mercoledì 20 Gennaio 2021

#SavePongo, le associazioni scrivono ai parlamentari europei italiani

 immagine di un orango con una "pistola" puntata contro

Oggi Legambiente, T&E, WWF, Greenpeace, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Cittadini per l’Aria, Kyoto Club hanno scritto a tutti i 72 parlamentari europei italiani. Perché non è finita la rivolta europea degli umani e degli oranghi del Borneo per fermare la distruzione delle foreste e delle torbiere tropicali per produrre olio di palma miscelati al “biodiesel”. Anzi, è al suo culmine. Ora siamo alla seconda petizione, dobbiamo firmare una seconda volta, per richiedere alla commissione di togliere tutte le eccezioni e le deroghe al divieto all’utilizzo di olio di palma e di soia. Si firma qua https://www.legambiente.it/savepongo/ per dire che ci piace la parte dell’Atto normativo che toglie l’olio di palma e di soia dai biocarburanti sussidiati e riconosciuti, ma che non ci piace per nulla la parte in cui si permettono eccezioni talmente larghe da permettere di continuare ad usarli.

Abbiamo scritto a tutti i parlamentari europei per chiedergli di fare il loro mestiere, di vigilare sull’Atto delegato che poi dovranno votare, perché “venga detta al più presto la parola fine alle “false rinnovabili” capaci di creare più danni che vantaggi all’ambiente”. Ricordiamo che era stato lo stesso Parlamento europeo a indicare – nel giugno 2018 – la fine all’uso di questi pessimi biocarburanti con Atto delegato che la Commissione (il governo) doveva preparare entro febbraio. Dallo scorso dicembre una campagna promossa da decine di associazioni in tutta Europa ha portato 625.000 cittadini europei a firmare la nostra petizione in meno di 60 giorni.

Nonostante questo l’Atto delegato riconosce certo il danno alla biodiversità e all’ambiente dell’olio di palma (tre volte peggiore del gasolio fossile) e dell’olio di soia (due volte peggiore), ma, contemporaneamente, stabilisce eccezioni e condizioni tali da non cambiar nulla. Le importazioni di olio di palma dai grandi mulini dell’Indonesia e dalla Malesia non cambieranno e ci si limiterà a produrre scartoffie di documentazione legate alla certificazione che attesteranno la provenienza da “piccole” aziende (5 ettari) o da terre parzialmente incolte negli ultimi 5 anni. Nel caso della soia è stato stabilito di ammetterla tutta perché la deforestazione provocata dalle nuove coltivazioni riguarderebbe “solo” l’8% della produzione. Secondo noi la deforestazione deve fermarsi, non progredire un po’ più lentamente. Già la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha espresso la sua contrarietà.

“Ci auguriamo – così conclude la lettera delle associazioni ai parlamentari europei italiani – che lei possa contribuire ad aumentare la pressione sulla Commissione. Perché, alla fine, se l’atto delegato risulterà troppo ambiguo, se non raggiungerà lo scopo di eliminare biocarburanti dannosi, la nostra sola alternativa sarà richiedervi che il Parlamento ponga il veto.” Una soluzione estrema, che non ci auguriamo perché lascerebbe un vuoto normativo sino all’indomani dell’elezione del nuovo parlamento. Come dire: cari onorevoli, vi teniamo d’occhio, anche perché tra qualche settimana vi dobbiamo votare.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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