giovedì 21 Gennaio 2021

Belpaese a passo lento

Settimana Europea Mobilità Sostenibile

In questi giorni fervono manifestazioni e incontri sulla nuova mobilità, soprattutto urbana, soprattutto elettrica. Apre la settimana europea dedicata alla mobilità sostenibile, con centinaia di appuntamenti, il City tech alla Fabbrica del vapore a Milano il 13 e 14 settembre, e chiuderà a fine mese Sem Expo in Fiera a Roma contemporaneo a Emob a Milano. Tante chiacchiere ma di auto elettriche se ne vendono poche, pochissime: a metà anno appena 2.249, più altre 2.119 “plug-in”, cioè dotate di doppio motore, elettrico e termico, appena lo 0,4% del mercato. La Germania a giugno ha superate le 30mila e-car, appena di più della Norvegia, seguita dalle oltre 20mila della Francia. Tutta colpa della mancanza di colonnine di ricarica? Sì, in parte. In Italia si contano poco più di quattromila punti di ricarica, quasi quante quelle dell’area metropolitana di Amsterdam (2,5 milioni di abitanti), dove però circolano lo stesso numero di auto elettriche della penisola.

La vera differenza è che in Italia si incentiva la conservazione di vecchie auto inquinanti e non l’uso di quelle più pulite e sicure. Unrae, l’associazione delle case automobilistiche, ci informa che siamo quasi gli unici in Europa a non avere tasse crescenti per chi inquina: in Francia si paga all’acquisto una tassa proporzionale alle emissioni di CO2 al km e con il ricavato si elargisce fino a 6.000 euro per un’auto elettrica, in Germania e Svezia 4.000 euro, Norvegia e l’Olanda hanno alte tasse d’acquisto e di registrazione e l’esenzione per le elettriche. Da noi c’è solo l’esenzione del bollo per 5 anni. Ma il bollo in Italia si paga pochissimo (mediamente 120 euro all’anno, 162 per gli autoveicoli). Così ci teniamo 50 milioni di veicoli a combustione inquinanti.

Tassato invece il carburante, ma più inquina e meno si paga: il gasolio costa infatti meno della benzina, ancor meno per chi scarica l’iva, inoltre l’autotrasporto merci gode di detassazioni e esenzioni. Il ministero dell’Ambiente li ha definiti “sussidi ambientalmente dannosi” e calcolato un ammontare di 14 miliardi all’anno. Legambiente ha ricalcolato il costo dei diversi carburanti alla pompa proporzionato alla CO2 emessa e a parità di gettito fiscale. Ecco perché compriamo più diesel. Il nuovo governo “giallo-verde” vorrebbe oggi introdurre sistemi di bonus-malus in base al principio “chi inquina paghi”?

Legambiente è d’accordo e lo dirà alla Camera in un appuntamento indetto da Rossella Muroni, deputata e membro della commissione Ambiente, durante la settimana europea dedicata alla mobilità sostenibile, che con tutta la progressività che si vuole la benzina costi un po’ meno del gasolio, che il bollo sia proporzionale all’inquinamento e all’acquisto un’auto “a petrolio” costi un po’ di più, mentre una elettrica meno.

Garantire libertà di movimento ha costi economici e sociali crescenti. L’osservatorio Audimob di Isfort ci informa che aumenta il divario fra chi si sposta molto e chi riduce i propri viaggi all’indispensabile (l’11% della spesa media della famiglia italiana, secondo l’Istat): la crisi, la dispersione abitativa, i tagli sui servizi pubblici, i costi elevati della mobilità proprietaria, condannano all’immobilità una cospicua minoranza (16% nel 2006, 25% nel 2012, 21% nel 2015) e costringono altri a tagliare sugli spostamenti del weekend e del tempo libero, specie là dove ci si può spostare solo in automobile. Il trasporto pubblico cresce solo nelle grandi città e la bicicletta in quelle medie. Il possesso dell’auto non è più sinonimo di libertà di movimento per tutti. Siamo alla ricerca di un’alternativa: in alcune grandi città, dove si è potenziata l’offerta di trasporto pubblico, promossa la sharing mobility, ridisegnato lo spazio pubblico, ci si muove di più a minori costi, nel resto d’Italia di meno e a costi crescenti.

L’auto elettrica non riduce la congestione e costa oggi sensibilmente di più, da sola quindi non è la soluzione. Ma i motori elettrici sono oggi economici e competitivi nella mobilità leggera, nei servizi di prossimità (cargo-bike e furgoni). In tutto il mondo: in Cina, nel 2017 si sono vendute 400mila e-car, 30 milioni di due ruote elettriche e 115mila bus elettrici. Anche in Europa, a fronte di 250mila auto, ben 3 milioni di bici e scooter elettrici. Vediamo circolare in città sempre più mezzi di micromobilità, anche non previsti dall’attuale codice della strada, bici e motorini elettrici anche pieghevoli, adatti a sviluppare una caratteristica della nuova mobilità non più solo urbana: la “multimodalità”. Usiamo più mezzi, non solo per ogni diverso spostamento, ma anche tutti i giorni per compiere lo stesso viaggio: treno + bici, metro + sharing, auto + monopattino.

Per questa ragione, chi rottama l’auto dovrebbe ricevere in premio dei “bonus” mobilità da spendere in bici pieghevoli, abbonamenti ai mezzi pubblici, servizi di noleggio o di condivisione di viaggi o di mezzi. Metà delle auto, tutte elettriche, usate di più, affiancate da milioni di e-bike, mezzi leggeri ed efficienti mezzi pubblici: quando sarà tutto elettrico, nel 2030, anche raddoppiando le tasse di possesso e i pedaggi, il gettito fiscale si dimezza, come mostra l’infografica elaborata per il libro Green mobility di Legambiente pubblicata accanto. Come dire, 32 miliardi all’anno di tasse in meno.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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