Smog: Italia prima nell’Ue per morti da biossido azoto

Registrati anche il più alto valore di decessi prematuri per ozono e il secondo per il particolato fine PM2,5. Lo dice l’Agenzia europea per l’ambiente. Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Urgente definire una strategia antismog”

smog Commissioni Ue pronta a deferire l'Italia

L’Italia è il primo Paese dell’Unione europea per morti premature da biossido di azoto (NO2). A dirlo sono gli ultimi dati rilevati dalle centraline antismog, i cui dati sono stati raccolti e analizzati dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell’aria.

Secondo l’analisi dei rilevamenti 2016, il nostro Paese rientra inoltre nel gruppo delle nazioni che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici, registrando il valore più alto dell’Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

“In Italia – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – l’emergenza smog è sempre più cronica e a pagarne lo scotto, oltre all’ambiente, sono sempre di più i cittadini in termini di salute, di qualità di vita e di soldi. I dati diffusi oggi dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), con l’Italia al primo posto in Ue per morti premature da biossido azoto e nel gruppo di quelli che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici, dimostrano ancora volta come il nostro Paese sia in ritardo nel fronteggiare il problema dell’inquinamento atmosferico e che deve fare molto di più in termini di misure e interventi strutturali per fronteggiare questa emergenza, a partire da una efficace ed integrata strategia antismog. È fondamentale definire un Piano Nazionale contro l’inquinamento, riducendo il traffico motorizzato privato, investendo sulla mobilità urbana sostenibile di persone e merci, potenziando e incentivando il trasporto pubblico locale, pendolare e su ferro, quello intermodale, e riducendo le emissioni agricole, industriali e quelle prodotte dalle centrali elettriche a fonti fossili e dal riscaldamento degli edifici. Le azioni green previste nel decreto clima non sono sufficienti così come non bastano gli appelli di buon senso. Occorre ripensare le città per le persone, non per le auto dando ai cittadini una valida alternativa al trasporto privato. Non dimentichiamo inoltre – aggiunge Ciafani – che ad oggi l’Italia non ha ancora presentato il programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico (NAPCP), secondo quanto previsto dalla direttiva sui limiti nazionali di emissione entrata in vigore alla fine del 2016, per questo nei giorni scorsi, insieme all’Eeb e ai Cittadini per l’aria, abbiamo inviato una lettera al Ministero dell’ambiente per far presente la questione e per chiedere al Governo di impegnarsi concretamente per depositare il programma nazionale per il controllo dell’inquinamento atmosferico entro l’8 novembre 2019, in assenza del quale presenteremo un formale reclamo alla Commissione Europea per l’inadempienza del nostro Paese”.

Per quanto riguarda le polveri sottili, l’associazione ambientalista ricorda che ad oggi sono già 20 le città capoluogo fuorilegge per il superamento del limite annuale previsto per le polveri sottili (35 giorni con una media giornaliera di Pm10 maggiore a 50 microgrammi a metro cubo). Tra le città soffocate dallo smog al primo posto Milano (centralina Marche) con 56 giorni, seguita da Torino (grassi) 55, Pavia (P.zza Minerva) 54.