venerdì, Ottobre 23, 2020
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Stress, no grazie

stress, no grazie

Staccare la spina. Voltare pagina. Rigenerarsi. Sono tante le parole d’ordine di chi ha scelto di vivere in natura e abbandonare la città, una tendenza che non riguarda soltanto solitari ragazzi alla Christopher McCandless di Into the wild. In Italia fioriscono libri, storie e pratiche che rinnovano quel legame antico e profondo con l’ambiente naturale. Una relazione che gli scienziati hanno ribattezzato “biofilia”  e che molti italiani hanno deciso di coltivare fino in fondo, come dimostrano le storie raccolte da Nuova Ecologia in questo viaggio nell’Italia che ha deciso di cambiare, radicalmente, stile di vita.

Al ritmo delle stagioni
Ne sanno qualcosa Tommaso D’Errico e Alessia Battistoni. Trentenni ormai insofferenti di Roma: lui è un grafico e lei una biologa. Decidono di andare a vivere in Olanda e poi fanno un’esperienza di volontariato in un agriturismo in Valle Maira. «Eravamo a 1.400 metri e siamo rimasti per due settimane». Poi hanno preso la decisione di andarci ad abitare, lì nel cuore delle Alpi Cozie. “Rimaniamo per un po’” si sono detti. Ma alla fine sono restati a viverci. Da qui è nato il loro libro Un anno in montagna, già arrivato alla terza edizione, con oltre 5.000 copie vendute. «Il titolo del nostro blog (alritmodellestagioni.it, ndr) dice tutto – spiega Tommaso – Volevamo vivere seguendo questo andamento. Oggi in primavera ed estate lavoriamo di più, l’autunno facciamo la legna e d’inverno ci dedichiamo ad attività intellettuali».
Alessia ha continuato a lavorare da remoto su un progetto di Federparchi sulle liste rosse Iucn (l’Unione internazionale per la conservazione della natura) delle specie minacciate, mentre Tommaso prosegue la sua attività di grafico freelance. «E poi coltivo l’orto, faccio oggetti di artigianato, cesti e piatti di legno. L’idea è di diversificare un po’ le entrate, allargando con airbnb e home restaurant. Dopo quasi tre anni abbiamo avuto la certezza del cambio di vita e ci siamo spostati sull’Appennino, in provincia di Arezzo, sulle Alpi della Luna. Solo per stare più vicini alle famiglie d’origine» racconta ancora Tommaso. La solitudine però non è mai stata un problema. «Non ci manca la vita sociale, anzi qui è esplosa: si entra a far parte di comunità piccole ma molto coese, sopravvive poi un aspetto conviviale e di collaborazione nell’amicizia. A Roma faticavamo anche a prendere un appuntamento dopo migliaia di messaggi su whatsapp», continua.
Quello che frena il cambiamento di vita è, secondo loro, un limite di natura psicologica. «C’è bisogno di una vera e propria guerra di liberazione intellettuale – spiega Alessia – Gli ostacoli sono, ad esempio, la paura di trovarsi in una situazione estranea. Bisogna quindi leggere, conoscere le testimonianze di chi ce l’ha fatta. E non immaginarsi questo cambiamento come qualcosa di definitivo, in questo modo diventa tutto più semplice». I vantaggi sono enormi. Tommaso ha acquisito molta più sicurezza in se stesso e molto più benessere fisico e mentale. «Rimango un inquieto ma ho imparato a gestire i momenti no. Nella giornata mi passa tutto, basta uscire nella natura e incontrare un cervo lungo la strada». Alessia ha recuperato un’abitudine che aveva da bambina quando andava a casa dalla nonna. «Con questa nuova vita abbiamo un piccolo allevamento di galline, non le mangiamo, le accudiamo ogni giorno, è di grande appagamento poterle osservare nelle attività quotidiane, nelle loro relazioni. Quando Tommaso non mi trova, sa dove cercarmi».

Camminando profondamente
La ricerca della semplicità sembra il leitmotiv di tante storie come questa. E poi il desiderio di scopi diversi della vita, cambiando o rimodulando il proprio lavoro. «Chi decide di fare il salto di solito non si pente mai, perché segue la voglia di fare quello che ama. E alla fine tutti i cambiamenti che vengono dopo sono sempre meno impattanti di altri», dichiara Luca Gianotti, camminatore e ideatore del deep walking. Laureato in filosofia, era diventato dipendente comunale a Scambiano (Re) quando trent’anni fa decise di trasformare la sua vita. Per questo si è spostato prima da Modena all’Appennino Reggiano, poi in Abruzzo a Montevelino, infine a Colle Val d’Elsa, creando ovunque nuove realtà come il Casale le Crete, in Abruzzo, da cui partono diversi percorsi, anche con gli asini. Oggi Luca, dopo aver creato nel 1994 l’associazione La boscaglia, ha fondato la Compagnia dei cammini (cammini.eu).
È approdato così, unendo il camminare sciamanico degli allievi di Carlos Castaneda e il buddismo tibetano di Thich Nhat Han, alla creazione del deep walking, una modalità di meditazione più dinamica di quella conosciuta normalmente. «Sentivamo l’esigenza, il bisogno di abbandonare i trekking per il fitness e abbiamo dato avvio ai cammini per scrutare la propria interiorità. Bisogna guardare il mondo a passo lento, le relazioni si fanno sempre più profonde e autentiche: il camminare diviene così uno strumento di consapevolezza», conclude.
Luca non è il solo ad avere cambiato vita generando lavoro e opportunità per altre persone. Basti pensare che l’esodo della città verso la natura, di solito in montagna, è avvenuto per circa il 70% delle tremila guide dell’Associazione italiane guide ambientali escursionistiche (aigae.org). Come il vicepresidente dell’associazione, Davide Galli, che 15 anni fa da Piacenza scelse un bosco vicino a Bardi (Pr): «La mia città stava vivendo un’urbanizzazione veloce e una perdita progressiva di qualità della vita. Avevo due figli, di uno e tre anni, e ho scelto un paese con wi-fi e banda larga. La nostra casa in un bosco era a 9 chilometri dal paesino» racconta Davide.
Fatta la scelta di vita, è diventato una guida ambientale, mentre sua moglie cura la segreteria organizzativa: le escursioni partono dal giardino di casa, dove “naturalmente” si trovano specie arboreee antiche dell’Appennino. Ha avviato anche attività didattiche con le scuole. Oggi i suoi figli sono alle superiori, dove non si trovano affatto svantaggiati, nonostante Davide fosse preoccupato dalle pluriclassi (classe di scuola elementare che accorpa più classi frequentate da un esiguo numero di allievi, ndr). «D’altra parte basta immaginare la differenza di leggere un libro in una città o in campagna! La concentrazione in natura è molto maggiore – conclude orgoglioso Davide – i miei figli danno, per ovvie ragioni, tanto valore alla socialità e per loro è scontato andarsi a fare il bagno al fiume, un vero privilegio!». Pensare che all’epoca erano tante le persone che scuotevano la testa davanti al suo desiderio di andare a vivere in campagna…

Una formazione ad hoc
Una diffidenza con cui si è misurato anche Daniel Tarozzi, giornalista e fondatore di Italia che cambia, vera e propria mappatura nazionale delle realtà che in tutta la Penisola scelgono la sostenibilità, l’etica e l’innovazione (italiachecambia.org). «Una delle frasi ricorrenti nei nostri corsi per trasformare la propria esistenza, magari lasciando la città – spiega – è “la gente mi guarda strano”. Ma anche “non ho soldi”, “ho i figli, come faccio?” e così via». Preoccupazioni a parte, girando l’Italia per il suo lavoro Tarozzi ha incontrato tante persone “affamate” di questi temi. «Per questo abbiamo deciso di dare degli strumenti per affrontare le difficoltà, le paure ricorrenti delle persone – racconta – La maggior parte ha bisogno di esperienze concrete per dirsi che possono farcela». Sono centinaia quelle che hanno partecipato ai corsi, teorici e pratici. E anche Daniel tre anni fa ha cambiato vita, trasferendosi da Roma ad Alto, in provincia di Cuneo, ultima casa di un paesino ligure, ma che geograficamente è in Piemonte. «I benefici sono il poter fare l’orto, toccare le piante, scoprire le stagioni, seguire i colori. In inverno non mi sono sentito mai solo perché la comunità del paese, con i suoi 130 abitanti, è solidale e premurosa».
L’aneddoto con più impatto simbolico è intrecciato con la sua storia personale. «Proprio il giorno che ho firmato il rogito della casa ho saputo che proprio a cinque minuti dalla mia abitazione stava nascendo un progetto, quello di “CapraUnica”. Luca di Milano con la sua compagna hanno acquistato delle case nel borgo semiabbandonato di Caprauna. Stanno ristrutturando dei vecchi ruderi per trasformarli in un coworking e coliving rurale ma aperto anche alla tecnologia, per combinare natura e innovazione. L’apicoltura e la raccolta delle castagne, per ora, sono le loro attività principali». E Daniel non si è mai sentito così tanto in compagnia.

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