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Sull’Alpe Devero un progetto insostenibile sotto tutti i punti di vista

Alpe Devero, un progetto insostenibile

Alpe Devero nell’alto Verbano, una conca stupenda, un gioiello delle Alpi fruito da escursionisti, alpinisti e da gente che ama esperienze di contatto reale con la natura. Pochi luoghi sono rimasti come questo e ben lo sanno gli stranieri che quando li scoprono ritornano sempre più numerosi e si affezionano. Grazie alla lungimiranza di alcuni gestori dell’Alpe tuttora l’area è ottimamente frequentata. Le buone pratiche promosse da questi operatori turistici sono tra le 41 segnalate dal dossier Nevediversa 2018 di Legambiente.

Ma questo paradiso rischia di essere sconvolto, come spiega la petizione lanciata dal comitato locale. Il Devero è minacciato dal progetto di un comprensorio sciistico denominato “Avvicinare le Montagne”. Una proposta della società privata San Domenico Ski, in accordo con la Provincia e quattro Comuni. Seggiovie a sei posti con cupole in plastica, alti piloni, stazioni di 60 metri di lunghezza, bar e punti panoramici in cemento, bacini e cannoni per la neve artificiale, nuove piste da sci e slittini. Il piano inoltre mira a collegare Devero a San Domenico tramite una funivia di 60 posti, con grandi piloni e due enormi stazioni: un impianto nuovo, non consentibile in un’area tutelata ! Un progetto proposto in gran parte in zone protette o contigue: l’area confinante col Parco Veglia Devero è tutelata dal Piano Paesistico Regionale approvato nel 2017 e riconosciuta dall’Unione Europea tra le “Zone Speciali di Conservazione” di grande interesse comunitario per garantire habitat, flora e fauna rari. Il tutto comporta un investimento privato di 130 milioni di Euro che ha come condizione una spesa pubblica di quasi 43 milioni di Euro.

Il timore è che con questo masterplan dal titolo accattivante si metta in atto un meccanismo perverso con l’obiettivo di proporre un mega comprensorio sciistico che addirittura possa andare da San Domenico a Formazza. Un processo che, anche se si fermasse al primo step, cioè a quanto previsto dall’attuale masterplan, andrebbe a snaturare per sempre tutta l’area, ribaltando completamente l’idea di turismo che si sta consolidando. Muterebbe per sempre la percezione non solo ambientale ma anche sociale della zona.

Per chi conosce questi luoghi è fonte di angoscia il solo pensiero che in quanto ad acquisizione di brutture e mediocrità il Devero rischi di omologarsi ai tanti altri Disneyland senza anima. Tutto ciò nel tentativo di perseguire un’idea di sviluppo che non funziona più. Perché è così pressoché ovunque e non si capisce per quale motivo qui potrebbe essere diverso. I numerosi scheletri di impianti sospesi nelle nostre montagne sono lì a raccontare di quanto possano essere state effimere certe ubriacature di successo di ieri. Ancor più nefaste quelle di oggi con i cambiamenti climatici in atto, in un mondo dove la finanziarizzazione dell’economia nella sua precarietà e insicurezza rende sempre meno comprensibili (e anche trasparenti) certe operazioni di investimento.

Nel mentre che al Devero si discute di impianti, strade e cementificazione del territorio, in altri luoghi si stanno affermando nuove forme di turismo sostenibile. E’ un turismo che non consuma territorio, più pacato nell’uso delle risorse naturali e che piano piano costruisce nuovi posti di lavoro durevoli e per lo più qualificati. Dà valore all’esistente e aiuta a conservare le identità locali. In virtù delle forti relazioni che si instaurano tra fruitori e operatori locali ci sono tutti i presupposti perché sia persistente e radicato nel tempo. Tra i tanti casi virtuosi i due più significativi sono probabilmente quelli della Val Maira e della Valpelline, che vedono la continua crescita di presenze e posti letto (e posti di lavoro). A confermare l’importanza di quanto sta accadendo dal punto di vista economico nel settore del turismo sostenibile ci sono i primi dati 2017 dell’Osservatorio del coordinamento Trip montagna dove sono evidenti il peso e il potenziale di crescita del settore.

Sessantacinquemila firme – tante sono le adesioni che al momento ha raccolto l’appello contro il progetto “Avvicinare le montagne” – dovrebbero far pensare. Sono sessantacinquemila persone che per un tempo più o meno lungo hanno avuto o hanno a cuore questo problema. Molte di queste vorranno conoscere meglio l’Alpe Devero, vorranno frequentare questi luoghi o, se le cose cambieranno, non ci verranno più, mai più. E forse non basteranno i possibili clienti dei charters cinesi e russi che, dopo aver consumato voracemente anche questo posto, ne cercheranno un altro più alla moda.

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