martedì 26 Ottobre 2021

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Sulla Pac l’Italia non tiri il freno a mano, il futuro è l’agroecologia

La ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova sembra avere le idee chiare in merito alle linee guida della nuova Politica agricola comune: l’Italia non investirà con determinazione e coraggio su un modello agricolo basato sull’agroecologia. Il governo italiano, nella figura della ministra, pare avere infatti avere tutta l’intenzione di tirare il freno a mano nel percorso verso una vera e compiuta transizione ecologica in ambito agricolo. Ciò vuol dire che, pur essendo di fronte ad un’occasione unica e irripetibile, da cogliere con determinazione scegliendo la strada della lotta alla crisi climatica e della riconversione ecologica dell’economia e dell’agricoltura europea, dimostrando di credere davvero nel Green deal proprio a partire dalla Pac in via di approvazione, l’Italia ha deciso di volgere lo sguardo altrove.

Il punto è che il Green deal non può non passare dall’agroecologia e da una Pac capace davvero di andare in questa direzione. Il sistema agricolo deve fare con coraggio un balzo deciso verso la sostenibilità, come chiedono con forza i consumatori che acquistano sempre di più prodotti biologici e di filiera corta nonostante la grave crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando. A tale proposito, ci tengo a sottolineare un punto cruciale: sono molte le aziende agricole che hanno scelto l’ecologia come chiave fondamentale di tutela ambientale e elemento di competitività al tempo stesso. Larga parte del settore agroalimentare del nostro Paese sta infatti scommettendo fortemente sulla sostenibilità dei processi, sull’innovazione e sulla salubrità dei prodotti, a differenza di ciò che sta facendo la politica.

Come porre rimedio alle due velocità di un’Italia che ancora troppo timidamente sta politicamente procedendo verso la sostenibilità? Il governo italiano e la ministra Bellanova dovrebbero adoperarsi per divenire co-protagonisti di un processo di cambiamento già in atto, evitando di essere ancora una volta fanalini di coda di un processo incontrovertibile. L’ottica fortemente conservativa e corporativa della Pac, per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con tutti i gravi limiti rilevati ormai con chiarezza dal mondo scientifico e dalla stessa Commissione Europea, deve cambiare e deve farlo anche attraverso l’azione incisiva e innovativa dell’Italia. Il bisogno immediato e urgente di un cambio di passo, a partire dallo stop ai sussidi a pioggia e dalla necessità di un programma di azioni mirate attraverso le quali sviluppare il potenziale ecologico e climatico dell’agricoltura, è evidente. Per tali ragioni, l’Italia e l’Europa devono prendere rapidamente una posizione, evitando di destinare ancora denaro pubblico ad un’agricoltura che continua ad utilizzare in maniera significativa la chimica, che consuma troppa acqua, che contribuisce all’effetto serra, che riduce drasticamente la fertilità dei suoli e la biodiversità. Non solo: serve anche dire basta alla zootecnia intensiva caratterizzata da carichi inquinanti ed emissivi elevati e che non rispetta il benessere animale, utilizzando foraggi d’importazione e causando processi di deforestazione in altre aree del Pianeta.

Al netto di ciò, al governo italiano, alla ministra Bellanova, agli Europarlamentari, ai Deputati, ai Senatori del nostro Parlamento, chiediamo una cosa chiara: si lavori da subito per invertire la rotta e investire in un sistema agricolo che ci aiuti a raggiungere davvero gli obiettivi del Green Deal, seguendo quanto giustamente stabilito nelle strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità, al fine di sostenere e accompagnare gli agricoltori nella transizione ecologica. L’agroalimentare può essere non solo l’asse portante dell’economia made in Italy, ma anche un settore strategico dal punto di vista ambientale, proprio a cominciare dalle sfide imposte dalla crisi climatica. Occorre però dare un indirizzo preciso e strategico alla nuova PAC che sarà approvata proprio nelle prossime settimane. Nello specifico, è necessario porre  al centro del dibattito le buone pratiche agroambientali, stabilendo un budget minimo obbligatorio pari almeno al  40% delle risorse del primo pilastro dedicato agli eco-schemi, al contrario di ciò che ha dichiarato il ministro Bellanova nel corso del recente consiglio europeo Agrifish, allineandosi alle posizioni più conservatrici dei Paesi membri, non cogliendo l’importanza strategica di favorire una Pac capace di gettare le basi di un cambiamento epocale del modello agricolo e rinunciando a saldare  una forte alleanza tra la capillare rete del  tessuto produttivo e le ragioni del Green   deal indicate dalla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen. In Europa, si profilano due scenari paralleli: la possibilità che l’agricoltura diventi davvero determinante per la svolta green, contribuendo significativamente ai processi di cambiamento del modello economico di sviluppo in chiave ecologica o quella che si giochi a ribasso, sulla conservazione dello status quo, senza cogliere le opportunità di questa svolta epocale. Purtroppo, ad ora l’Italia pare essere drammaticamente incasellata in questo secondo scenario, esponendo ad un grave rischio di deficit di innovazione in chiave ecologica, tutto il suo prezioso sistema agroalimentare.

Come sottolineato con forza sia dall’appello di oltre 3.600 scienziati da 36 nazioni che dalla recente presa di posizione dell’ex commissario all’ambiente dell’Ue Potocnik insieme a 200 imprenditori e autorevoli rappresentanti politici e del mondo associativo,  occorre che la futura Pac ponga l’agroecologia al centro, senza ambiguità, mettendo in atto una forte discontinuità rispetto ai modelli di agricoltura e zootecnia intensive. La ricetta per la transizione ecologica dell’agricoltura prevede una Pac che ponga fine ad una politica che getta le proprie fondamenta su sussidi basati solo sul possesso della terra, aumentando al contempo in modo significativo il sostegno ad un’agricoltura più sostenibile e rispettosa degli ecosistemi. Occorre in tal senso stabilire una percentuale minima del 10 % di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi e aree umide, sostenendo al tempo stesso un processo chiaro per la diminuzione della dipendenza da sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e fertilizzanti. Allo stesso tempo, serve garantire un importante sostegno alla buona agricoltura che nella nostra Penisola rappresenta un presidio di eccellenza per i territori anche nel contrasto al dissesto idrogeologico e allo spopolamento delle aree interne. Occorre inoltre favorire le pratiche sostenibili finalizzate alla riduzione degli input negativi e consentire all’Italia di raggiungere entro il 2030 quota 40% delle superfici agricole dedicate all’agricoltura biologica,che deve divenire apripista del modello futuro. Solo In questo modo il settore agricolo potrà contribuire seriamente alla grande sfida climatica che stiamo affrontando.

La prossima Pac sarà un provvedimento da 400 miliardi di euro a cui si uniranno le risorse del Recovery Fund. Il voto del Parlamento europeo darà un indirizzo chiaro rispetto a come spendere oltre il 32% del bilancio Ue nei prossimi sette anni e, considerata l’entità delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura, deciderà se l’Unione europea continuerà a perpetuare un modello agricolo datato con un compromesso al ribasso oppure sarà effettivamente in grado di effettuare una scelta epocale e strategica per raggiungere gli obiettivi del Green new deal nel settore primario dell’economia europea.

Ci auguriamo quindi che il nostro Paese, che vede nell’agricoltura e nel made in Italy agroalimentare gran parte della sua forza e del suo prestigio internazionale, sia in grado di sostenere questa battaglia epocale, stando dalla parte giusta della storia. Speriamo pertanto che la Ministra Bellanova cambi atteggiamento, rispondendo alle richieste di interlocuzione delle associazioni ambientaliste e del biologico riunite nella coalizione “Cambiamo agricoltura”. Le risorse della Pac sono preziose per tutti, per gli agricoltori che le riceveranno e per la società e i contribuenti che si aspettano che vengano utilizzate per far decollare il Green Deal, facciamo in modo che siano impiegate nella maniera più giusta.

 

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Angelo Gentilihttps://www.lanuovaecologia.it
Angelo Gentili è presidente di Festambiente e responsabile Agricoltura di Legambiente

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