martedì 30 Novembre 2021

Acquista

Login

Registrati

SCEGLI L’ABITO GIUSTO

iStock_000020924932_Double

Ci fermiamo mai a pensare alla vita degli abiti che indossiamo? Com’è stato confezionato e che impatto avrà sull’ambiente? Vivere green ormai è una scelta che abbraccia sempre più ambiti e anche la moda oggi sceglie di produrre nel rispetto dell’ambiente. Molti marchi internazionali hanno dedicato intere collezioni al green style come Vivienne Westwood con la sua “Climate revolution” o Stella McCartney. Ma anche in Italia l’attenzione è alta: «Molte aziende di moda si stanno impegnando per garantire tessuti controllati o riciclati, e la nostra federazione pone particolare attenzione all’etichettatura dei prodotti con certificazione green – afferma Massimo Torti, segretario generale della Federazione moda italiana – vogliamo una moda sostenibile».

Secondo il rapporto GreenItaly di Unioncamere e Fondazione Symbola quando si parla di sostenibilità nel settore della moda bisogna riferirsi ad almeno tre ambiti: alle materie prime che devono essere certificate, alla creazione e alla produzione dei filati e dei tessuti, alla tintura e fissaggio del colore attività che da sole, all’interno dell’intero ciclo produttivo, possono arrivare a consumare l’85% di tutta l’acqua necessaria, il 75% dell’energia e il 65% dei prodotti chimici.

Tuttavia, definire un capo d’abbigliamento “ecosostenibile” non è semplice e il consumatore che voglia acquistare ecofriendly non ha di certo vita facile entrando nei più comuni negozi di abbigliamento. Come sostiene Guido Bottini, responsabile area ambiente di Sistema moda italia, una delle più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza del settore tessile «il termine green è generico e non conferisce nessuna caratteristica realmente qualificante al prodotto». Invece, quello che viene certificato come proveniente da agricoltura biologica può già fornire delle informazioni più definite. Ci si potrebbe poi imbattere in collezioni cruelty free o magari acquistare una borsa vegana. In questo caso l’attenzione si sposta sul rispetto degli animali, perché si tratta di oggetti realizzati senza l’uso di pelle o altri tessuti di origine animale, come la pelliccia spesso usata come guarnizione dei cappucci delle giacche. «In Italia sempre più catene di negozi hanno adottato una politica fur free – racconta Ariella Martino, una delle fondatrici di Stiletico – sempre più marchi diffusi hanno delle linee di capi green, e molti di loro si sono già impegnati a non utilizzare ad esempio pellicce vere per colli e cappucci. Dopo la prima, Zara, hanno seguito l’esempio Upim, Coin, Oviesse, Guess, Stefanel, Carrefour, Sixty, Diesel, Bennet, Auchan, Escada».

100% organico

Nell’acquisto di prodotti di abbigliamento, le parole “etico”, “naturale” ed “ecologico” in realtà indicano dei concetti astratti difficilmente riconducibili a standard precisi che ancora non sono riconosciuti universalmente. «Ci sono numerosi tentativi di certificazione, sia nazionali che internazionali, che aiutano a capire che cosa si sta acquistando – prosegue Torti – Ma nella maggior parte dei casi garantiscono solo alcune fasi del più complesso ciclo di vita di un prodotto tessile». Dalla produzione dei materiali all’esposizione del prodotto nei negozi, la strada è lunga e a volte quello che nasce come ecosostenibile può non esserlo più alla fine della lavorazione.

In Italia, un lodevole tentativo di dare ordine a questa materia così complessa è stato dato dal “Manifesto della sostenibilità per la moda italiana”, promosso dalla Camera nazionale della moda e pubblicato a giugno 2012. Si tratta di un decalogo, dedicato alle aziende, che traccia le linee guida per una gestione responsabile di tutta la catena di produzione del comparto moda.

Ecomoda di qualità

Un primo passo per un acquisto consapevole è prestare attenzione ai materiali con cui è fatto un prodotto. Nella scelta si tende a prediligere i tessuti naturali a quelli sintetici, che se prodotti da polimeri derivati dal petrolio attraverso processi chimici hanno un forte impatto ambientale. Ma la questione non è così scontata. «Infatti – avverte Guido Bottini – la sostenibilità di un prodotto e il suo conseguente acquisto non dipendono dal fatto che sia naturale o sintetico». Anche le fibre comunemente considerate naturali possono presentare delle insidie. La lana, che è una fibra naturale ricavata da diverse tipologie di animali (ovini, conigli o camelidi) attraverso la tosatura, può essere sottoposta a trattamenti chimici nella sua lavorazione, ad esempio per sbiancare o ammorbidire le fibre, che potrebbero avere conseguenze sul piano dell’impatto ambientale.

«È pur vero – continua Bottini – che una fibra, anche se subisce un trattamento chimico, non è detto che non sia ecologica; applicando un Lca (Life cycle analysis) si potrebbe arrivare a degli ottimi risultati dal punto di vista ecologico».

La seta è una fibra naturale, ma è messa sotto accusa dal fronte animalista perché l’estrazione prevede d’immergere le larve in acqua bollente provocandone l’uccisione. Non tutti sanno, però, che esiste un particolare tipo di seta, la buretta, che viene ottenuta aspettando che la farfalla fuoriesca naturalmente dal bozzolo al termine dello stadio larvale per poi lavorarne solo i cascami.

Accanto a queste fibre di origine animale ci sono numerosi materiali di origine vegetale. Il cotone è senza dubbio quello più diffuso, ma non sempre è sinonimo di ecosostenibilità. Il cotone derivante da coltivazioni convenzionali necessita di grandi apporti di acqua, grandi superfici di terreno e anche numerosi interventi chimici come insetticidi ed erbicidi. La lavorazione per ottenere la fibra tessile prevede l’utilizzo di agenti chimici per schiarirlo, ammorbidirlo o colorarlo e trattamenti anti muffa.

«Il cotone naturale non è bianco – ricorda la dottoressa Pucci Romano, specialista in Dermatologia e presidente dell’Associazione internazionale di ecodermatologia Skineco – Però l’idea di pulito viene associata al bianco. Per sbiancare il cotone si usano perclorati, formaldeide, una serie di sostanze citotossiche in grado di rimanere sui tessuti anche “fino a 10 lavaggi”». Ci si può orientare, quindi, verso il cosiddetto cotone organico, cioè quello proveniente da agricoltura biologica. Di grande diffusione è il lino, altra fibra naturale che conta su una delle lavorazioni più rispettose dell’ambiente, assieme alla canapa. Meno conosciuto ma molto simile al lino è il ramie, una pianta della famiglia delle ortiche da cui si ricava un tessuto.

pianta di lino essiccata
Una pianta di lino essiccata

Esistono ancora altre fibre di origine vegetale, non più conosciute oggi come un tempo, quali il bambù, che ha proprietà antibatteriche, antistatiche, protegge dai raggi Uv e ha un maggior potere assorbente rispetto al cotone, ma anche la rafia, la ginestra e il cocco.

Qualunque sia la fibra naturale utilizzata, se viene poi trattata con sostanze chimiche inquinanti, perde ovviamente le caratteristiche di sostenibilità. «Tra le varie fasi della lavorazione, sicuramente la colorazione è quella che ha maggiore esposizione chimica – afferma la dermatologa – ma anche il confezionamento finale ha un grande peso a causa dell’appretto che viene utilizzato, per questo sempre meglio lavare un prodotto nuovo prima di indossarlo».

Oggi si posso usare con ottimi risultati i coloranti di nuova generazione, che sono chimici ma completamente biodegradabili, per ridurre del tutto il loro impatto sull’ambiente. È molto importante fare attenzione ai componenti chimici presenti nei tessuti, poiché alcune sostanze, come ftalati o composti perfluoroclorurati, con il contatto prolungato possono portare all’insorgere di patologie.

I problemi più comuni sono le dermatiti da contatto, le allergie, gli eritemi. Il nostro organismo può entrare in contatto con i composti chimici per inalazione di vapori causati dalla reazione del sudore con il tessuto trattato oppure, come nel caso dei nonilfenoli etossilati, la sostanza viene dispersa nell’ambiente con il lavaggio in lavatrice dei capi. Ma Massimo Torti rassicura che «i prodotti a marchio Ce rispondono ai requisiti essenziali indicati nei diversi provvedimenti Ue in materia di sicurezza, sanità pubblica, tutela del consumatore».

Il problema più concreto, dunque, deriva dal fatto che alcuni paesi dell’Estremo oriente non prevedono lo stesso tipo di controllo. Di conseguenza, è bene fare attenzione ai prodotti di importazione, guardare sempre l’etichetta e diffidare di un rapporto qualità prezzo troppo vantaggioso.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

Articoli correlati

Forum QualEnergia 2021, appuntamento a Roma l’1 e 2 dicembre

A Roma Eventi in Piazza di Spagna due giornate di confronto e dibattito su "Le opportunità economiche tra PNRR e transizione energetica". Il programma dei lavori

LA LOTTA È SPERANZA. PRESENTAZIONE DI NUOVA ECOLOGIA DI DICEMBRE

DALLE 15:00. Introduce e modera Francesco Loiacono, direttore di Nuova Ecologia, intervengono: Mauro Albrizio, ufficio europeo di Legambiente, Tiziana Guerrisi, fondatrice Next New Media, Grazia Forino, attivista e volontaria del progetto Youth4Climate, Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente, e i giornalisti di Nuova Ecologia Fabio Dessì, Rocco Bellantone, Giulia Assogna. Durante la presentazione Gianlorenzo Ingrami realizza delle vignette in diretta

“La lotta è speranza”, il numero di dicembre de La Nuova Ecologia

La sfida della crisi climatica post Glasgow, le 100 notizie verdi del 2021, l’intervista allo scrittore Paolo Cognetti, l’inchiesta sui Parchi a 30 anni dalla legge quadro che istituì le aree protette in Italia e molto altro. La presentazione oggi alle ore 15.00 sul sito e sui canali social

Seguici sui nostri Social

16,989FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Economia circolare, 200 cittadini attivi in tutta Italia per il progetto “New Life”

Sostenuto da Crédit Agricole Italia e Legambiente, è volto alla riqualificazione urbana ma comprende anche tutorial con consigli per stili di vita sostenibili, dalla cucina degli scarti alla cosmesi naturale

FORUM QUALENERGIA SICILIA

Dalle 9.30 Forum Qualenergia Sicilia in diretta da Palermo. Un’occasione per confrontarsi con il mondo delle rinnovabili, per collaborare nella costruzione di un quadro normativo e di strumenti e azioni finalizzate a supportare il capitale tecnologico e umano necessario allo sviluppo sostenibile dell’isola.

FORUM ECONOMIA CIRCOLARE TOSCANA

Dalle 9,00 la sesta edizione dell'Ecoforum Toscana. L'esperienza virtuosa di Prato circular city che ha come obiettivo l'accelerazione nella transizione ecologica della città. Innovazione e sostenibilità nella mission dei gestori, in attesa del nuovo Prb. Il racconto dai distretti (cartario, tessile, lapideo, vitivinicolo), le politiche per la riduzione degli sprechi, la gestione dei rifiuti urbani e l’analisi dei flussi sugli speciali

Mediateca delle Terre, un archivio per la cultura contadina

Crocevia inaugura a Roma l’Archivio e Mediateca delle Terre: oltre mezzo secolo di storia contadina in duemila filmati, fotografie, diapositive, libri e riviste da tutto il mondo

Agroecologia, la pastora Assunta Valente premiata ambasciatrice del territorio da Legambiente

Il riconoscimento in occasione del III Forum nazionale dell'Agroecologia Circolare di Legambiente. L'imprenditrice, che svolge la sua attività sulla montagna del frusinate al confine con il Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, da tempo è vittima di atti intimidatori. L'appello della documentarista Anna Kauber: "Non lasciamola sola"
Ridimensiona font
Contrasto