Siccità, è allarme in molte regioni

Stato di emergenza a Parma e Piacenza. Situazione critica anche in Veneto, Sardegna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia. Cala il Po in Piemonte. A rischio sono l’agricoltura, l’allevamento ma anche la vita quotidiana
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La crisi idrica tocca da vicino più di 16 milioni di persone residenti nelle regioni e nelle province più a rischio. Nei soli tre mesi primaverili sono mancati all’appello ben 20 miliardi di metri cubi d’acqua su tutto il territorio nazionale e, in queste settimane, molte regioni e comuni stanno dichiarando lo stato di emergenza. A rischio sono i raccolti, il bestiame, ma anche la vita quotidiana.

A Roma la sindaca Raggi ha stabilito che sino a settembre l’acqua comunale dovrà essere usata solo per servizi strettamente personali. Mentre, per le province di Parma e Piacenza, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza. Il Po in Emilia Romagna è in secca. Piemonte. Per le scarse precipitazioni, le temperature elevate e la fusione anticipata della neve, il bacino del Po è al di sotto della media storica: meno il 65% rispetto alla media mensile degli anni precedenti. A rilevarlo sono i dati di Arpa Piemonte.
Sardegna. Nell’Isola è stato già chiesto lo stato di emergenza per calamità naturale. Le precipitazioni registrate negli ultimi quattro anni in Sardegna sono state così ridotte da far considerare il quadriennio come uno dei più critici dal 1922.
Sicilia. Solo in Sicilia negli ultimi dodici mesi le riserve idriche sono calate del 15 per cento. Secondo i dati dell’Osservatorio regionale sulle acque, illustrati durante l’iniziativa Watec Italy 2017, negli invasi mancano oltre 80 milioni di metri cubi di acqua.
Veneto. La situazione è difficile in tutto il territorio della regione. Il governatore Luca Zaia ha firmato una nuova ordinanza – dopo quella del 18 aprile e del 16 maggio – che conferma lo stato di crisi idrica, per attuare le misure necessarie a contrastarla. In particolare è la carenza d’acqua nell’Adige a preoccupare: si temono conseguenze per gli acquedotti. La nuova ordinanza stabilisce restrizioni in particolare per l’Adige (in maniera minore per il Piave e gli altri bacini idrografici).
Friuli Venezia Giulia. La poca pioggia caduta negli ultimi otto mesi ha causato un deficit idrico generalizzato che si riflette sulle acque superficiali e sotterranee dell’intera regione. Per questo è stato decretato lo stato di emergenza idrica e ridotta la portata del previelo dal fiume Tagliamento.

I disagi provocati dalla mancanza d’acqua si fanno sentire in campagna e in città. A Parma e Piacenza lo stato d’emergenza è stato chiesto anche perché – spiega il governo in un comunicato stampa – l’elevato numero di turisti arrivato con l’estate ha richiesto un bisogno maggiore di acqua. Per la produzione Coldiretti ha già lanciato l’allarme: “Sono a rischio ortaggi, frutta, cereali, pomodoro, ma anche girasoli e vigneti, il fieno per l’alimentazione degli animali e la produzione di latte per i grandi formaggi”.

Pericolo incendi. Terra e vegatazione secche innescano un altro problema: quello del rischio incendi, soprattutto nelle zone boschive. In Piemonte l’Arpa ha disposto da oggi lo stato di massima pericolosità su tutto il territorio della regione. Ma a patire il problema non è la sola. In lista le regioni sono tante, tra tutte anche Lazio e Toscana. L’estate 2017 rischia di essere critica anche perché, ha spiegato il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, “ben sei Regioni non hanno ancora mezzi aerei da utilizzare per spegnere le fiamme”: Basilicata, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria hanno dichiarato di non avere a disposizione alcun mezzo aereo per intervenire in caso di roghi particolarmente impegnativi.