martedì 26 Gennaio 2021

Stop alla pubblicità dell’industria fossile

The Guardian

Il Guardian ieri ha annunciato il divieto di pubblicità da parte delle compagnie di combustibili fossili sul suo giornale. “La nostra decisione è basata sugli sforzi decennali di molti del settore fossile per ostacolare azioni significative sul clima da parte dei governi di tutto il mondo “, hanno dichiarato in una dichiarazione congiunta la chief customer officer Anna Bateson e Hamish Nicklin, chief revenue officer.  Hanno inoltre affermato che la risposta al riscaldamento globale è stata la “sfida più importante dei nostri tempi” e hanno messo in luce lo stesso report del Guardian su come le attività di lobbying da parte delle compagnie energetiche abbiano danneggiato esplicitamente la causa ambientale. Un impegno ambientale che non si ferma quello della storica testata britannica. Già ad ottobre il Guardian aveva sottoscritto 5 punti per affrontare la crisi ambientale e climatica: un impegno che va dal raccontare le emergenze ambientali per tutto il mondo all’utilizzare un linguaggio adatto all’emergenza che stiamo vivendo. Fare la differenza scegliendo  parole come “climate emergency, crisis or breakdown”(emergenza climatica, crisi o rottura) e “global heating” al posto di “climate change” e “global warming”. Ma la dichiarazione di ieri è sicuramente un salto enorme in avanti. Proprio per questo l’organizzazione ambientalista internazionale 350.org ha lanciato una petizione in cui chiede anche a Reuters, una delle maggiori agenzie di stampa nel mondo, di vietare le pubblicità dell’industria fossile.

Si legge nell’appello dell’organizzazione fondata nel 2007 da Bill McKibben: “Con la sua enorme portata globale, Reuters stabilisce gli standard per i media in Europa e nel mondo. Di recente l’agenzia di stampa ha aderito all’iniziativa Covering climate now sul miglioramento dei rapporti sulla crisi climatica nei media. Quindi ora chiediamo che prendano sul serio le loro responsabilità e seguano il Guardian nel vietare le pubblicità di combustibili fossili. Le loro linee guida pubblicitarie affermano che Reuters può rifiutare la pubblicità se mette a repentaglio la reputazione dell’agenzia. Mostriamo loro che, a meno che non vietino le pubblicità di fossili, la loro reputazione ne risentirà davvero”.

Intanto, in Italia, Eni ha annunciato di presentare ricorso all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’Autorità ha infatti multato con una sanzione di 5 milioni di euro Eni per la diffusione di messaggi pubblicitari ingannevoli. Incriminata la campagna promozionale che ha riguardato il carburante Eni Diesel+, poichè attribuisce “al prodotto nel suo complesso – dice l’Autorità – vanti ambientali che non sono risultati fondati”. La sentenza è arrivata a seguito di un reclamo presentato da Legambiente, dal Movimento Difesa del Cittadino e da Transport & Environment (T&E) per pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo.

Farà scuola anche in Italia la decisione del Guardian? Siamo molto indietro in realtà basti pensare che Eni stessa ha presentato, insieme all’associazione nazionale presidi Anp, il programma congiunto di incontri sui temi della sostenibilità ambientale dedicato alle scuole italiane”. Eni e Anp organizzeranno in tutta Italia dei seminari sulle tematiche ambientali, per affiancare le scuole e formare i docenti supportandone la capacità progettuale. Lo ha denunciato Teachersforfuture, il movimento di insegnanti sulla scia dei Fridays for future. “Insomma anzichè rilanciare la scuola, come modello di organizzazione che si basa sull’applicazione di un nuovo paradigma ecologico, ci sono dirigenti scolastici che consentono ad Eni addirittura di formare i docenti sulle tematiche ambientali”. Eni fa pubblicità in Italia non solo in televisione e sui giornali, ma anche nella scuola.

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