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Scrigno d’acqua

Dal mensile. Biodiversità, cibo, energia, materie prime. I servizi ecosistemici che rendono possibile la vita sulla Terra possono nutrire l’economia del futuro. Se gli ecosistemi marini saranno ben tutelati

L’economia del futuro sarà sempre più blu. Man mano che la popolazione mondiale aumenta e crescono le esigenze di cibo, di energia rinnovabile e di tecnologia, si guarda all’oceano come a una frontiera ricca di risorse e opportunità da sfruttare, dall’estrazione di metalli ai nuovi farmaci. Allo stesso tempo, c’è la consapevolezza di dover porre regole ben precise a tutela dell’ambiente, perché il mare continui a fornire i preziosi servizi ecosistemici che rendono possibile la vita sulla Terra.

Alimenti per tutti

Dovremmo imparare qualcosa dall’attuale crisi della pesca, dovuta principalmente all’overfishing, cioè al prelievo eccessivo, tale da non consentire il ricambio degli stock ittici. In un recente studio pubblicato su Nature, un team internazionale ha individuato, attraverso un algoritmo, alcune aree marine che, se tutelate, consentirebbero la conservazione di oltre l’80% degli ecosistemi che ospitano specie minacciate. «Oggi solo il 7% degli oceani gode di una qualche protezione, eppure l’economia mondiale trarrebbe grossi benefici se la percentuale fosse elevata almeno al 30%», afferma Enric Sala, uno degli autori della ricerca. «Una nuova geografia di protezione permetterebbe l’aumento del pescato per oltre 8 milioni di tonnellate. Il peggior nemico della pesca, infatti, è l’overfishing, non il divieto di praticarla in alcune zone e in alcuni periodi».
Il 40% della popolazione mondiale vive lungo le coste, a una distanza massima di 100 km. Questo è uno dei molti dati contenuti nel secondo “World ocean assessment”, una valutazione completa e aggiornata sullo stato dell’oceano, pubblicata dall’Onu lo scorso aprile mettendo insieme centinaia di studi a livello globale. La produzione di cibo dal mare rappresenta il maggior settore produttivo per numero di lavoratori coinvolti. Non parliamo solo di pesca: l’acquacoltura, da cui si traggono beni di origine animale e vegetale, è in crescita. Nel 2017 il suo valore stimato globale era di 250 miliardi di dollari. La coltivazione di alghe, impiegate nell’industria alimentare ma anche nella cosmesi e in medicina, è passata da 24,6 milioni di tonnellate nel 2012 a 32 milioni nel 2017, pari a 11,85 miliardi di dollari secondo la Fao. Il primo Paese produttore è la Cina, seguita dall’Indonesia e dalle Filippine.

Sfruttamento consapevole

Dall’oceano, con impianti di desalinizzazione in Medio Oriente, Nord Africa e in alcune isole, si trae sempre più anche l’acqua, con crescenti impatti, per l’impiego di energia da fonti fossili e a causa degli scarichi di salamoia che possono alterare gli ecosistemi. Un prodotto è anche il sale, ma quello marino rappresenta solo un ottavo della produzione mondiale. Il 27% del petrolio e il 30% del gas sono ancora estratti offshore. L’oceano però sarà protagonista anche della transizione alle rinnovabili. La fonte più promettente è quella del vento: nel 2019, su un totale di 28,3 GW di potenza installata in piattaforme offshore, 22 erano in Europa, principalmente nel Mar del Nord. Le tecnologie per lo sfruttamento del moto ondoso, delle correnti e delle maree, invece, chiedono ulteriori sviluppi per un impiego su vasta scala.
Le rinnovabili necessitano anche di una gran quantità di metalli presenti in fondo all’oceano. Storicamente l’estrazione di materie prime si concentra su depositi superficiali, all’interno delle acque territoriali: sabbie e ghiaia sono estratte in molti Paesi dell’Europa occidentale, diamanti in Namibia, stagno nel Sudest asiatico e sabbie ferrose in Nuova Zelanda. Un elevato potenziale è però oltre i 200 metri di profondità, ormai raggiungibili grazie alle nuove tecnologie ma non ancora sfruttato. L’Onu ha dato all’Isa, l’International seabed authority, il compito di fissare regole chiare perché l’estrazione non comprometta la qualità ambientale degli oceani, per lo più inesplorati, e il futuro dell’umanità.

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Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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