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Chiude Scalamercalli, l’ambiente in Rai
sempre più ai margini

luca-mercalliE così l’anno prossimo nel palinsesto della Rai mancherà Scalamercalli. Si discute del ricambio alla direzione dei Tg in questi giorni, dell’allontanamento dai microfoni di due geniali performer come Lillo e Greg. Rischia di passare in sordina la cancellazione di questo programma che raggranellava un milione di spettatori nella prima serata di Rai Tre per parlare di clima, recupero di materia o biodiversità mentre sulle reti concorrenti si ballava sotto le stelle o si seguivano le sfide all’ultima lacrima di Amici. Peccato perché il canone questa funzione avrebbe, quella cioè di compensare gli andamenti del mercato pubblicitario comprensibilmente centrato sull’Auditel per investire su progetti di lungo periodo, che possano formare l’opinione pubblica intorno a questioni dirimenti per il futuro del paese richiamando un quarto (che non è neanche così poco) dello share esibito dai format d’intrattenimento.

Ma facciamocene una ragione, le politiche aziendali (coerentemente con i governi) guardano da tempo in tutt’altra direzione come raccontava qualche mese fa, alla vigilia del rinnovo del contratto di servizio, Vittorio Emiliani lanciando un appello contro l’eutanasia nei canali generalisti dei programmi a sfondo ambientale e culturale, basti pensare alla progressiva marginalizzazione di “Ambiente Italia” o di “Bellitalia” e in tempi più remoti di “Gaia”, artefice di molte sperimentazioni sui linguaggi divulgativi. E chissà che nella chiusura al secondo anno della trasmissione condotta da Luca Mercalli, con i pregi e i difetti che aveva, non ci sia lo zampino di un’interrogazione parlamentare presentata in primavera da tre senatori del Pd (ne parla qui Sergio Ferraris) a proposito di un approfondimento sulla Tav che evidentemente dalle parti del Nazareno non era piaciuto.

La “Federazione italiana dei media ambientali” si è prontamente mobilitata a sostegno di Scalamercalli con una lettera ai vertici della Rai mentre su Change è partita una petizione che ne chiede il ripristino. Il problema però ci sembra vada oltre l’indispensabile tutela dei programmi specialistici, quelli espressamente dedicati alle tematiche “verdi” che pure rappresentano capisaldi da non perdere, anzi da valorizzare anche come luoghi di ricerca sulla mediazione del contenuto scientifico-ambientale (nel segno, per inciso, di Giancarlo Pinchera che aveva “sfondato” su RaiUno negli anni Ottanta con i suoi interventi sulle tematiche energetiche all’interno di “Linea Verde”). Perché l’ambiente manca come chiave di lettura nella narrazione complessiva della televisione italiana, pubblica e privata, nel sommario dei Tg o nei talk show dedicati alla politica in cui la questione climatica, vera emergenza della nostra epoca, emerge con il contagocce. E ancora nei contenitori che potrebbero fornire spunti di approfondimento ai telespettatori su molti argomenti legati alla salute e alla qualità della vita conversando con taglio costruttivo sui nuovi stili di vita per accelerare i tempi di un cambiamento nella direzione dell’economia low carbon, già in atto presso le fasce più dinamiche della popolazione.

In questi termini bisognerebbe aprire il dibattito con la Commissione per l’indirizzo e la vigilanza perché la tv generalista, il mainstream per eccellenza, con la Rai in prima fila rappresenti un fattore d’innovazione per la società italiana anziché una costosa palla al piede, fra giochi dei pacchi e teatrini della politica, come sempre di più ci sembra stia diventando.

L’autore è segretario generale della Federazione italiana media ambientali

Marco Fratoddi
Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it. 3357417705

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