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Torna in tv “Scala Mercalli”

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Le tematiche ambientali guadagnano sempre più spazio sui mezzi d’informazione. E anche il pubblico s’interroga con maggiore frequenza e attenzione intorno ad argomenti una volta di nicchia, compreso il cambiamento climatico. Ma l’informazione a questo proposito avviene sempre in maniera scientificamente corretta? E nella maniera più costruttiva? Ne abbiamo parlato con Luca Mercalli, che da anni s’impegna per portare all’attenzione generale i problemi del pianeta. Dopo il successo dello scorso anno, ogni sabato (dal 27 febbraio) il meteorologo col papillon torna su Raitre (ore 21.30) per la seconda edizione di Scala Mercalli.

Il suo programma dedicato all’ambiente e alle problematiche del clima vede la luce per la seconda volta. Si aspettava il bis di questo progetto che tratta tematiche così sensibili ma spesso ancora sottovalutate?
Non me lo aspettavo certamente l’anno scorso, alla vigilia della prima edizione. Subito dopo l’ultima puntata, però, si è deciso di riproporre il programma l’anno seguente. I numeri dell’ascolto hanno subito convinto la direzione a continuare con questo progetto. Avevamo superato il milione di telespettatori e, a livello televisivo, è un bel traguardo.

Il 2015 è stato l’anno del clima. Tra l’enciclica papale e la Cop21, le tematiche ambientali sono state molto più presenti nei mezzi d’informazione. Ma è stato sufficiente?
Certamente i media hanno parlato di clima e ambiente più del solito, ma non abbastanza. La comunicazione ambientale si divide in due, purtroppo. Da una parte abbiamo i piccoli media, sconosciuti ai più, che si rivolgono a un pubblico di persone in realtà già informate e per questo interessate ad approfondire. Dall’altra abbiamo i grandi media che ne parlano poco e male, spesso con errori e inesattezze scientifiche. Con superficialità, insomma. E per questo chi “ignora” spesso rimane ignorante. Quindi possiamo dire che gli eventi del 2015 e l’informazione che ne è derivata sono stati una spinta iniziale, ma c’è ancora molta strada da fare. L’emergenza climatica dovrebbe essere all’ordine del giorno e siamo ben lontani da questo.

Sulla base dell’esperienza dello scorso anno, ha dovuto cambiare qualcosa nella struttura del programma?
Certamente abbiamo aggiustato il tiro. Di diverso rispetto all’anno scorso c’è l’impostazione della puntata. Abbiamo cercato una formula che coinvolga di più il pubblico. Ogni serata ha un tema principale e un solo ospite in studio, anziché due. In compenso però sono aumentati i servizi sul territorio. In ogni puntata ne vengono trasmessi ben tre. Attraverso questi servizi si abbandona la teoria e le persone possono vedere cosa accade intorno a loro e magari sentirsi maggiormente coinvolte. Inoltre mostreremo, sì, i problemi legati al clima, ma puntando sempre l’attenzione sulle possibili soluzioni. Parleremo di fonti rinnovabili per l’energia e di mobilità sostenibile, porteremo esempi di riciclo virtuoso dei rifiuti, mostreremo nuovi modelli di sviluppo economico con un minor impatto sull’ambiente.

A quale tipo di pubblico si rivolge?
A quello più ampio possibile. Come si dice, più siamo meglio è. Sono consapevole che chi mi segue alla fine è in gran parte il pubblico ambientalista italiano, ma vorrei conquistare mano a mano anche chi di ambiente e clima sa poco o niente. In particolare il mio desiderio è coinvolgere i giovani. Sono loro che più soffriranno gli effetti dei cambiamenti climatici e devono essere sensibilizzati e pronti.

Quali sono le sue aspettative?
Non so cosa aspettarmi e non voglio fare pronostici. So che anche quest’anno per preparare il programma abbiamo fatto il massimo con i mezzi che abbiamo. Aumentare i servizi sul territorio spero possa avvicinare maggiormente le persone alle tematiche ambientali, facendole sentire coinvolte. Per il resto, bisogna aspettare e vedere i risultati. Io non ho la bacchetta magica della comunicazione. Forse solo il Festival di Sanremo ce l’ha, ma i problemi non si risolvono con le canzonette. 

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