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Slovenia, gli ambientalisti chiedono la chiusura della centrale nucleare di Krško

Il progetto di prolungamento della vita dell’impianto ad altri 20 anni sarà sottoposto a VIA transfrontaliera. Unite nella battaglia le associazioni di tutti i paesi coinvolti: Italia, Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia, Ungheria

di ANDREA WEHRENFENNIG

A cento chilometri dal confine italiano si trova una centrale nucleare. Si tratta dell’impianto di Krško: costruita dalla Westinghouse per l’ex Jugoslavia, situata in territorio sloveno, ma a solo 50 km da Zagabria, è entrata in esercizio nel 1983. Da allora la Slovenia e la Croazia, proprietarie della centrale, hanno rattoppato alla meglio i vari guasti (soprattutto sostituendo i circuiti di raffreddamento), ma non si sono ancora dotate di un deposito permanente per le scorie, che sono state accumulate in una piscina nei pressi della centrale. Nel 2013, quando la Slovenia ha deciso di costruire una seconda centrale nucleare vicino alla prima, l’istituto specializzato incaricato dalla stessa Slovenia di valutare il rischio sismico (IRSN, Francia) ha dichiarato che la località non era adatta. Infatti con il moltiplicarsi degli studi sismologici, sono state accertate ben due faglie attive nell’area (Orlica e Libna), fatto che sconsiglia sia la costruzione di una nuova centrale che l’esistenza della prima.

Nel 2013, quando la Slovenia ha deciso di costruire una seconda centrale nucleare vicino alla prima, l’istituto specializzato incaricato dalla stessa Slovenia di valutare il rischio sismico (IRSN, Francia) ha dichiarato che la località non era adatta


Ignorando le preoccupazioni degli scienziati e dei paesi vicini, la Slovenia ha poi deciso di prolungare l’attività della centrale esistente al 2043, cioè altri vent’anni rispetto alla prevista chiusura nel 2023.

La battaglia degli ambientalisti per la VIA Transfrontaliera

Associazioni ambientaliste slovene, per via giudiziaria, hanno ottenuto che il progetto di prolungamento della vita della centrale sia sottoposto a VIA transfrontaliera, in applicazione della Convenzione di Espoo.

Sia l’Italia che l’Austria hanno risposto positivamente alla notifica slovena della VIA, per cui nei prossimi mesi il Ministero della Transizione Ecologica attiverà la consultazione in Italia e procederà alla valutazione dei potenziali impatti ambientali transfrontalieri dell’attività proposta.

In quella fase sarà molto importante la partecipazione degli enti locali (in primis la Regione Friuli Venezia Giulia) e delle associazioni, per fare in modo che la consultazione non si limiti ai necessari enti scientifici e tecnici, ma possa coinvolgere i cittadini interessati (la centrale si trova a soli 136 km da Trieste).

Rischio sismico e deposito nucleare

In Austria gli ambientalisti sono da tempo attivi, con una raccolta di firme per la chiusura di Krško che ha raccolto quasi 50.000 firme. Anche la ministra dell’ambiente Gewessler ha sottolineato il rischio sismico di Krško e l’importanza della VIA transfrontaliera.

Da parte italiana c’è meno chiarezza e attenzione: da alcune incredibili proposte di precedenti governatori regionali del Friuli VG di partecipare alla gestione della centrale, all’assenza di sostegno agli scienziati critici, sismologi e geologi, come Livio Sirovich e Peter Suhadolc, che da tempo denunciano i rischi, basandosi su dati e studi scientifici. Li supporta invece il prof. Kurt Decker, geologo, dell’Università di Vienna.

Legambiente, che da tempo segue la questione, ritiene che la VIA sia un momento decisivo per attivare l’informazione e la partecipazione dei cittadini. In collaborazione con associazioni ambientaliste di tutti i paesi coinvolti (Italia, Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia, Ungheria), Legambiente ha aderito alla manifestazione coordinata da Global 2000 (Austria) tenuta davanti alla centrale il 16 giugno, per chiedere la chiusura della centrale e opporsi al suo prolungamento per altri vent’anni. Gli ambientalisti bosniaci hanno ricordato in particolare che la Croazia vorrebbe depositare la sua metà di scorie proprio sul confine con la Bosnia, in aree di grande pregio ambientale.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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