Scorie nucleari, a Rotondella rimosso monolite di 130 tonnellate

“Dopo anni di attesa e di pazienza da parte dei lucani siamo giunti a un’avanzata fase nelle operazioni di messa in sicurezza , nella speranza che si arrivi quanto prima alla riconsegna dell’intera area”. Così l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa durante l’estrazione

Rotondella

Eppur qualcosa si muove a Rotondella, provincia di Matera. La Sogin, società dello Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari in Italia, ha effettuato l’estrazione definitiva di una struttura verticale di 130 tonnellate di massa e un volume di 54 metri cubi poi spostata in una fossa (nota come Fossa 7.1) di 6,5 metri di profondità. “Dopo anni di attesa e di pazienza da parte dei lucani siamo giunti a un’ avanzata fase nelle operazioni di messa in sicurezza , nella speranza che si arrivi quanto prima alla riconsegna dell’ intera area”. Così l’ assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa, che ha partecipato all’iniziativa organizzata da Sogin.

Il monolite, una massa di cemento armato contenente rifiuti radioattivi di circa 130 tonnellate e con un volume di 54 metri cubi, è stato estratto da una profondità di 6,5 metri. “All’ interno del monolite – ha ricordato l’ assessore – sono conservati fusti di tipo petrolifero da 220 litri , inglobati in malta cementizia, all’ interno di quattro pozzi. Oggi si è provveduto al sollevamento e all’ estrazione di quel blocco contenente materiali pericolosi”. I quattro pozzi rimossi sono stati trasferiti in massima sicurezza in un deposito del sito per il loro stoccaggio temporaneo. “Ora sarà possibile passare all’ ultima fase dei lavori, che – ha concluso Rosa – consentiranno di procedere alla bonifica e al rilascio dell’area della Fossa 7.1.

A Rotondella fra gli anni ’60 e ’70 fu realizzato uno dei tre impianti nazionali di ricerca sul ciclo dei combustibili nucleari. Oltre all’Eurex di Saluggia in provincia di Vercelli e all’Opec di Casaccia in provincia di Roma, a Rotondella fu costruito un impianto Itrec (impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile).  Nel 2003, l’anno delle proteste di Scanzano Jonico a una manciata di chilometri da Rotondella contro la realizzazione del sito nazionale per la raccolta di rifiuti radioattivi, la Sogin ha assunto la gestione dell’impianto con l’obiettivo di realizzare il decommissioning, vale a dire l’allontanamento del combustibile nucleare, la decontaminazione e lo smantellamento delle strutture con la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

Per Fontani  amministratore delegato di Sogin “siamo in una fase importante che è quella della validazione della Cnapi (Cassa nazionale delle aree potenzialmente idonee, ndr). Una volta che sarà validata, la procedura successiva sarà quella di renderla pubblica e poi di discussione con le popolazioni. Il deposito ad oggi è previsto al 2025. Facendo le corse si fa ancora in tempo”.