Stati generali dell’economia, “dov’è il tanto declamato Green New Deal made in Italy?”

Parte oggi a Roma l’attesa dieci giorni di incontri per progettare il rilancio dell’Italia. L’appello al governo del presidente di Legambiente Stefano Ciafani sugli impegni per una maggiore sostenibilità economica e ambientale: “Puntare alle semplificazioni per combattere la burocrazia o i tappi che bloccano gli investimenti green” / Piano Colao, gli impegni green al centro del dibattito

Stati Generali economia Legambiente

Partono da oggi a Villa Pamphili, a Roma, gli attesi Stati generali dell’economia convocati dal presidente del consiglio Giuseppe Conte. Una dieci giorni di incontri e dibattiti con decisori politici ed economici nazionali e internazionali per progettare il rilancio dell’Italia duramente colpita dalla pandemia Covid-19.

C’è molta attesa anche gli impegni in chiave green che si spera siano assunti in modo concreto dal governo. Sul tema è intervenuto sul suo blog su Huffington Post il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. “Dopo la pubblicazione del Piano varato dalla task force di esperti presieduta da Vittorio Colao, è arrivato il momento degli Stati generali dell’economia promossi dal Presidente del consiglio Giuseppe Conte. Per entrambi, ci poniamo la stessa domanda: dov’è il tanto declamato Green New Deal made in Italy? Non lo abbiamo trovato nelle anticipazioni della kermesse governativa che si terrà a Villa Pamphilj a Roma, né tantomeno nelle 22 iniziative su “infrastrutture e ambiente” presentate dal gruppo di lavoro guidato da Colao”, si chiede Ciafani.

“Non basta infatti dedicare un capitolo al tema ambientale per innescare un cambio di passo sullo sviluppo della Green economy nel nostro Paese. A maggior ragione se per combattere la crisi climatica si parla dello sviluppo di nuove infrastrutture per il gas fossile, si cita il potenziamento degli impianti rinnovabili esistenti e non i tanti nuovi impianti “puliti” che dovranno essere realizzati in Italia, rispolverando addirittura gli inutili e costosi progetti di confinamento geologico dell’anidride carbonica”, sottolinea il presidente di Legambiente. Così come “non basta scrivere di infrastrutture strategiche per far avanzare il Paese, pensando a una cabina di regia a Palazzo Chigi (questo sarebbe uno strumento utile, smontato dal governo Conte 1) e alle necessarie semplificazioni, puntando però su protocolli di esclusione dell’opponibilità locale, senza fare il minimo riferimento ai necessari percorsi di partecipazione e condivisione territoriale, senza i quali anche le opere più utili finiranno nel tritacarne locale fatto di Nimby dei cittadini, di Nimto degli eletti e degli interessi particolaristici delle imprese più reazionarie”.

“Per citare un altro esempio, è completamente sbagliato puntare allo sviluppo, necessario e auspicabile, della banda ultra larga per superare il digital divide, sostenendo con grande forza la cablatura del Paese e la diffusione del 5G, facendo però una proposta esplosiva – innalzare i limiti di legge sulle emissioni elettromagnetiche come in altri Paesi – quando invece si dovrebbe applicare l’attuale avanzata legge, spingendo i comuni a varare da subito i piani di localizzazione delle stazioni radio base e finanziando ricerche indipendenti per sciogliere ogni dubbio sui potenziali danni alla salute”, prosegue. “La nostra ricerca disperata del Green New Deal italiano, purtroppo, non è una grande novità. Abbiamo cominciato a chiedere al governo dove fosse già la scorsa estate, quando, dopo la crisi voluta da Matteo Salvini, è nato il Conte 2 grazie al sostegno di 4 forze parlamentari (M5s, Pd, Iv, Leu) che più volte hanno evocato l’importante piano di decarbonizzazione lanciato dalla Commissione europea presieduta da Ursula Von Der Leyen. Non lo abbiamo visto nel decreto Clima approvato lo scorso autunno, né nella legge di bilancio 2020 approvata alla fine dello scorso anno e nemmeno nei diversi decreti che si sono succeduti settimanalmente durante il lockdown nazionale per l’emergenza Covid-19”.

“Il Piano di rilancio per l’Italia a cui sta lavorando il governo non deve essere una sorta di “tana libera tutti”, ma deve puntare alle semplificazioni per combattere la burocrazia o i tappi che bloccano gli investimenti green (Legambiente ne ha individuati 33). Non deve sbloccare qualsiasi opera purché ripartano i cantieri, ma solo quelle che servono davvero, che per Legambiente sono le 170 opere pubbliche prioritarie che si trovano qui)”, conclude il presidente di Legambiente. “Nanni Moretti in una scena famosa del film Palombella rossa urlava a gran voce “Le parole sono importanti”. Gli aggettivi possono cambiare il senso delle frasi e in questo caso anche della storia. Sarebbe stato bello infatti se il premier Conte avesse organizzato a Villa Pamphilj gli Stati generali dell’Economia verde. Sarebbe stato il segnale evidente che sul Green New Deal l’Italia avrebbe, d’ora in poi, fatto sul serio. Non è stato così e si è persa l’ennesima occasione per far svoltare il Paese nella strada giusta”.