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Sulle rotte degli ibis eremita

ibisLa prima specie animale a essere tutelata in Europa, e con tutta probabilità nel mondo, è stata l’ibis eremita. Era il 1504 quando l’arcivescovo di Salisburgo, Leonhard von Keutschachè, emanò un decreto che sanciva il divieto assoluto, eccezion fatta per i nobili, di uccidere questi uccelli, già allora in declino. Fu però un provvedimento poco efficace: l’ibis eremita si estinse in Austria, come nel resto d’Europa. L’areale di distribuzione si estendeva allora nelle aree montane di Svizzera, Austria, Germania, nelle scogliere dell’Europa meridionale e anche lungo il Danubio e il Rodano. Oggi le popolazioni allevate in cattività sono finalmente in crescita e comprendono circa duemila esemplari. Sono proprio i piccoli ibis nati in questa condizione ad aver consentito nel 2014 l’attuazione del progetto Life+ Reason for hope, che vede collaborare team di ricerca operativi in Austria, Italia e Germania. L’obiettivo è stabilire piccole colonie di questi volatili nel Centro Europa, con un’unica area di svernamento situata in Toscana, nell’oasi Wwf della laguna di Orbetello. Sono così state programmate diverse migrazioni di colonie, dalle varie aree riproduttive fino al sito di svernamento comune, e attraverso l’app “Animal tracker” è possibile essere aggiornati sulle posizioni degli uccelli, caricare foto e segnalare avvistamenti. I partner del progetto, e non poteva essere altrimenti, hanno lanciato una campagna di tutela dal bracconaggio. Gli stessi cacciatori della Federazione italiana della caccia (Fidc) e della Confederazione cacciatori toscani (Cct) hanno adottato due esemplari di Ibis, Artemide e Granduca Leopoldo. A consegnare il certificato di adozione, l’etologa e ambasciatrice di pace delle Nazioni Unite Jane Goodall, che lo scorso ottobre ha incontrato i cacciatori al Parco Natura viva di Bussolengo (Vr). “Non è facile per me firmare un documento insieme ai cacciatori – ha affermato in quell’occasione – Non ho mai pensato alla caccia come a un mezzo attraverso il quale sia possibile sostenere la conservazione e la protezione della natura, ma sono aperta a una cooperazione per raggiungere obiettivi comuni e importanti”. L’addestramento degli ibis segue il metodo dell’imprinting: piccoli stormi seguono i propri “genitori umani” che guidano il volo pilotando un parapendio a motore. Al momento di scrivere, è in corso una migrazione verso il nostro paese in attesa dell’inverno che verrà. Proprio durante gli addestramenti, a giugno l’esemplare Hannibal si è allontanato dalla protezione delle “mamme” austriache Anne Gabriela e Corinna. I birdwatcher hanno segnalato alcuni avvistamenti, pubblicando le foto sui social e sui siti specializzati. È così partito l’appello per segnalare la presenza di Hannibal sulla pagina Facebook “Bentornato Ibis”, rivolto sia agli appassionati che ai golfisti: «L’Ibis eremita non predilige le aree palustri – sottolinea una delle collaboratrici del progetto di salvaguardia – Potrebbe fermarsi sui campi da golf perché lì l’erba non troppo alta gli permette di nutrirsi di insetti».

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