Siccità al Nord. E l’allarme si allarga anche al Centro Italia

Anche i corsi d’acqua nelle Marche hanno portate minime e gli invasi sono pesantemente sotto media. Mentre le condizioni del fiume Po sono in linea con quelle del 2007: causarono ben 2 miliardi di danni. La neve è la “grande assente”

L'immagine di un campo arido in Italia

“Abbiamo ancora un mese di riserve idriche sufficienti per le regioni del Nord e se non pioverà bene in questo lasso di tempo avremo problemi molto seri per tutte le economie dei territori, a partire da quella agricola”. Lo afferma il direttore dell’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, Massimo Gargano, a proposito della situazione di allerta che si sta verificando sopratutto nel Nord Italia, anche alla luce anche degli ultimi dati del rapporto Ispra.

“Tra un mese potremo fare l’esatto punto della situazione – precisa Gargano – perchè il problema non sono solo le scarsissime precipitazioni del periodo invernale, ma la neve ‘vera grande assente’ di quest’anno”. Quanto alle condizioni del fiume Po sono in linea con quelle registrate durante l’intensa siccità del 2007, ancora più grave di quella che nel 2017 costò all’agricoltura del Nord Italia ben 2 miliardi di danni”. 

Si allarga, anche verso il centro Italia, l’allarme per le disponibilità idriche nei mesi a venire: se al Nord restano sotto media stagionale i livelli dei principali fiumi e dei grandi laghi lombardi (Maggiore: 28,5%, Como: 8,2%, Iseo: 15,0% della capacità di riempimento),   anche i corsi d’acqua nelle Marche hanno portate minime e gli invasi sono pesantemente sotto media.

La prolungata assenza di piogge sta anche impedendo  alle falde di ricaricarsi e questo potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle disponibilità idriche estive.

“L’invaso di Cingoli è sotto di 12 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla quantità media di riserva idrica rilevata in questo periodo; la situazione è preoccupante – afferma Claudio Netti, Presidente del Consorzio di bonifica delle Marche  – Se non arriveranno presto le precipitazioni, la carenza d’acqua avrà conseguenze pesanti sull’agricoltura, ma anche la capacità di approvvigionamento degli acquedotti sarà minacciata con rischio per le riserve idropotabili. Se a questo si aggiunge che anche in campagna il livello dei pozzi si sta abbassando, il quadro non è davvero roseo.”

Dunque, anche nella Marche, si guarda al cielo, auspicando precipitazioni regolari e prolungate; il timore è, infatti, per le sempre più frequenti “bombe d’acqua”, che colpiscono la regione, portando solo notevoli danni al territorio.

L’anomalo andamento climatico ha già costretto ad aprire alcuni impianti per irrigare i campi e non creare danni alle colture. Per questo, è stata chiesta la convocazione  di un tavolo di crisi per affrontare l’emergenza.

“E’ necessaria una seria programmazione, che scongiuri future carenze – conclude Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Nelle Marche, l’introduzione dei contatori idrici ha ottimizzato l’uso della risorsa idrica per irrigazione, ma non basta: bisogna aumentare la resilienza dei territori, dotandoli delle necessarie infrastrutture; l’apertura dei cantieri del Piano Nazionale Invasi ed il finanziamento di una nuova tranche di lavori sono una prima, indispensabile e concreta risposta.”