“Cambiamo il modo di produrre e consumare cibo”

Il direttore della Fao, José Graziano da Silva, dal Simposio internazionale di agroecologia lancia un appello per la sostenibilità alimentare. L’attenzione sull’aumento della produzione a ogni costo, dice, non è stata sufficiente a sradicare la fame e stiamo assistendo a un’epidemia globale di obesità

primo piano del direttore generale della Fao, José Graziano da Silva

I sistemi di produzione agroalimentare mondiali devono diventare più sani e sostenibili e l’agroecologia può contribuire a questa trasformazione. È quanto ha sottolineato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, aprendo ieri i lavori del secondo Simposio internazionale di agroecologia, in programma presso la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura fino al 5 aprile.

“Occorre promuovere un cambiamento nel modo in cui produciamo e consumiamo cibo – è l’appello lanciato dal direttore della Fao – Dobbiamo proporre sistemi alimentari sostenibili che offrano cibo, sano e nutriente, e servizi ecosistemici resistenti al cambiamento climatico. L’agroecologia può offrire diversi contributi a questo processo di trasformazione dei nostri sistemi alimentari”. Secondo da Silva, “la maggior parte della produzione alimentare si basa su sistemi agricoli ad alta intensità di risorse, con un costo elevato per l’ambiente e di conseguenza il suolo, le foreste, l’acqua, la qualità dell’aria e la biodiversità continuano a degradarsi”. L’attenzione sull’aumento della produzione a ogni costo, ha aggiunto, non è stata sufficiente a sradicare la fame “e stiamo assistendo a un’epidemia globale di obesità”.

Il direttore generale della Fao ha poi sollecitato i responsabili delle politiche nazionali a fornire più sostegno all’agroecologia. “Il ruolo dei governi è cruciale per lo sviluppo di politiche specifiche e anche per la creazione di un ambiente favorevole all’agroecologia”. Al Simposio stanno partecipando oltre 700 fra responsabili politici, professionisti di agroecologia, accademici e rappresentanti di governo, della società civile, del settore privato e delle agenzie Onu, riuniti per discutere gli elementi chiave e le azioni a sostegno del potenziamento dell’agroecologia.

Unire scienza e saperi tradizionali

Stéphane Le Foll, ex ministro francese dell’Agricoltura, ha invitato a un dialogo e ad azioni volte a creare una rivoluzione “doppiamente verde” della produzione agricola, basata sulla natura, sulle conoscenze locali e sulla scienza. “Siamo a un punto di svolta nella storia dell’umanità – ha affermato – e sta a noi fare le nostre scelte, scelte fondamentali che saranno cruciali per il nostro futuro collettivo”.

Mettendo insieme conoscenze tradizionali e conoscenze scientifiche, l’agroecologia applica approcci ecologici e sociali ai sistemi agricoli, concentrandosi sulle interazioni esistenti fra piante, animali, esseri umani, paesaggio e ambiente. Nella produzione della seta, ad esempio, gli agricoltori cinesi hanno ideato un ecosistema in cui le foglie di gelso alimentano i bachi da seta, i cui rifiuti organici vengono poi usati come cibo per i pesci. Il materiale organico presente negli stagni è quindi utilizzato come fertilizzante per i gelsi, completando così un circolo virtuoso.

Investire in conoscenza e innovazione, secondo quanto emerge dal Simposio della Fao, è la chiave per realizzare il potenziale dell’agroecologia. Un team di scienziati spagnoli espone per esempio Conect-e, piattaforma online progettata per registrare e condividere le conoscenze ecologiche tradizionali degli agricoltori con gli scienziati.

La mostra ghanese mette invece in luce un progetto guidato da un agricoltore e sostenuto da ActionAid, che promuovendo l’accesso delle donne a servizi di divulgazione agricola ha già avuto come risultato l’aumento della produzione agricola delle contadine attraverso l’agroecologia, con una minor dipendenza da fattori esterni come gli erbicidi.

La strada del bio

Sono il biologico, il biodinamico e tutti i metodi agricoli definibili ecologici a indicare la strada più chiara per la scelta dell’agroecologia. Lo testimonia la decisione di includere nel panel dei relatori la più grande azienda italiana del bio, NaturaSì, unica azienda agroalimentare presente durante le giornate dei lavori. “Noi siamo in posizione centrale fra i consumatori e i produttori”, ha detto il presidente Fabio Brescacin, intervenendo nella tavola rotonda su “Innovative markets, food systems and cities”, assieme al sindaco di Valencia, Joan Ribò, alla presidente dell’ong statunitense Food tank, Danielle Nieremberg, e al presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri. “Da parte dei consumatori – ha continuato Bresacacin – osserviamo un’aumentata consapevolezza, non solamente verso un cibo sano ma anche verso il pianeta. Occorre un ulteriore passo in avanti per riconoscere il giusto prezzo da pagare agli agricoltori del Sud e del Nord del mondo, non solo per avere un cibo di qualità ma anche per l’obiettivo comune di rigenerare la vita attraverso l’agricoltura biologica e biodinamica nel pianeta”.

pubblicato il 4 aprile alle ore 14.00
aggiornato il 4 aprile alle ore 15.15
aggiornato il 4 aprile alle ore 15.35