew Mariango, arrestato nel 2015 dopo una caccia all’uomo durata un anno e condannato a 12 anni di carcere il 3 marzo 2017. 

Quello emesso nei confronti della donna è un verdetto atteso da molto tempo e che conferma il nuovo approccio delle autorità tanzaniane nel contrastare questi traffici illeciti. Un modus operandi tramite cui è stata rafforzata la collaborazione e Unità investigativa nazionale e transnazionale per i crimini gravi e che sta permettendo alle autorità locali di fermare non solo bracconieri e trafficanti, ma anche acquirenti di alto livello.

Per la Tanzania si è trattato di un cambio di passo necessario considerato che in soli cinque anni il Paese ha perso il 60% dei suoi elefanti, con un crollo della popolazione da 109.000 nel 2009 a soli 43.000 nel 2014. La Selous Game Reserve, un sito del Patrimonio Mondiale, ha perso quasi il 90% dei suoi elefanti negli ultimi 40 anni tanto che alla fine del 2014 ne erano rimasti solo 15.217.

“Questo atteso verdetto segna un rinnovato slancio da parte delle autorità tanzaniane nell’affrontare con determinazione il bracconaggio degli elefanti e porre fine al commercio illegale di avorio – ha dichiarato Amani Ngusaru, direttore del Wwf Tanzania – È stato decisivo il coordinamento tra le forze dell’ordine tanzaniane, in particolare tra la polizia e i servizi segreti. Questa sentenza incoraggia il lavoro dei ranger, i nostri uomini e le nostre donne che operano in prima linea rischiando la vita per proteggere il nostro capitale naturale”.

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