Speculazione edilizia ad Hong Kong

Un tour alternativo per la città insieme ad un suo abitante. Terry non parla di quanto sia bella Hong Kong, ma racconta di come è cambiata, dei suoi problemi e delle sue paure / Passeggiando per Hong Kong

La speculazione edilizia a Hong kong

Terry ha circa quarant’anni e una serie di esperienze notevoli alle spalle. Ha vissuto 11 anni in Canada, prima di tornarsene ad Hong Kong, dov’è nato, nel quartiere di Sham Shui Po, il più povero della città.

E’ lì che lo incontriamo, all’uscita della metro, dove ci attende per portarci in un tour alternativo di Hong Kong. Il suo lavoro è vendere forniture mediche ai dentisti, ma come secondo lavoro fa la guida per gli Hong Kong free tours, una delle tante organizzazioni che fanno visite guidate senza pretese nelle città turistiche in giro per il mondo, e vivono delle mance che i partecipanti lasciano loro. Solo che questa agenzia è diversa dalle altre: non visita i posti più famosi, ma i meno famosi. Non parla di quanto è bella Hong Kong, ma di come è cambiata, dei suoi problemi, delle sue paure.

Il tour parte dal mercato dei pesci rossi. Si chiama così un incrocio preceduto da una serie di negozi che vendono animali, per lo più cuccioli di cane e gatto. All’angolo, un negozietto di circa 10 mq vende una varietà notevole di pesci da acquario.

“I pesci rossi ad Hong Kong sono un’istituzione. Per via del Feng Shui, che qui è quasi una religione. Nessuno arreda o usa casa propria senza seguire le sue regole. E una di queste regole è che ci siano sempre dei pesci, mai uno solo, in una vasca d’acqua, che un esperto Feng Shui vi dirà dove posizionare. Ecco perché se ne vendevano tanti, di pesci: quando ero piccolo io la strada aveva decine di negozi. Poi però gli affitti sono saliti alle stelle. Questo all’angolo paga 10.000 euro al mese. I negozi non possono pagare gli affitti a colpi di pescetti che costano tre euro l’uno. E quindi ora vendono cagnolini: è una delle tante cose che sono cambiate a HK per colpa della speculazione edilizia”.

Ad Honk Kong, a dispetto dell’immagine che tutti abbiamo in mente, solo il 7% del territorio è costruito.Il 73% è terreno agricolo o forestale inedificabile. Ogni anno il governo mette all’asta a prezzi altissimi qualche lotto per la costruzione, ma per lo più il mercato è fatto di demolizioni degli edifici da cinque o sei piani costruiti nel dopoguerra per far fronte alla forte immigrazione dalla Cina, e trasformarli in grattacieli da 40 o 50 piani. Per questo motivo molti dei grattacieli in città hanno una forma peculiare, sottilissima: si sviluppano in altezza dove prima c’era una casetta, o un piccolo condominio.

“Ormai il prezzo delle case è arrivato a costi folli. Un appartamento di 40mq mediamente può costare oltre un milione di euro. Lo stipendio minimo è 3,5 euro l’ora. Fate un calcolo di quanto deve lavorare una persona che lavori 200 ore al mese per poterselo pagare. E di conseguenza negli ultimi quindici anni sono saliti alle stelle anche i prezzi degli affitti. Una stanza in un appartamento condiviso può costare 1200 euro. Non sono molti quelli che se lo possono permettere. Anche se la soglia della definizione della povertà in HK è particolarmente bassa, più di 1.200.000 persone vivono al di sotto della soglia, ma molte di più sono quelle che, semplicemente, non possono pagare quella cifra”. (Continua)