‘Studia come mangi’, appuntamento a Milano

Il convegno nazionale sulla ristorazione scolastica e acquisti verdi: in Lombardia scende al 48,8%. Solo il 6,3% dei pasti serviti è interamente bio. Il 68,4% delle mense
utilizza stoviglie monouso. Oltre il 30% sono di plastica

La sfida per scuole più green e sostenibili passa anche dalle mense scolastiche e dall’attenzione per prodotti a chilometri zero e bio da servire a pranzo. Una sfida che è stata in parte già raccolta da diversi istituti scolastici della Penisola, anche se la strada da percorrere è ancora a lunga. Di questo si è parlato al convegno nazionale “Studia come mangi” organizzato oggi a Milano da Legambiente insieme a ICLEI World Secretariat – il network mondiale delle città sostenibili – con il contributo della Commissione Europea e il patrocinio dell’Anci. Una giornata pensata per fare insieme il punto sulla ristorazione scolastica in Italia, per parlare di acquisti verdi e raccontare anche le buone pratiche in atto sul territorio, partendo dall’analisi degli ultimi dati diffusi da Ecosistema scuola 2018. L’indagine annuale di Legambiente sullo stato del patrimonio edilizio scolastico e dei servizi educativi che raccoglie i risultati relativi alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado emersi dal questionario somministrato a 90 Comuni capoluogo, per un totale di 5720 scuole e una popolazione studentesca interessata di 1.192.697 studenti.

In particolare sul fronte delle mense scolastiche, dal report annuale dell’associazione ambientalista emerge che il servizio mensa (legato spesso alla possibilità di effettuare il tempo pieno), è garantito nell’84,9% delle scuole del nord e l’88,9% del centro, ma solo a poco più del 63% degli istituti del Sud e al 30,8% delle scuole sulle isole. Rispetto ai pasti somministrati, solo il 6,3% è interamente biologico, mentre la media di biologico nei pasti è del 53,9%. Bene invece le mense in cui vengono serviti pasti con prodotti IGP, DOP ecc, sono il 79% con una media del 24,4%. Poca attenzione viene posta nella scelta delle stoviglie, nel 68,4% delle mense infatti vengono ancora utilizzate quelle monouso, con un conseguente aumento dei costi ma soprattutto dei rifiuti. Tra queste oltre il 30% utilizza stoviglie in plastica. Altro dato che emerge dal report è che l’acqua di rubinetto viene somministrata in poco più di una mensa su due (51,6%). Dunque un quadro complessivo fatto di luci e ombre e un settore sui cui per l’associazione ambientalista bisogna ancora lavorare molto e scommettere, se si vuole arrivare a scuole con mense sostenibili e in grado di servire pasti 100% bio.

Il convegno “Studia come mangi”, coordinato da Barbara Meggetto Presidente di Legambiente Lombardia, ha visto confrontarsi oggi esperti del settore e rappresentanti del mondo associativo e della scuola. Tra i presenti Peter Defranceschi, ICLEI, Davide Sabbadin di Legambiente che ha presentato i dati di Ecosistema Scuola sul GPP nelle scuole italiane, Andrea Roscetti del Politecnico di Milano, Simona Faccioli, Remade in Italy, Daniela Lazzati di ANP (Associazione Italiana Presidi), Giovanni Faedi, ANCI, Paola Trionfi, FIAB/FIRAB. Tra gli altri temi trattati anche le problematiche e le opportunità offerte dal GPP, i nuovi criteri ambientali minimi in corso di discussione al Ministero dell’Ambiente e le esperienze di aziende e produttori agricoli che a questi criteri devono adeguarsi, non sempre facilmente.
La seconda sessione dell’incontro, moderata da Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente, è stata dedicata al tema delle buone pratiche: da quella di Milano Ristorazione raccontata da Fabrizio Fabritiis all’esperienza di Macerata e di Bari che hanno scommesso sulle mense 100% bio. A parlarne il vicesindaco di Macerata Stefania Monteverde e l’assessore all’istruzione del Comune di Bari Paola Romano. Buone pratiche arrivano anche dai piccoli comuni della piana fiorentina come Campi Bisenzio, Signa e Sesto Fiorentino – a parlarne Francesco Dini di Qualità & Servizi. A concludere il convegno l’intervento della Vicepresidente nazionale di Legambiente Vanessa Pallucchi.

“Sul fronte della ristorazione scolastica – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente – occorre fare passi in avanti e sensibilizzare le amministrazioni al fatto che la mensa scolastica è un laboratorio sociale dove si acquisiscono stili di vita collettivi e individuali più sostenibili. Si tratta, inoltre, di un servizio che può avere ricadute su più livelli nella comunità, dai cittadini alla valorizzazione delle aziende agricole e dei sistemi di produzione locali. Se esistono casi virtuosi come ad esempio quello di Macerata e Bari, che hanno scommesso su mense scolastiche 100% bio, come ci hanno raccontato durante il convegno, ad oggi a livello nazionale emerge una forte sperequazione presente tra le diverse aree del nostro Paese per arrivare nelle isole dove meno di una scuola su tre ha il servizio mensa”.

Tornando agli ultimi dati diffusi da Ecosistema Scuola 2018, dal report nazionale emerge che Il servizio di mensa scolastica dove presente è caratterizzato da luci e ombre: il 97,4% dei bandi emessi dalle amministrazioni comunali per l’assegnazione del servizio mensa richiede la stagionalità degli alimenti, il 77,8% criteri ecologici nelle procedure di acquisto (GPP); ben il 94,7% menù alternativi per motivi culturali, manifestando un’attenzione alle diverse culture di appartenenza degli studenti che usufruiscono del servizio mensa; il 52% il recupero del cibo non somministrato a favore di organizzazioni no profit.
Scuole lombarde – Per quanto riguarda le scuole dei Comuni capoluogo lombardi che hanno partecipato all’indagine di Ecosistema Scuola 2018, dal report emerge che nel 92,5% delle mense scolastiche si servono pasti bio, con una media di biologico inferiore a quella nazionale, 48,8% contro il 53,9%; in tutte vengono serviti pasti contenenti prodotti IGP e DOP e viene richiesta la stagionalità degli alimenti; nell’81,8% si privilegiano prodotti a Km 0, nell’80% viene raccolto il cibo inutilizzato per destinarlo alle organizzazioni no profit. Ben l’87,5% dei bandi di appalto del servizio mensa richiede criteri ecologici nelle procedure d’acquisto (GPP). Più di una mensa su due (54,5%) continua ad usare stoviglie monouso; appena il 16,2% dispone di cucina interna, ben nell’81,6% viene servita acqua di rubinetto.

Al centro del convegno di oggi il ruolo, importante, del nostro Paese in Europa sul tema degli acquisti verdi. Peter Defranceschi di ICLEI ha sottolineato come l’Italia sia paese leader nel settore degli acquisti verdi e osservato speciale a Bruxelles, perché l’unico ad avere introdotto l’obbligo del GPP in tutti gli acquisti del settore pubblico e parapubblico. Un volume di affari indotto, quello degli acquisti pubblici in Europea, che influenza circa il 40% del mercato dei prodotti e servizi.
Anche per queste ragioni Legambiente ha presentato oggi a Milano la sua nuova iniziativa “Osservatorio Appalti Verdi”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi. “Ci proponiamo di fare da stimolo e accompagnamento alle amministrazioni locali e alle stazioni appaltanti – ha spiegato Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio – per promuovere l’impiego dei criteri minimi ambientali negli appalti e allo stesso tempo fare conoscere queste esigenze alle aziende, che spesso non sanno come fare fronte alle richieste dell’amministrazione pubblica. Dobbiamo fare incontrare domanda e offerta di green, anche controllando che i criteri vengano correttamente applicati e non elusi, a danno delle aziende che negli anni hanno investito in ambiente e qualità.”

Pubblicato il 13 dicembre 2018 alle ore 11,40
Aggiornato il 13 dicembre 2018 alle ore 18,20