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Incendi in Sardegna, serve una gestione sostenibile di territori e risorse

Almeno 20mila gli ettari devastati dalle fiamme nell’Oristanese. L’appello di Annalisa Colombu, presidente di Legambiente Sardegna: “I cambiamenti climatici renderanno i nostri territori sempre più soggetti a giornate come quelle che abbiamo vissuto nelle scorse settimane. Dobbiamo mettere in sicurezza le nostre fonti principali di introiti”

È esteso per almeno 20mila ettari il perimetro del rogo che è divampato nei giorni scorsi in Sardegna nell’Oristanese. Un’ondata di incendi che preoccupa non solo per la sua gestione nell’immediato, ma anche in prospettiva futura per impedire che questo come altri territori d’Italia continuino a essere colpiti da catastrofi ambientali che sono connesse direttamente alla crisi climatica in atto.

Gli incendi scoppiati nel Montiferru negli scorsi giorni hanno bruciato il 10% di tutto il territorio della provincia di Oristano: un bilancio pesantissimo, e ancora in aggiornamento, cui si somma anche il numero degli sfollati tra la popolazione, circa 1.500 persone. A contrastare le fiamme, un enorme dispiego di forze e mezzi, con 7.500 uomini a lavoro.

«La Sardegna nei giorni scorsi è stata interessata da incendi di grande importanza che hanno devastato estese porzioni del suo territorio, principalmente nella parte nord-occidentale della regione – spiega a La Nuova Ecologia la presidente di Legambiente Sardegna Annalisa Colombu – Questi incendi si sono verificati nel corso di giornate caratterizzate da un forte vento di scirocco con temperature molto elevate. Ciò ha fatto sì che l’incendio divampasse con grande violenza e a velocità enormi».

Oltre a una forte preoccupazione per le comunità dei territori colpiti dai roghi, in grandissima difficoltà, a preoccupare Legambiente è il futuro. Come ricorda l’associazione ambientalista, le previsioni del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) dicono che entro la fine del secolo le temperature estive nel Sud Italia sfioreranno costantemente i 40 gradi: se non gestite con cura, le foreste rischiano di essere danneggiate dal fuoco, dal vento e di non risultare più efficaci contro il dissesto idrogeologico. “Dobbiamo chiederci cosa dobbiamo fare per limitare i danni degli incendi – prosegue Colombu – Occorre un governo del territorio puntuale che i nostri genitori e i nostri nonni hanno sempre portato avanti. È necessaria l’eliminazione di tutta quella vegetazione secca che rappresenta per gli incendi un combustibile di grande pericolosità. I cambiamenti climatici renderanno i nostri territori sempre più soggetti a giornate come quelle che abbiamo vissuto nelle scorse settimane, con temperature elevate e venti forti di scirocco o di maestrale».

È necessaria l’eliminazione di tutta quella vegetazione secca che rappresenta per gli incendi un combustibile di grande pericolosità. I cambiamenti climatici renderanno i nostri territori sempre più soggetti a giornate come quelle che abbiamo vissuto nelle scorse settimane, con temperature elevate e venti forti di scirocco o di maestrale
– Annalisa Colombu, presidente Legambiente Sardegna

Le parole chiave per impedire nuovi disastri sono prevenzione ed educazione ambientale. «Si possono ridurre i danni con una grande attività di prevenzione – conferma Colombu – Dobbiamo prepararci a questi eventi. Un’altra attività di grande importanza è l’educazione ambientale a partire dalla scuola e dai bambini più piccoli. Serve sensibilizzare i cittadini perché questi incendi talvolta sono causati anche da incidenti che si trasformano in tragedie e devastazioni. Capire cosa va evitato per limitare l’innesco degli incendi e cosa va fatto se parte un incendio, è fondamentale per ridurre la portata di questi eventi».

Nel caso specifico della Sardegna, quanto sta accadendo richiede una riflessione più profonda affinché si punti su modelli economici e di sfruttamento delle risorse più sostenibili. «I nostri territori hanno improntato la loro economia sullo sfruttamento delle risorse locali, e dunque l’allevamento, l’agricoltura, le produzioni specifiche come quella di olio, il turismo sostenibile legato alle bellezze del territorio e alle produzioni tipiche – conclude Colombu – Tutta questa economia oggi è devastata. Legambiente da sempre auspica un ritorno a un’economia basata sull’ambiente, la natura, la gestione virtuosa del territorio. Dobbiamo mettere in sicurezza quelle che sono le nostre fonti principali di introiti, così come farebbe una grande industria con i propri impianti. Perché queste risorse sono le nostre principali fonti di produzione».

Negli ultimi giorni, nuovi e devastanti incendi non hanno risparmiato nemmeno la Sicilia occidentale, tra il Trapanese e l’Agrigentino, dal Monte Erice al Bosco dei Sicani, devastando luoghi di grandissimo pregio. Altri roghi, nel weekend, si sono inoltre verificati nel Lazio, a Civitavecchia, e nel quadrante Sud-Est di Roma.

«È più che evidente come eventi del genere, che negli ultimi anni tornano a ripetersi con maggiore frequenza e intensità e con dinamiche spesso del tutto simili tra loro, non possano più essere affrontati in un’ottica emergenziale, come da tempo da noi denunciato – sottolinea Antonio Nicoletti, Responsabile Nazionale Aree Protette e Biodiversità di Legambiente – La parola d’ordine è prevenzione: bisogna puntare sulla prevenzione forestale a tutti i livelli pianificatori, eseguire l’analisi della previsione dei rischi e valutare le azioni necessarie per ridurre la vulnerabilità delle foreste. Serve, in particolare, un sistema di prevenzione multirischio (patologie, incendi, eventi estremi). Di fondamentale importanza, inoltre, il presidio e la cura del territorio e il contrasto all’abbandono del bosco. Infine, è altrettanto importante organizzare un sistema di intervento di protezione civile che metta in atto misure efficaci per tamponare la prima emergenza ed evitare che i danni abbiano effetti prolungati e più gravi dal punto di vista economi­co, paesaggistico e sociale».

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Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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