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Se è l’uomo a mordere lo squalo

DAL MENSILE Non è l’abitante più pericoloso dei mari ma quello che garantisce l’equilibrio dell’ecosistema marino. Eppure è minacciato. Un progetto internazionale punta a ridurne le catture, non solo accidentali. E a garantirne la sopravvivenza

È indubbiamente uno dei “re” dei mari, in testa alla catena alimentare degli ecosistemi marini, e per questo ha una funzione importantissima per l’equilibrio dell’oceano. Eppure è a forte rischio sin dagli anni Ottanta a causa di catture accidentali ed eccessiva pressione della pesca. Parliamo dello squalo, dipinto erroneamente da un’ampia filmografia come l’abitante dei mari più pericoloso per l’uomo. Invece è il predatore che riesce a mantenere gli equilibri dell’ecosistema marino.

Sono pochi i casi di attacchi all’uomo – riguardano solo lo squalo bianco – mentre numeri e studi degli ultimi anni raccontano tutt’altra storia: secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), infatti, oltre il 30% delle specie di pesci cartilaginei – come gli squali e le razze – è minacciato e 39 delle 73 specie fortemente a rischio lo sono nel Mediterraneo. Il 14 luglio si celebra la “Giornata mondiale degli squali”, ed è proprio in occasione dello Shark day che si rinnova l’impegno del progetto europeo “Life Elife”, cofinanziato dalla Commissione europea attraverso il programma “Life” e coordinato dalla Stazione zoologica “Anton Dohrn”, istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine. Ridurre le catture accidentali attraverso la diffusione di attrezzature a basso impatto ambientale favorendo la conservazione delle specie di squalo più minacciate nel Mediterraneo e sfatare il falso mito dell’animale pericoloso per gli esseri umani. Sono questi gli obiettivi principali del progetto, che coinvolge dieci partner in Italia, Grecia e Cipro, fra cui Legambiente, Cnr, Aree marine protette e cooperative di pesca.

«Lo squalo non è un mostro – dice Massimiliano Bottaro, ricercatore presso la Stazione zoologica “Anton Dohrn” – e nel Mediterraneo vivono ben 48 specie diverse, di cui circa la metà sono in pericolo a causa di inquinamento, catture accidentali e distruzione dell’habitat marino. Con “Life Elife” abbiamo diffuso attrezzature a basso impatto ambientale come il Sed, Shark excluder device, che ha la funzione di limitare il fenomeno del by catch nella pesca a strascico. La chiave di volta per raggiungere gli obiettivi fissati è coinvolgere e sensibilizzare i pescatori, già ascoltati con questionari mirati a capire le loro esigenze e problematiche». L’ausilio della tecnologia sarà fondamentale per le azioni del progetto europeo, basti pensare alla Sharkapp: un’applicazione realizzata per raccogliere dati sulla presenza degli squali in mare oltre a segnalazioni di avvistamenti di squali in porti e pescherie. «Sì, perché molte specie protette di squali vengono commercializzate – spiega Federica Barbera dell’ufficio biodiversità e aree protette di Legambiente – e finiscono sulle nostre tavole con altri nomi: possiamo citare palombo, verdesca, smeriglio, vitella di mare o nocciola. Conservare queste specie significa tutelare la biodiversità dei mari, e per questo nell’ambito di “Life Elife” abbiamo lanciato un contest fotografico, con premi in palio, per sensibilizzare pescatori e amanti del mare sui rischi che minacciano squali e razze nel Mediterraneo».

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