giovedì 21 Gennaio 2021

Salviamo Bialowieza

immagine di alberi tagliati

L’opinione dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea è attesa per il 20 febbraio. Poche settimane dopo, arriverà la sentenza. Entro marzo assisteremo all’epilogo di una delle più importanti battaglie ambientali degli ultimi anni in Europa: quella per la salvezza della foresta di Bialowieza, ecosistema millenario, per alcuni tratti ancora incontaminato. Si profila una condanna per la Polonia, che ha sdoganato la deforestazione in uno degli hotspot di biodiversità più importanti del continente.

Un atto indifendibile, promosso dal ministro dell’Ambiente Jan Szyszko. Con la scusa della presenza del bostrico dell’abete rosso, un coleottero nocivo per le piante, all’inizio del 2016 il ministro ha dato il via libera a un innalzamento del tetto di 63.000 metri cubi disboscabili nel periodo 2012-2021, soglia in realtà già quasi raggiunta nel 2017. Il suo decreto ha portato a 188.000 metri cubi il volume di legno recuperabile dalla foresta, coinvolgendo circa un milione di alberi di varietà anche diverse dall’abete. Al riparo dei loro rami dimorano ventimila specie animali, fra cui 250 specie di uccelli e centinaia di bisonti europei, i più grandi mammiferi sul continente, oggi sull’orlo della scomparsa. La spinta alla deforestazione è in palese violazione delle norme Ue sulla tutela della biodiversità, e per questo ambientalisti e istituzioni comunitarie si sono lanciati in una battaglia legale per bloccare il governo. Dopo numerosi richiami rimasti lettera morta, la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti di Varsavia. L’iter è alle battute finali, con la Polonia che rischia una multa di 100.000 euro al giorno. Nel luglio scorso era già stato intimato l’alt dal primo tribunale d’Europa nei confronti dell’esecutivo, che però ha ignorato l’ordine di fermare immediatamente il taglio di abeti e querce secolari. È la prima volta che uno Stato membro non ottempera agli ordini della Corte di giustizia, un pessimo precedente per le politiche ambientali.

Con il recente cambio alla premiership, che ha premiato Mateusz Morawiecki, qualche spiraglio si è aperto. «Se la decisione sarà di fermare la deforestazione, ci aspettiamo che il nuovo premier la rispetterà – rassicura Krzysztof Cibor, attivista di Greenpeace Polonia – Le operazioni, dopo la decisione provvisoria del 20 novembre, sono ora ridotte al minimo, un segnale positivo in base al quale pensiamo che il governo non ignorerà la Corte».

Fra bisonti e turismo

Bialowieza è l’ecosistema forestale meglio conservato nel Vecchio continente, tutto ciò che resta dell’immensa selva che ottomila anni fa si estendeva sull’intera Europa nordorientale. La superficie di questa antichissima selva fra Polonia e Bielorussia misura oggi circa diecimila ettari. Il confine che divide i due Stati corre attraverso la foresta ed è chiuso sia per i grandi animali che per i turisti. Un sesto della parte polacca della foresta di Bialowieza è protetto come Parco nazionale e riserva naturale da quasi cento anni, il resto è sottoposto alla gestione forestale. A causa del suo valore unico, la foresta rientra nell’elenco dei siti patrimonio mondiale dell’Unesco e Natura 2000, ed è coperta dalle direttive Uccelli e Habitat dell’Ue. Bialowieza è un luogo senza uguali nel continente, con querce plurisecolari dalla circonferenza superiore ai sei metri. Piante maestose, che si spingono fino a quaranta metri di altezza.

Tra i grandi alberi vive la principale popolazione di bisonti europei, una specie in via di estinzione. Già nel 1538 un editto del re Sigismondo il Vecchio istituì la pena di morte per i bracconieri, ma verso la fine del 1700, con lo zar Paolo I, caddero tutte le protezioni e vaste zone di Bialowieza finirono in mano a generali e aristocratici con la passione della caccia. La sorte di questi grandi animali è sempre stata ostaggio delle decisioni altalenanti dei governi di turno: dopo la prima guerra mondiale, solo una cinquantina di esemplari erano rimasti in vita, reclusi in vari zoo del mondo. A Bialowieza, per colpa delle scorribande tedesche, dello sviluppo industriale, dei cacciatori e dei bracconieri, il bisonte era ormai estinto. Così il governo tentò il ripopolamento acquistando quattro bisonti dagli zoo. L’operazione riuscì, e dal 1944 al 1991 una serie di decisioni politiche portò alla protezione del sito, dichiarato patrimonio dell’umanità nel 1992. Oggi ospita circa 1.200 esemplari, 500 nella parte polacca, ed è entrato nel “Man and the biosphere program” dell’Unesco, che circoscrive alcune zone del pianeta e le classifica come riserve della biosfera. Ognuna di esse promuove soluzioni che conciliano la conservazione della biodiversità con il suo uso sostenibile. Bialowieza, come le altre, è idealmente divisa in tre aree concentriche: un nucleo sostanzialmente intoccabile, una zona cuscinetto aperta ad alcune pratiche (ricerca scientifica, monitoraggio, formazione) e l’area esterna, su cui sono permesse le attività produttive.

Il turismo è la principale fonte di reddito entro il confine polacco. Circa 150mila persone l’anno camminano sui sentieri del parco naturale, sostano negli alberghi e si dedicano al birdwatching. Solo diecimila turisti, tuttavia, arrivano da altri Paesi.

La parola agli ambientalisti

Non è tanto per i benefici economici dell’industria che il governo polacco ha permesso di triplicare il volume di legname prelevabile da Bialowieza. «È più un gioco politico – spiega Krzysztof Cibor – Il denaro ricavato dalla foresta vale meno dell’1% dei ricavi della Lasy Państwowe, l’organizzazione governativa che gestisce le foreste di proprietà pubblica. Aumentare i prelievi sta rafforzando la posizione di Jan Szyszko tra i suoi sostenitori, gli operai statali del settore forestale e la parte conservatrice della società».

La Lasy Państwowe, come spiega Agata Szafraniuk, avvocato della ong Client earth, «è la più grande organizzazione nell’Ue che si occupa di gestire le foreste pubbliche. Amministra un quarto del territorio polacco e la sua principale fonte di reddito proviene dal legname che mette sul mercato». Anche secondo Dario Febbo, esponente di Legambiente ed ex direttore del Parco d’Abruzzo, che ha visitato Bialowieza la scorsa estate, «la decisione di tagliare la foresta non ha alcun fondamento economico. Si tratta di un atto ideologico, come se il governo volesse violare il tabù e porsi contro l’idea della protezione della natura».

A livello territoriale è complicato organizzare l’opposizione: Dariusz Gatkowski, che guida la vertenza per il Wwf Polonia, ammette la scarsità di appigli: «È difficile influenzare le istituzioni locali. Il piano di gestione forestale, che stabilisce i tetti di prelievo, è responsabilità dell’organizzazione governativa che gestisce le foreste e le ong non possono impugnarlo». Le organizzazioni ambientaliste hanno preferito rivolgersi all’Europa dopo la chiusura di Varsavia a qualunque tipo di dialogo. Sul territorio hanno continuato a promuovere manifestazioni, raccolte di firme e azioni di disobbedienza. Qualcuno si è unito alla battaglia, ma sono mancati i grandi numeri. «Le comunità locali sono divise – spiega Gatkowski – C’è un movimento anti-deforestazione composto principalmente da persone che lavorano nel turismo. Stanno combattendo tenacemente per la foresta di Bialowieza e per uno sviluppo diverso». Se vinceranno la battaglia, però, sarà merito di quella Ue che in Polonia guardano ancora con molta diffidenza.

Francesco Panié
Giornalista ambientale. per La Nuova Ecologia cura inchieste e approfondimenti su globalizzazione. inquinamento. clima. agricoltura e beni comuni. twitter @francesco.panie

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