Sequestro per le scuole a rischio sisma anche lieve: un problema per le amministrazioni

Occorre accelerare, verso una programmazione nazionale e locale che preveda finanziamenti e capacità di investimenti costanti che in poco più di un decennio, riesca a garantire la messa in sicurezza. In tal senso ben venga questa sentenza della Corte di Cassazione che può aiutare questo processo di accelerazione

Scuola e rischio sisma, la sentenza della Cassazione

di VANESSA PALLUCCHI
Responsabile Scuola di Legambiente

La sentenza della Cassazione che autorizza il sequestro delle scuole che non possiedono la non idoneità sismica anche se collocate in area a “basso rischio sismico”, pone un grande problema alle Amministrazioni proprietarie degli edifici scolastici, in un Paese che vede, secondo l’indagine dei Legambiente Ecosistema Scuola,  più del 40% degli istituti insistere in area a rischio sismico, ma di questi, solo poco più del 13% è costruito secondo criteri antisismici.

Dato ancora più allarmante se andiamo a vedere nello specifico le scuole che sono nelle zone sismiche 1 e 2, ovvero ad alto e altissimo rischio, dove ben l’86% degli edifici scolastici non sono adeguati alla normativa antisismica.

Un quadro noto da tempo anche grazie alle denunce delle associazioni civiche come Legambiente, ma che si è fatta forte consapevolezza sociale soprattutto dopo gli ultimi terremoti che hanno materialmente raccontato questa fragilità e che spingono i cittadini a pretendere un maggiore diritto alla sicurezza dei ragazzi e dei lavoratori a scuola.

Un diritto molto concreto da declinare in finanziamenti, obiettivi e cantieri di messa in sicurezza ed efficientamento energetico o di nuova edificazione, ma che malgrado i maggiori investimenti degli ultimi governi, vede ancora una bassa incisività degli interventi sulla qualità e sicurezza del patrimonio edilizio scolastico diffuso.

Secondo una nostra stima infatti, se consideriamo il rapporto fra i bisogni di intervento e gli interventi reali che sono stati fatti negli ultimi 4 anni sui 15.055 edifici posti nelle aree sismiche più vulnerabili, occorrerebbero ancora 113 anni prima di effettuare gli interventi necessari.

Tempi oggettivamente insostenibili vista la partita in gioco: la sicurezza dei ragazzi e la qualità dei luoghi di apprendimento in cui un Paese fa crescere le nuove generazioni.

Occorre accelerare, verso una programmazione nazionale e locale che preveda finanziamenti e capacità di investimenti costanti da parte delle Amministrazioni che in poco più di un decennio, riesca a garantire la messa in sicurezza delle nostre scuole.

In tal senso ben venga questa sentenza della Corte di Cassazione che può aiutare questo processo di accelerazione e spingere le Amministrazioni proprietarie delle scuole a confrontarsi con un limite normativo che non ammette più deroghe.