Migranti, appello di 20 organizzazioni per lo sbarco della Sea Watch

Da sei giorni 47 persone salvate in mare sono costrette a rimanere a bordo della nave. Tra le associazioni firmatarie anche Legambiente

Una nave di Sea Watch con a bordo dei migranti soccorsi in mare

Venti organizzazioni hanno lanciato un appello per chiedere lo sbarco in un porto europeo della nave Sea Watch, dove da giorni sono costretti a restare a bordo 47 persone. Tra le organizzazioni che hanno preso parte all’iniziativa c’è anche Legambiente, insieme ad A Buon Diritto, Actionaid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Associazione Papa Giovanni XXIII, Cir, Cnca, Emergency, Focus Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Medecins Du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Mediterranean Hope Programma Rifugiati e Migranti, Oxfam, Salesiani Per il Sociale, Save the Children Italia e Terre Des Hommes. 

“Da sei giorni sulla nave Sea Watch, vi sono 47 persone, tra cui otto minorenni – si legge nell’appello congiunto -. Sono 47 esseri umani portati in salvo dal Mar Mediterraneo dove nei giorni scorsi hanno perso la vita centinaia di bambini, donne e uomini, e che ora sono ostaggio dell’ennesima disputa politica tra Stati: nessun Paese ha infatti risposto alla richiesta di un porto sicuro fatta dalla Sea Watch, in spregio di quanto previsto dalle norme internazionali e delle più elementari considerazioni di carattere umanitario”.

“Chiediamo all’Italia e all’Europa che la legge sia rispettata e che queste persone vengano immediatamente fatte sbarcare in un porto sicuro, senza essere lasciate ulteriormente senza una destinazione – prosegue l’appello -. Secondo il diritto internazionale del mare, infatti, gli Stati hanno l’obbligo inderogabile di garantire l’approdo di persone in difficoltà in un luogo sicuro nel più breve tempo possibile. La salvezza e la tutela delle vite umane devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno”.

“L’Italia e l’Europa intera devono assumersi le proprie responsabilità nell’affrontare e prevenire ulteriori tragedie in mare: è necessario realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino ad essere costrette a ricorrere ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo. È la mancanza di vie legali, infatti, che fa prosperare il traffico di esseri umani”.