Smog, nel 2020 Milano ha sforato i limiti già 36 giorni

La direttiva europea prevede un massimo all’anno di 35 sforamenti. Situazione preoccupante anche a Cremona, Pavia e Mantova a causa delle emissioni di ammoniaca da parte degli allevamenti intensivi / Torino la città con l’aria più avvelenata / Mal’aria di città, il dossier 2020 di Legambiente

smog Milano

Dall’inizio del 2020 a Milano sono state 36 le giornate in cui sono stati superati i livelli di emissioni di Pm10. La conferma è arrivata lo scorso week dalle centraline di rilevazione. Sono dunque già stati sforate le soglie fissate dalla direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico (2008/50), secondo cui il limite di concentrazione tossica delle polveri sottili (50 microgrammi di Pm10 per metro cubo) può essere superato fino a un massimo di 35 giorni all’anno.

Dopo il 2011, per il capoluogo lombardo è il secondo anno in cui nell’ultimo decennio si è registrato più velocemente lo sforamento dei limiti consentiti. Tradotto in cifre, questo poco edificante primato significa che da inizio anno per Milano 3 giorni su 4 sono trascorsi con livelli di polveri sottili oltre ogni limite concesso.

“L’Italia si trova già sottoposta a procedura di infrazione, proprio per lo sforamento sistematico della tolleranza dei 35 giorni di superamento dei limiti – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – A quanto pare, non sembra volersi smentire nemmeno nell’anno in corso, cominciato sotto migliori auspici dopo un 2019 in cui un generale miglioramento dei dati sullo smog aveva fatto ben sperare. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali possono contenere temporaneamente l’emergenza, ma non riescono da sole a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura”.

Non se la passano meglio altre città della Lombardia, in primis Cremona, Pavia e Mantova, dove però a pesare più che lo smog generato dai veicoli sono le emissioni di ammoniaca da parte degli allevamenti intensivi: un gas che, reagendo con i NOx prodotti dai motori diesel, forma particelle sospese costituite da cristalli di nitrato d’ammonio.

“La metà del PM10 ha origine zootecnica, una fonte ancora eccessivamente sottovalutata, considerato che la Lombardia è la regione con la maggior densità di capi allevati in Italia, e su cui sarebbe il caso di cominciare a ragionare – spiega Barbara Meggetto – perché è ormai evidente che il carico zootecnico della regione ha raggiunto livelli insostenibili. Con 1,4 milioni di bovini e 4,5 milioni di suini stipati negli enormi allevamenti, in termini di massa corporea è come se in Lombardia vivessero 25 milioni di abitanti in più rispetto agli oltre 10 milioni registrati all’anagrafe”.

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