Sinodo sull’Amazzonia, è l’ora della conversione ecologica

Si è chiusa il 26 ottobre l’assemblea dei vescovi. Denunciati i “peccati” ambientali e industriali che stanno soffocando il cuore biologico del pianeta. La speranza adesso è che Papa Francesco e le comunità indigene non vengano lasciati soli / Sul mensile di ottobre lo speciale Amazzonia: “il nemico della foresta” >> Acquista una copia/Abbonati

Sinodo Amazzonia Papa Francesco

Domenica 26 ottobre si è concluso il Sinodo Speciale per la Regione Panamazzonica. Sono ancora prematuri i tempi per tracciare un bilancio complessivo dell’esito di questa assemblea dei vescovi, che ha preso il via lo scorso 6 ottobre. Le aspettative erano e continueranno a essere molte, specie su quelle “nuove vie per l’evangelizzazione” invocate a più riprese da Papa Francesco alla vigilia di questo appuntamento. Si tratta di strade alternative a quelle battute per secoli dalla Chiesa di Roma e che in determinate aree del pianeta come l’Amazzonia – percorsa da passati coloniali che faticano a essere archiviati, territori impervi ed enormi barriere culturali – già nel breve periodo potrebbero portare all’assegnazione di maggiori responsabilità ai viri probati (laici di provata fede) e alle donne. Il che significherebbe per i primi la possibilità di somministrare la comunione (funzione che ad oggi spetta solo ai preti), e per le seconde l’introduzione del diaconato (permettendo così loro lo svolgimento di varie funzioni come amministrare il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, benedire il matrimonio). È una partita, questa, molto delicata, rispetto alla quale il Pontefice ha però dimostrato in queste intense settimane sinodali di non voler fare alcun passo indietro di fronte alle prevedibili resistenze degli ambienti più conservatori del Vaticano.

Di concreto a soli due giorni dalla chiusura dell’assemblea c’è la diffusione di un Documento finale, diviso in cinque capitoli e le cui parole chiave, come ben sintetizzato da Vatican News, sono “missione, inculturazione, ecologia integrale, difesa dei popoli indigeni, rito amazzonico, ruolo della donna e nuovi ministeri, soprattutto in zone in cui è difficile l’accesso all’Eucaristia”. A tenerle insieme è il filo conduttore della “conversione” che dovrà essere “integrale, pastorale, culturale, ecologica e sinodale”. Una conversione che la Chiesa, si spiega nel Documento finale, dovrà mettere in pratica da subito, a cominciare proprio dall’Amazzonia.

I giorni del Sinodo sono sicuramente serviti per spostare i riflettori del mainstream mediatico internazionale sugli orrori che stanno soffocando il “cuore biologico” della Terra: la privatizzazione delle sue risorse naturali; la deforestazione che ha finora colpito il 17% dell’intera regione; l’estrattivismo selvaggio; le violenze e i soprusi nei confronti dell’anima di questa parte di mondo, ovvero le comunità indigene. Difficile dire se e quando gli indigeni da popolo da colonizzare inizieranno a essere considerati dalla Chiesa come interlocutori con cui confrontarsi finalmente alla pari. Così come è difficile pronosticare gli effetti delle proposte lanciate da questo Sinodo alle grandi potenze industriali: dalla creazione di un fondo mondiale per le comunità amazzoniche allo sviluppo di politiche energetiche che promuovano le fonti rinnovabili e riducano drasticamente le emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas e l’uso di combustibili fossili, da un maggiore accesso all’acqua potabile alla formazione di un osservatorio socio-ambientale pastorale che, come sottolinea Avvenire, “lavori in alleanza con i vari attori ecclesiali nel Continente, a partire dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e con i rappresentanti delle etnie native”.

Individuato il “peccato ecologico”, sono ora queste le prime azioni ipotizzate per mettere in pratica quanto di buono emerso da questo Sinodo. Sarà il tempo a dire se in questo nuovo corso Papa Francesco non verrà lasciato solo dalla “sua” Chiesa e se, una volta spenti i riflettori, per l’Amazzonia e per i suoi popoli indigeni si prospetterà un domani migliore. Fatto di maggiore considerazione e integrazione e più rispetto per l’enorme patrimonio umano e di biodiversità messo sempre più a rischio.