Sicurezza stradale, in piazza domenica per #Rispettiamocinstrada

Legambiente aderisce alla manifestazione nazionale del 23 febbraio.“A governo e Parlamento chiediamo di rendere le nostre città sicure puntando su più piste ciclabili e aree pedonali, riduzione dei limiti di velocità e apertura alla micromobilità elettrica”

Giretto d'Italia 2018_Legambiente

L’iniziativa #Rispettiamocinstrada, promossa da Vivinstrada, in programma domenica 23 febbraio a Roma vedrà in piazza oltre 200 sigle per chiedere al governo misure urgenti per fermare le morti causate dagli incidenti stradali. Secondo i dati Istat sulle strade del nostro Paese muoiono quasi 10 persone ogni giorno e 665 restano ferite. Si alternano anni in cui il numero dei decessi diminuisce ad anni in cui cresce, un’oscillazione che dimostra l’assenza di una efficace strategia nazionale per la sicurezza stradale e rendono lontanissimo l’obiettivo europeo di dimezzare il numero di morti entro il 2020.

“Ridurre fino ad azzerare gli incidenti e i morti nelle città non è una sfida impossibile. Si parta dalla ricetta europea: più piste ciclabili e aree pedonali, riduzione dei limiti di velocità, apertura alla micromobilità elettrica”. È l’appello che lancia Legambiente in vista della manifestazione nazionale. L’esempio virtuoso per Legambiente arriva dal Nord Europa, dove a Oslo e ad Helsinki, nel 2019 si sono registrati zero morti tra i pedoni e ciclisti sulle sue strade. Ciò è stato possibile grazie ad un insieme di interventi che hanno ridotto la velocità di circolazione nelle aree urbane con priorità per gli spostamenti sui mezzi pubblici, creato spazi sicuri e continui per la mobilità ciclabile, ampliato progressivamente le aree pedonali in tutti i quartieri. Una ricetta che funziona e che per Legambiente deve essere replicata anche in Italia. Nella Penisola negli ultimi anni diversi grandi centri urbani stanno lavorando per mettere in campo esperienze virtuose, ma la strada per le migliorare le proprie performance ambientali è ancora lunga come dimostra anche la classifica di Ecosistema Urbano 2019 che vede nelle ultime posizioni della graduatoria città come Torino (88°), Roma (89°) e Palermo (100°).

“Saremo in piazza domenica – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – per chiedere sul fronte della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile interventi coraggiosi e progetti lungimiranti anche attraverso uno specifico fondo per la sicurezza stradale e la riqualificazione dello spazio pubblico. In ambito urbano chiediamo a Governo e Parlamento di rivedere le regole di circolazione, limitando la velocità per le auto a 30 km/ora in tutti i quartieri e permettendo a tutti i mezzi a emissioni zero di circolare su strada, rispettando le regole previste oggi per le biciclette – che nell’antiquato codice della strada italiano sono ancora nominate “velocipedi” – e accompagnando così un processo di innovazione che sta andando avanti a ritmi velocissimi nella micromobilità elettrica. Basta con una idea per cui le strade appartengono alle auto! In città occorre non solo allargare la rete di piste ciclabili e le aree pedonali, ma aprire la circolazione stradale a tutti i mezzi che non inquinano e che rispettano determinate regole. Occorre cambiare il codice della strada per aggiornarlo al tempo della mobilità a emissioni zero e semplificare norme tecniche (per potenza, luci, ecc.) in modo da rendere chiaro il percorso di omologazione per tutti i mezzi della micromobilità elettrica”.

Legambiente ricorda che la riduzione del prezzo delle batterie sta portando a una diffusione di mezzi di ogni tipo – monopattini, monowheel, segway, hoverboard, ecc. – e tanti altri vengono utilizzati nelle città asiatiche per il trasporto delle persone e delle merci, dove vengono facilitati dalle norme di circolazione, proprio perché non inquinano. Inoltre queste innovazioni aiutano la circolazione di tutte le persone con difficoltà motorie, perché possono muoversi su mezzi che permettono di superare barriere e offrire autonomia negli spostamenti. Eppure oggi in Italia queste innovazioni trovano ostacoli di ogni tipo e addirittura nel milleproroghe è stato introdotto un approccio punitivo nei confronti di questi mezzi definiti “atipici” per la circolazione su strada, con multe fino a 800 euro e la distruzione del mezzo. Quando al contrario bisognerebbe chiarire le regole per l’utilizzo e le procedure di omologazione dei mezzi. 

 

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