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Sant’Anna di Pisa: progetto di ricerca aumenta la resistenza dei boschi al cambiamento climatico

Il LIFE CO2PES&PEF punta a incrementare i serbatoi forestali di carbonio. Con dei simulatori che riproducono le dinamiche di accrescimento delle aree boschive

di EDOARDO NEVOLA e GIORGIO VACCHIANO

I serbatoi di carbonio delle foreste italiane sono minacciati dalla crisi climatica, dagli eventi estremi sempre più diffusi (incendi, tempeste di vento), dalla carenza di gestione sostenibile e pianificazione forestale, e da un uso non ottimale dei prodotti legnosi. Una gestione appropriata donerebbe ai boschi maggior resistenza e resilienza nei confronti di questi rischi e ottimizzerebbe la distribuzione in diverse classi d’età dei popolamenti forestali, massimizzando l’assorbimento di carbonio e la generazione di prodotti legnosi a lunga durata.

Foreste: clima e non solo

Il progetto utilizza modelli di simulazione dell’accrescimento forestale che riproducono su computer le dinamiche di un bosco e analizzano il livello presente e futuro dell’assorbimento di carbonio, della protezione idrogeologica, e della vulnerabilità delle foreste a incendi e schianti da vento

Il LIFE CO2PES&PEF è un innovativo progetto di ricerca coordinato dalla Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa e finanziato dall’Unione Europea, che punta a incrementare i serbatoi forestali di carbonio e la resistenza delle foreste agli eventi climatici estremi e al dissesto idrogeologico, ridurre le emissioni derivanti dal settore forestale, e riconoscere il valore economico dei benefici ambientali generati da una gestione sostenibile delle foreste.

Il progetto utilizza modelli di simulazione dell’accrescimento forestale che riproducono su computer le dinamiche di un bosco e analizzano il livello presente e futuro dell’assorbimento di carbonio, della protezione idrogeologica, e della vulnerabilità delle foreste a incendi e schianti da vento. Questo permette di individuare le aree più adeguate a effettuare interventi selvicolturali al fine di mantenere la produttività forestale, favorire l’assorbimento di CO2 e la protezione idrogeologica e ridurre la vulnerabilità agli eventi estremi.

Foreste e dissesto idrogeologico

Per raccogliere i dati necessari al funzionamento di questi modelli, lo scorso autunno è stata condotta dall’Università di Milano una campagna di rilievi forestali nelle tre aree studio interessate dal progetto: una alpina, la proprietà regionale di Fusine nella Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, e due appenniniche, il Consorzio delle Comunalie Parmensi in località Borgotaro e il demanio regionale della Regione Emilia-Romagna in località Galeata. Per più di 5.000 alberi sono stati registrati la specie, le dimensioni del fusto e della chioma, ed è stata prelevata una carota di legno per verificare la velocità di accrescimento. Per ogni area di campionamento sono state le caratteristiche strutturali del bosco per valutarne l’efficacia protettiva nei confronti di valanghe, caduta massi e scivolamenti superficiali. Infine, in trenta diversi siti sono stati prelevati e pesati campioni di lettiera, legno morto, vegetazione erbacea e arbustiva per stimare la quantità e qualità della vegetazione suscettibile agli incendi.

I dati raccolti saranno uniti a quelli disponibili da piani di assestamento e scansioni LiDAR e quindi inseriti nei modelli di simulazione. Nei prossimi mesi, i software di progetto saranno calibrati e utilizzati per simulare lo sviluppo dei pool di carbonio nei prossimi 50 anni, in funzione di diversi modi di gestire il bosco. Il simulatore ForestGALES, sviluppato nel Regno Unito, sarà utilizzato invece per stimare la velocità critica del vento che comporterebbe degli schianti nei tre comprensori forestali e per produrre una mappa della vulnerabilità presente e futura delle foreste alle tempeste da vento. Infine, grazie ai dati raccolti sulla vegetazione combustibile, verrà simulato su software il passaggio di un incendio nei boschi esaminati, per calcolare la probabilità di combustione di ogni punto della foresta, il comportamento e la traiettoria potenziale degli incendi, e il loro effetto in termini mortalità degli alberi e emissioni di CO2.

Le foreste immagazzinano CO2

Nelle aree che si saranno dimostrate più fragili dal punto di vista del carbon sink, quindi a maggior potenziale di miglioramento, il progetto metterà in atti interventi di gestione forestale sostenibile su superfici di circa 60 ettari complessivi, nelle modalità suggerite dalla simulazione computerizzata, allo scopo di massimizzare i serbatoi di carbonio e i servizi ecosistemici che queste foreste possono fornire e minimizzare i rischi a cui sono più vulnerabili.  Una volta che gli interventi sperimentali saranno estesi alla totalità dei boschi inclusi nel progetto, potranno aumentare la CO2 immagazzinata di 51.000 tonnellate di CO2 immagazzinate nelle foreste e nei prodotti forestali, una riduzione di 5 tonnellate di CO2 per ettaro emessa a causa di incendi e schianti da vento e una riduzione di 0.4 kg di CO2 emessa per metro cubo di prodotti legnosi. Parallelamente, si prevede di ridurre il rischio idrogeologico in 10 ettari per area di studio e il rischio di incendio e di schianti da vento in 20 ettari per area di studio, nonché di favorire l’uso sostenibile dei prodotti legnosi certificati e lo sviluppo di una filiera forestale sostenibili con conseguente crescita del capitale investito e delle opportunità di lavoro.

Leggi anche:
“Giornata internazionale delle foreste: Legambiente lancia una web-app per salvarle”

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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