Se sfiorisce il mare

Il fitoplancton è diminuito del 40%. La causa sarebbero i cambiamenti nella circolazione oceanica, innescati dall’aumento della temperatura

foto di plancton

PROFONDO BLU

La Terra ha due “polmoni”: uno verde, l’altro blu. Il primo sono le foreste, con il loro immenso potere di generare ossigeno, rimuovendo anidride carbonica dall’atmosfera. L’altro polmone, quello blu, è il mare. Gli oceani emettono una quantità di ossigeno uguale alle piante terrestri. Da dove viene l’ossigeno marino? Da piante e alghe che vivono attaccate ai fondali, certo, ma anche dalle microalghe planctoniche, dette fitoplancton, che vivono sospese nelle acque libere.

Le microalghe sono invisibili, tranne quando le loro popolazioni esplodono e cambiano il colore del mare, in un modo tale che gli accumuli prodotti sulla superficie degli oceani sono visibili dai nostri satelliti. Queste “fioriture” sono frequenti lungo le coste dei continenti e sono diffuse su tutta la superficie del pianeta. Eppure, a dispetto della loro importanza per la sopravvivenza umana, nessun telegiornale parla mai dei fitoplancton, per quanto gli ecologi acquatici di tutto il mondo siano al lavoro da almeno un decennio per capire se e come questi esseri stanno rispondendo al cambiamento climatico.

I dati a disposizione non sono totalmente tranquillizzanti perché rilevano una riduzione globale del fitoplancton, che secondo alcuni autori ammonta fino al 40%. Una riduzione dovuta molto probabilmente ai cambiamenti avvenuti nella circolazione oceanica, a loro volta innescati dall’aumento della temperatura dell’atmosfera. Gli oceanografi cercano senza sosta di collegare quello che avviene in atmosfera a cosa succede in mare, perché dalla vita del fitoplancton e dello stato di salute del nostro “polmone blu” dipende anche la sopravvivenza dell’umanità sulla Terra.