Shell sotto processo per gli orrori commessi in Nigeria

Dopo 23 anni la multinazionale dovrà rispondere dell’accisa di aver istigato alla violenza il governo militare nigeriano, al potere negli anni Novanta, contro la popolazione ogoni

L'immagine di un pescatore con in mano un pesce inquinato dal petrolio

Sono dovuti passare ventitré anni per vedere la multinazionale petrolifera Shell finire sotto processo per le accuse gravissime legate al suo operato in Nigeria negli anni Novanta. Oggi al tribunale distrettuale dell’Aja si è tenuta la prima udienza di un processo storico. Shell è accusata di aver istigato una serie di terribili violazioni dei diritti umani commesse dal governo militare nigeriano contro la popolazione ogoni.

Nel 2017 Esther Kiobel, Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula hanno portato in giudizio la compagnia petrolifera di fronte al tribunale olandese per il ruolo svolto nell’arresto illegale, nell’imprigionamento e nell’impiccagione dei loro mariti, al termine della brutale repressione nei confronti delle proteste contro il devastante inquinamento causato dalla società nella loro regione. Barinem Kiobel, Baribor Bera, Nordu Eawo e Paul Levula vennero impiccati nel 1995 al termine di un processo sommario. Le loro vedove chiedono ora un risarcimento e scuse pubbliche da parte di Shell. Altri cinque attivisti ogoni, tra cui il loro leader Ken Saro-Wiwa, furono a loro volta impiccati in quella che è passata alla storia come la ‘vicenda dei nove ogoni’.

Amnesty International, che sta sostenendo le ricorrenti e il loro team di avvocati, ha documentato in modo indipendente il ruolo di Shell nelle uccisioni, negli stupri e nelle torture di cui si rese responsabile il governo nigeriano durante la repressione delle proteste. “Per la prima volta, in una battaglia per la giustizia che va avanti da oltre 20 anni, Esther Kiobel e le altre ricorrenti hanno la possibilità di raccontare le loro storie di fronte a un tribunale. Queste donne credono che i loro mariti sarebbero oggi ancora vivi se Shell, per i suoi sfacciati interessi, non avesse incoraggiato la sanguinosa repressione delle proteste pur sapendo che avrebbe avuto costi umani”, ha affermato Mark Dummett, ricercatore su imprese e diritti umani di Amnesty International. “Nonostante numerose prove a suo carico, Shell è riuscita a evitare la giustizia per anni non rispondendo mai di fronte a un tribunale delle accuse nei suoi confronti. Oggi è una giornata storica di enorme importanza per tutti coloro che sono danneggiati dall’avidità e dalle azioni sconsiderate delle multinazionali”, ha aggiunto Dummett.