Sudamerica, c’è vita nel deserto Atacama

Oggi, grazie agli studi condotti dall’Università di Bologna e dal Team LaVenta e con il supporto di National Geographic, è stato possibile documentare la presenza di forme di vita. Una speranza per Marte

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Terra rossa, clima arido e ostile fanno del deserto di Atacama uno dei luoghi meno accoglienti, ma, allo stesso tempo, uno dei più affascinanti del globo terrestre. Situato in Sud America, tra il Cile e il Perù, qui può piovere anche una volta ogni 40 anni, con escursioni termiche davvero notevoli e temperature che oscillano tra i 5 °C notturni ed i 40 °C diurni. Tutto ciò rende questo posto uno dei luoghi più simili a Marte, motivo per cui gli scienziati hanno cominciato a studiarne la microbiologia. Oggi, per la prima volta, grazie agli studi condotti dall’Università di Bologna e dal Team LaVenta e con il supporto di National Geographic, è stato possibile documentare la presenza di forme di vita in questo ambiente ipersalino così inospitale.

Già nel lontano 2004, si era potuto assistere ad un’interessante scoperta da parte di alcuni studiosi dell’Università dell’Arizona, secondo cui ci sarebbero state tracce di vita nel suolo del deserto in questione, smentendo la precedente teoria della sua “sterilità”.

L’ ultima scoperta riguarda dei microrganismi, definiti “estremofili”, perfettamente adattati alle proibitive condizioni ambientali ed ad uno stile di vita “oligotrofico”, ovvero capaci di vivere in ambienti poveri di sostanze nutritive, come l’acqua in questo caso, che li porta a vivere in uno stadio di dormienza nei periodi di siccità, per poi risvegliarsi durante le rarissime piogge. Questo è quello che si suppone possa accadere anche su Marte, dove ormai non piove più e le radiazioni solari arrivano in modo molto più diretto rispetto alla Terra, rendendo il clima molto arido. Non ci resta che sperare che queste affascinanti forme di vita “aliene” sopravvivano, ben nascoste, anche negli strati più profondi dei suoli marziani, in attesa della missione prevista per il 2035, che vedrà l’uomo finalmente atterrare su Marte.

(di Rosangela Addesso e Margherita Basanisi)