Sgombero di Castelnuovo di Porto, Legambiente: “Insensato e indegno di un Paese civile”

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Immagine di migranti sgomberati dal Cara di Castelnuovo di Porto

Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani esprime tutto lo sgomento dell’associazione sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, il secondo più grande d’Italia, situato alle porte di Roma.

“L’operazione portata avanti in queste ore al Cara di Castelnuovo di Porto è indegna di un Paese civile per le modalità con cui viene condotta, una violenza istituzionale inaccettabile – dichiara Ciafani – E, anche totalmente insensata, perché fino a prova contraria nuoce alle comunità e al territorio. Si buttano per strada persone prive di tutto, titolari di una protezione umanitaria che, con la nuova legge, non dà più diritto all’accoglienza; si mandano a monte percorsi di integrazione; si toglie il lavoro a 120 persone del posto impegnate nel centro. Si distrugge quello che funziona invece di migliorarlo e di far crescere soluzioni di integrazione e sviluppo che facciano realmente bene al Paese. In altre parole, si specula sulla vita delle persone per fare campagna elettorale. Non vorremmo che tanta fretta e tanta violenza siano dovute alla volontà, per ora segreta, di istituire nella struttura di Castelnuovo di Porto uno dei centri di rimpatrio previsti dalla legge 132 sulla Sicurezza. Saremmo felici di essere smentiti”.

Per Legambiente è poi paradossale che sia proprio il ministro dell’Interno Matteo Salvini – il leader della Lega, anticentralista e antistatalista – a depauperare il ruolo delle autonomie locali nel governo del territorio e il sistema istituzionale. Le sue decisioni stanno facendo sì che i sindaci si ritrovino soli di fronte alla presenza di stranieri regolari e irregolari buttati in mezzo alla strada, nell’impossibilità di continuare a gestirne l’inserimento nella comunità locale.

Legambiente sottolinea infine i danni non solo per i migranti ma anche per le economie locali. I costi dei progetti di accoglienza che si vogliono smantellare, con un investimento complessivo intorno ai 600-800 milioni all’anno, in questi anni hanno funzionato da volano sia per riattivare economie locali in crisi, sia per rivitalizzare imprese e servizi sociali. L’attuale governo sta però adesso distruggendo quanto di buono e funzionante realizzato finora.