martedì 19 Gennaio 2021

Se son uova schiuderanno

Il progetto europeo “Life Perdix, guidato dall’Ispra, per combattere la scomparsa della starna italica entra nel vivoLa stagione riproduttiva del 2021 fornirà finalmente i pulcini per la reintroduzione in natura nella Valle del Mezzano

Dal mensile di novembre – Ogni giorno nuove specie si estinguono ma insieme possiamo provare a salvarle. La biodiversità è minacciata da molti fattori, prevalentemente legati ad attività antropicheEppure ognuno di noi può fare qualcosa per contribuire a frenare la perdita di specie animali e vegetali sul pianeta. Certo, c’è chi quotidianamente s’impegna più di altri e in maniera specifica per dare un contributo concreto alla salvaguardia di alcune specie. 

È il caso di Claudia Greco, genetista e ricercatrice Ispra, impegnata a combattere la scomparsa della starna italica Perdix perdix, da anni estinta in natura, grazie a un minuzioso lavoro di recupero dei rari esemplari con caratteristiche idonee ancora presenti in alcuni allevamenti. «L’obiettivo che perseguiamo con il progetto europeo Life Perdix è quello di ottenere una popolazione vitale di starna italica da inserire all’interno della Zps Valle del Mezzano (Ferrara) con 2.200 coppie che poi potranno riprodursi – spiega – I primi esemplari sono stati scelti selezionando animali presenti in allevamenti del Nord Italia con caratteristiche analoghe all’originale, confrontandoli con i campioni storici. Dai campioni museali sono state selezionate le caratteristiche degli aplotipi (combinazioni di varianti nella sequenza del dna su un particolare cromosomanda) campionati prima degli anni ’50, quando questa specie era diffusa in molte aree agricole del Belpaese. Quindi è stata effettuata la verifica a livello di dna per eliminare come riproduttori gli esemplari non derivati da ceppi storici». 

A oggi sono stati campionati circa 5.000 esemplari e inseriti nel database del laboratorio coinvolto nel progetto Life Perdix”, cofinanziato dalla Comunità europea per tutelare la biodiversità italiana, che vede collaborare un ampio partenariato guidato dall’Ispra, i carabinieri del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (Cufaa), la Federazione italiana della caccia, la Fedération nationaledes chasseurs, Legambiente, il Parco Delta del Po e l’Ente nazionale per la cinofilia italiana che cofinanzia il progetto. L’indagine cui sta lavorando Claudia Greco insieme ai colleghi (Nadia Mucci, responsabile area Bio Cge, e i tecnici Chiara Mengoni e Cristiano Tabarroni) non è semplice né veloce. Nel 2018 sono stati analizzati circa 300 campioni fra modelli museali, esemplari di allevamento in Sicilia, Umbria ed Emilia Romagna. Nel 2019 sono stati selezionati per la riproduzione altri 3.000 esemplari con l’identificazione di 200 coppie e migliaia di uova prodotte. Ancora, nel 2020, altri 700 campioni sono stati selezionati nell’allevamento di Bieri (Lucca) con circa 280 coppie di starna che hanno deposto oltre 12.000 uova mentre altri 100 esemplari sono stati genotipizzati come scorta. 

«La riproduzione del 2019 – riprende la ricercatrice Claudia Greco – è servita essenzialmente per rinforzare la selezione, così da avere nel 2020 solo esemplari con aplotipi target. Le verifiche con particolari strumenti hanno permesso di controllarne la varietà genetica per minimizzare i problemi di consanguineitàsempre molto diffusi in allevamento. La stagione riproduttiva del 2021 fornirà finalmente i pulcini per la reintroduzione in natura nella Valle del Mezzano». Per finalizzare al meglio tutto questo grande lavoro, prima di essere rilasciati in natura, i pulcini verranno posti in recinti di ambientamento dove affrontare la prima fase di inserimento nella nuova area naturale e acquisire maggiori capacità di trovare cibo, rifugio e protezione dai predatori. Nell’area scelta per il rilascio verranno poi favoriti interventi di miglioramento ambientale (come siepi e fasce di rispetto lungo le aree coltivate) e verrà verificata favorita la presenza degli insetti necessari alla loro alimentazione soprattutto nelle primissime settimane di vita dei pulcini. 

C’è ancora molto da fare, insomma, ma le prospettive sono incoraggianti. Grazie al lavoro della dottoressa Greco e dei suoi colleghi – impegnati a estrarre il dna e a sequenziarlo per produrre i frammenti target di interesse per questa specie nelle moderne stazioni robotiche, che permettono di lavorare sui grandi numeri con metodologie standardizzate – quest’anno sono state ottenute oltre 10.000 uova identificabili con un codice di coppia riproduttore che permetteranno di proseguire in maniera scientificamente impeccabile la reimmissione della sottospecie starna italica in natura. 

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