Allevamenti, 200mila firme per dire basta alle scrofe in gabbia

L’iniziativa è di Ciwf Italia Onlus che il 18 febbraio ha incontrato a Roma una delegazione del ministro della Salute Roberto Speranza. La presidente Annamaria Pisapia: “Una transizione necessaria, per tutelare gli animali, l’ambiente, la nostra salute” / Scrofe in gabbia nell’eccellenza italiana delle Dop

scrofe in gabbia

Oltre 200.000 firme di cittadini consegnate al ministro della Salute Roberto Speranza per chiedere l’avvio in Italia della transizione a sistemi senza gabbie per le scrofe. L’iniziativa è di Ciwf Italia Onlus che il 18 febbraio ha incontrato a Roma alcuni collaboratori del ministro da cui ha avuto rassicurazioni della volontà di aprire un dialogo costruttivo per sostenere la sensibilizzazione all’argomento e lavorare insieme per la dismissione graduale dei sistemi in gabbia, in linea con quanto indicato dal Green Deal europeo.

“Siamo grati al ministro Speranza per avere ascoltato oggi la voce di oltre 200.000 cittadini italiani che hanno a cuore il benessere delle scrofe – ha dichiarato Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia Onlus – Abbiamo raccolto inoltre con entusiasmo la sua disponibilità ad avviare un dialogo positivo sulla transizione ai sistemi senza gabbie, una transizione necessaria, per tutelare gli animali, l’ambiente, la nostra salute e anche la reputazione del Made in Italy italiano, in un contesto in cui la sostenibilità è ormai irrinunciabile fattore di competitività”.

I numeri diffusi da Ciwf Italia raccontano di un’emergenza di cui, però, poco si parla. La quasi totalità delle scrofe allevate nel nostro Paese, circa mezzo milione di animali, trascorre circa metà della propria vita in gabbie che non consentono agli animali di muoversi, neanche di girarsi su se stessi, di fare il nido o accudire i propri piccoli. Da anni Ciwf Italia si impegna affinchè questi allevamenti siano sostituiti da sistemi senza gabbie, oggi già in uso in alcune importanti realtà produttive italiane. Il tema interessa molto gli italiani, come dimostrano le decine di migliaia di firma raccolte dalla petizione lanciata dall’associazione nel maggio 2018.

 

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