mercoledì 25 Novembre 2020

Sisma 2016, ricostruzione a rilento tra cantieri aperti e infiltrazioni criminali

Ritardi, lungaggini burocratiche e poi la pandemia Covid-19 a complicare ulteriormente il tutto. È questa la situazione, ad oggi, nelle aree terremotate del Centro Italia – Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria – colpite dal sisma del 2016, dove l’impegno di ricostruire in fretta si è rivelato non solo disorganico ma anche, a conti fatti, fallimentare. A scattare un’istantanea di questa ricostruzione interrotta è il Terzo Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Sisma realizzato da Fillea e Legambiente, presentato questa mattina in diretta streaming e che è possibile ripercorre integralmente sulle pagine Facebook di Fillea, Legambiente e AbruzzoWeb.

I dati del Rapporto

Secondo il Rapporto, al 30 giugno sono poco più del 17% le richieste di contributo per la ricostruzione (Rcr) rispetto ai danni lievi e gravi causati dal sisma sul patrimonio edile privato. Mentre sono state rimosse l’88% delle macerie pubbliche stimate inizialmente. Molto critica anche la situazione dei cantieri, come spiega Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil. “Il lavoro è meno qualificato e pagato e poco sicuro – ha dichiarato nel corso della presentazione del Rapporto – A ciò va aggiunto la questione del pericolo sempre più minaccioso delle infiltrazioni mafiose e le difficoltà legate all’esplosione della pandemia che ha avuto un forte impatto sulla ricostruzione delle aree terremotate, soprattutto nella fase del lockdown, quando come prescritto da diversi decreti emanati dal Governo, è arrivato il fermo di tutti i cantieri, ad eccezione di quelli per lavorazioni di particolare emergenza ed importanza. Dopo il lockdown la ripresa dei cantieri è stata lenta fino ad agosto con il prolungamento della Cig per Covid per circa il 30% delle maestranze impegnate. Dopo aver semplificato le procedure in capo a comuni e stazioni appaltanti e aver riconosciuto ai professionisti un ruolo di fatto autocertificatorio occorre rafforzare tutti gli strumenti preventivi (controllo reale sui Durc Congruità, settimanale di Cantiere semplificato da inviare alle Casse Edili, flussi di manodopera) e aumentare la capacità di controllo ed ispezioni sul territorio. Semplificazione non vuol dire per forza illegalità se tutti gli attori del processo fanno la loro parte. Su questo confidiamo sul ruolo istituzionale di Commissario e Forze dell’ordine”.

I ritardi della ricostruzione

Sui ritardi della ricostruzione, Fillea e Legambiente non hanno dubbi: sono generati dall’assenza della necessaria analisi e la conseguente progettazione della ricostruzione e nelle continue proroghe e mancanza di termini certi per il finanziamento pubblico, confermando quanto sia necessaria in primis, come da anni chiediamo, una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione. “Nelle aree terremotate – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – a quattro anni dal sisma i numeri del bilancio della ricostruzione sono più che sconfortanti, con ricadute pesanti sullo stato d’animo e sul futuro delle comunità colpite. Il lavoro avviato dal nuovo Commissario Giovanni Legnini, insediato a fine febbraio scorso, e il nuovo, e speriamo definitivo, quadro normativo stanno riaccendendo la speranza che possa finalmente esserci un cambio di passo. Il nostro auspicio è che prenda davvero avvio una ricostruzione sicura e di qualità, garantendo il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali e delle associazioni impegnate per la rinascita di quelle aree. Vogliamo però ricordare che la ricostruzione fisica degli edifici e delle infrastrutture non basterà per contrastare lo spopolamento di questi territori, messi a dura prova dal sisma e dall’emergenza coronavirus. Per questo serve anche un forte impegno per rilanciare e rivitalizzare l’economia, puntando sullo sviluppo locale sostenibile e sull’innovazione sociale e digitale, valorizzando le grandi potenzialità e ricchezze dell’Appennino e mobilitando professionalità, partecipazione e impegno di tutti e dal basso. E che il tutto venga finalmente monitorato e reso trasparente, per il necessario controllo sociale”.

Le cause di questo drammatico ritardo vanno ricercate, secondo l’Osservatorio, nell’assenza della necessaria analisi e la conseguente progettazione della ricostruzione e nelle continue proroghe e mancanza di termini certi per il finanziamento pubblico, confermando quanto sia necessaria, come da anni Legambiente e Fillea Cgil rivendicano, una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione seguente a calamità ed eventi straordinari. Una Legge Quadro che assuma il principio di una seria politica di programmazione, progettazione ed interventi di messa in sicurezza dei cittadini e del territorio da eventi calamitosi di diversa natura. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: per la ricostruzione privata al 30 giugno 2020 quasi 80mila potenziali richieste, poco meno di 14mila le domande presentate, oltre la metà ancora in lavorazione e solo il 17% le effettive Richieste di Contributo (RCR) pervenute alle Unità Speciali per la ricostruzione Regionali (si vedano le tabelle sul Rapporto). Per quanto riguarda i contributi concessi ed erogati, al 31 agosto 2020 il totale è di quasi 205 milioni di euro trasferiti agli USR per la ricostruzione pubblica, mentre per la ricostruzione privata oltre 606 milioni di euro totali.

Come superare questa fase di stallo

Per superare la fase di stallo della ricostruzione, Governo e Commissario straordinario sono intervenuti con una serie di modifiche normative volte ad accelerare significativamente la fase di programmazione e quella di avvio dei lavori per la ricostruzione. Nell’insieme delle modifiche si è scelto di accelerare in modo incisivo gli strumenti di urbanistica dei comuni colpiti dal sisma, responsabilizzare i liberi professionisti, avviare Programmi Straordinari di ricostruzione (PSR) per i comuni maggiormente colpiti. Infine, si garantiscono tempi certi e molto stringenti per esaminare le domande e concedere i contributi, anche grazie all’impegno del sindacato che ha portato al rafforzamento degli organici tecnici delle amministrazioni locali. Le “semplificazioni” introdotte rappresentano una scelta politica coraggiosa e necessaria, ma quando la soglia del controllo pubblico si abbassa, si assiste ad una riduzione esponenziale della regolarità del lavoro e della qualità del costruito.

La rimozione delle macerie

Sul fronte macerie pubbliche, sono state rimosse 2,4 milioni di tonnellate pari all’88% delle circa 2,7 milioni di tonnellate stimate inizialmente. Le Regioni stanno aggiornando le stime e molto probabilmente aumenteranno. Si presume che la completa rimozione andrà ben oltre il 2020. Purtroppo, continua a mancare un coordinamento tra le quattro regioni e a oltre quattro anni di distanza, nell’era della digitalizzazione, non si è riusciti ad approntare un monitoraggio dei flussi delle macerie né un semplice sito web dove pubblicare i dati, rendendo molto faticoso il necessario controllo sociale sull’operato della Pubblica Amministrazione e sull’utilizzo di ingenti risorse pubbliche. Nonostante sia confermato che il 97-98% delle macerie è costituito da inerti riciclabili e utilizzabili, abbiamo informazioni certe solo su poco più di 200mila tonnellate di inerti lavorati e resi disponibili per il riutilizzo.

La situazione dei cantieri

Al 31 dicembre 2019 sono poco meno di 5.500 i lavoratori edili, per il 34% stranieri, dipendenti delle 822 imprese registrate e presenti nei cantieri della ricostruzione (in media poco più di 6 dipendenti per impresa). Due cose saltano subito agli occhi nel vedere le tabelle del rapporto: la percentuale di operai super specializzati è di poco inferiore alla media nazionale mentre, per il tipo di complessità delle opere, sarebbe dovuta essere superiore. Il secondo elemento è la massa salariale, in totale 22 milioni, per una media inferiore a quella nazionale. Per quanto riguarda poi il lavoro autonomo, impossibile indicare un numero di lavoratori perchè non è obbligatoria la registrazione in cassa edile. Così come poi confermato da vertenze e da indagini della magistratura avviate a seguito delle denunce del sindacato, resta alto il rischio che nei cantieri della ricostruzione siano presenti fenomeni di irregolarità diffusa: lavoro grigio e nero, contratti diversi da quelli dell’edilizia, falsi lavoratori a partita Iva, distacchi irregolari di lavoratori ovvero intermediazione illecita di manodopera.

Al 28 febbraio 2020 si registrava un totale di 78 interdittive antimafia, un dato che conferma in modo preoccupante i tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nella ricostruzione e quindi la necessità di mantenere alto il livello di controllo con la puntuale applicazione dalle II e III Linee guida antimafia a partire dai Tavoli sui flussi di manodopera e dall’invio dei settimanali di cantiere (complessivi alle Prefetture e semplificati alla Casse Edili/Edilcasse).

Per contrastare il lavoro sommerso e irregolare, la normativa sulla ricostruzione nell’area sisma 2016 prevede l’applicazione obbligatoria di due importanti strumenti per la regolarità nei cantieri: il settimanale di cantiere, strumento che potrebbe fornire importanti informazioni ma non viene utilizzato, ed il Durc per congruità. Al 20 settembre 2020, con un tempo medio di rilascio inferiore a 6 giorni (5,7), sono stati rilasciati in totale 436 Durc, relativi a lavori pari ad un totale di circa 45milioni con incidenza di manodopera del 34% circa. Positiva la nostra valutazione sull’applicazione del Durc nei cantieri della ricostruzione ma riteniamo necessario un piano di verifica con tutti gli uffici speciali per la ricostruzione, cosa che consentirebbe di bloccare erogazione di contributi a chi viola norme e contratti.

Su quasi 1.800 visite dei CPT (Comitati Paritetici Territoriali, strumento della bilateralità edile), la percentuale di cantieri con inadempienze gravissime è superiore a quella nazionale. In particolare, allarma il dato delle inadempienze gravi in materia di protezione dell’area di lavoro (ad esempio ponteggi inadeguati, mancanza di protezioni sulle lavorazioni in copertura, cavi scoperti, ecc.), superiori di 6 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

Come gestire la ricostruzione in emergenza Covid-19

Per quanto riguarda l’emergenza Covid-19, si registra un ridotto numero di richieste da parte delle aziende (35 domande per 96 cantieri) per accedere al fondo istituito dal Commissario straordinario per le misure anti-Covid (su 20 milioni spesi solo 240mila euro): una ulteriore conferma della scarsa attenzione che le imprese dedicano al tema della sicurezza dei lavoratori, anche in presenza di finanziamenti pubblici. In piena emergenza Covid, una ordinanza del Commissario straordinario ha garantito il paga- mento degli Stato di Avanzamento dei Lavori (SAL), anche parziali, per tutti i lavori già eseguiti e l’anticipo del 50% delle spese per la progettazione ai tecnici professionisti, mantenendo l’obbligo di presentazione del Durc di Congruità. Nonostante il pronto pagamento dei SAL abbiamo verificato che la quasi totalità delle aziende che ha sospeso i lavoratori in cassa integrazione guadagni (Cig) per emergenza Covid 19, non ha anticipato il pagamento della cassa integrazione agli stessi lavoratori, che quindi hanno dovuto attendere il pagamento diretto da parte dell’INPS.

Le proposte di Legambiente e Fillea

Ecco, infine, in punti le proposte di Legambiente e Fillea per far ripartire in modo omogeno e regolare la ricostruzione nelle aree colpite dal sisma del 2016.

  • Dare alla Struttura Commissariale potere di coordinare/affiancare gli enti locali (Regioni, Province, Comuni) nella predisposizione e realizzazione di specifici Piani di Ricostruzione Economica e Sociale delle comunità;
  • Approvare una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione seguente a calamità ed eventi straordinari;
  • Garantire la partecipazione delle comunità locali. Occorre rafforzare la partecipazione dei cittadini e delle associazioni che, nonostante sia stata da noi più volte sollecitata e sia prevista dalla D.l. n. 189/2016 e s.m.i., non è stata sufficientemente promossa ed applicata;
  • Costituire tavoli permanenti di partenariato, condizionando una parte anche minima delle risorse per lo sviluppo locale da trasferire agli enti locali;
  • Costituire un tavolo di confronto permanente che coinvolga sindacati edili, liberi professionisti ed USR per monitorare il processo di verifica pubblica per tutte le richieste di contributo;
  • Creare sinergie tra comuni, stimolando la costituzione di consorzi e/o associazioni di comuni per aumentare la capacità professionale e tecnica e ottimizzare le economie di scala per la progettazione e la gestione della ricostruzione pubblica, anche con specifici incentivi da parte del Governo, per quei comuni che scelgono di consorziarsi e/o associarsi per la gestione della ricostruzione di loro competenza;
  • Rafforzare diritti e tutele per i lavoratori, attraverso: implementazione piattaforma informatica unica dei cantieri aperti; estensione della sperimentazione delle procedure previste dall’Accordo di collaborazione di Macerata agli altri territori dell’Area sisma: settimanale e badge di cantiere, registrazione della formazione/informazione sulla sicurezza delle maestranze; tolleranza zero: dare attuazione completa alla legislazione, alle ordinanze ed accordi riguardanti Durc di Congruità, Settimanali di cantiere, Badge di Cantiere, Terze Linee guida antimafia; verifica urgente presso le quattro USR regionali della corretta applicazione del Durc di Congruità prima del pagamento dei contributi pubblici per gli Stati di avanzamento e fine lavori; definizione di una procedura unica di rendicontazione delle verifiche ispettive sulla regolarità del lavoro nei cantieri per tutto il cratere da parte degli Ispettorati del lavoro territoriali;
  • Rafforzare la sicurezza nei cantieri: incrementando le visite ispettive da parte delle Aziende Sanitarie Locali; – avviando un Osservatorio sui risultati delle verifiche ispettive, registrazione e analisi degli infortuni in tutta l’Area sisma, eventualmente anche in collaborazione con CNCPT e l’INAIL nazionale; costituendo, in particolare per i lavoratori trasfertisti; presidi sanitari; campi base per alloggio e servizio mensa; punti di pronto soccorso ed intervento nelle zone della ricostruzione meno attrezzate.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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