Spreco alimentare, calo del 25% nelle case degli italiani

Oggi è la Giornata nazionale per la prevenzione. Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg nell’ultimo anno risparmiati quasi due miliardi di euro / Spreco Zero, la campagna di sensibilizzazione nazionale / Too Good To Go lancia la campagna #IlCiboNonSiButta / Il test di Enea e Federdistribuzione per scoprire quanto siamo spreconi o virtuosi

spreco cibo

Oggi, mercoledì 5 febbraio, si celebra la Settima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, promossa dalla campagna Spreco Zero con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e degli Affari Esteri. La giornata di oggi si focalizza sul binomio cibo-salute, e dunque sulla prevenzione dello spreco come un presidio concreto per la salute dell’ambiente e della persona. Le premesse, quest’anno più che mai, sono buone. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg nelle case degli italiani la produzione di rifiuti è infatti diminuita di circa il 25%, il calo maggiore registrato negli ultimi dieci anni.

I dati dell’Osservatorio Waste Watcher 

Secondo l’Osservatorio Waste Watcher 7 italiani su 10 si scoprono in piena consonanza con il “green new deal”, e il 40% degli intervistati (ben 4 italiani su 10) dichiara di sentirsi vigile e sensibile rispetto alle esigenze dell’ambiente anche senza le sollecitazioni di movimenti come i Fridays for future. Il 33%, un italiano su 3, si sente “raggiunto” dalla sensibilizzazione di questo movimento, che lo ha portato ad aumentare l’attenzione verso la sostenibilità nel quotidiano (16%) o perlomeno ad avviare una riflessione in merito (17%). Al contempo, c’è però chi non concorda con le richieste dei movimenti ambientalisti: si tratta del 9%, in pratica 1 italiano su 10.

Lo spreco settimanale medio costa 4,9 euro a nucleo familiare a differenza dei 6,6 euro segnalati nel precedente rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher. Il totale è di circa 6,5 miliardi di euro (contro gli 8,4 miliardi registrato nel rapporto precedente) e un costo complessivo di circa 10 miliardi di euro, cifra quest’ultima che include gli sprechi della filiera della produzione e della distribuzione di cibo (oltre 3 miliardi e 293 milioni di euro). Quantificando l’andamento dello spreco alimentare, il calo come detto è di circa il 25%.   

Per quanto riguarda i consumi, la connessione tra cibo e salute è particolarmente “attenzionata” dagli italiani. Quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono infatti che ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo: è sempre così per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%. E al momento di acquistare il cibo l’attenzione agli aspetti caratterizzanti della salubrità del cibo e del suo valore per l’impatto sulla salute – così come agli elementi di sicurezza alimentare – incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Per attingere informazioni sulla salubrità e sul valore del cibo che si intende acquistare, essenziali si confermano le etichette, vera e propria carta di identità dei prodotti e punto di riferimento per i consumatori: ben il 64% dichiara di consultarle al momento dell’acquisto come garanzia di sicurezza per i prodotti di cui si ciberà, mentre 1 italiano su 2 (51%) attribuisce valore alla stagionalità dei prodotti, come garanzia di scelta alimentare corretta.

I prodotti bio sono presidio di certezza per 1 italiano su 5 (19%) e una significativa percentuale dichiara di informarsi prima di fare la spesa (17%).  Ma, come detto, c’è anche una percentuale di consumatori che non presta attenzione particolare alla tipologia del cibo in rapporto all’impatto sulla salute (complessivamente 1 cittadino su 4). 

In generale, l’asticella dell’attenzione per la questione spreco si è decisamente alzata. Lo confermano 7 italiani su 10 (68%) per i quali l’ultimo decennio è stato decisivo per approcciare la gestione del cibo in modo più consapevole, mentre per il 24% l’attenzione è rimasta inalterata. 

Infine, per ciò che concerne i cibi più sprecati, in testa c’è il cibo fresco (per il 32% degli italiani frutta, verdura, latte e formaggi), ma è interessante rilevare che secondo 7 italiani su 10 l’eccedenza è legata alla “bulimia”: il 73% dichiara infatti che è troppo il cibo cucinato, oppure acquistato in ragione delle mitiche offerte 2 per 3 o ancora per l’abitudine dell’unica spesa settimanale che ci porta a comprare più di quanto possiamo smaltire. La spesa è infatti un “rito” che la maggior parte degli italiani compie settimanalmente (37%) oppure 2/3 volte alla settimana per 1 italiano su 3 (32%). Iniziare a fare la spesa tenendo conto non più del rispetto della consolidata abitudine di andare al supermercato, ma di ciò di cui si ha effettivamente bisogno in casa, è un passo importante che tanti italiani sono chiamati ancora a compiere.