Salvati dal riciclo

La multinazionale Ideal standard che delocalizza. E trecento posti di lavoro a rischio. Poi la svolta, grazie a un imprenditore italiano che punta sull’economia circolare

La Protesta Degli Operai della Ideal Standard

Quando il telefono ha squillato, quel 30 novembre del 2017, Michele Di Ponio aveva da poco finito il turno allo stabilimento Ideal standard di Roccasecca, ed era a colloquio con gli insegnanti dei suoi due bambini, di sei e nove anni. «Ricordo che pioveva a dirotto – racconta – ma la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ho mollato tutto e sono tornato al lavoro». È toccato a Enzo Valente, segretario dell’Ugl di Frosinone, spiegare all’attonito Michele e ai suoi colleghi che la multinazionale belga, 17mila dipendenti in tutto il mondo, aveva deciso di chiudere i battenti e spostare la produzione in Romania. Da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, trecento persone hanno visto vacillare ogni certezza, le loro vite, i loro progetti.
Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla possibilità di salvare quei posti di lavoro, riconvertire l’azienda e tornare a produrre con un occhio attento perfino alla green economy. Invece è accaduto esattamente questo: la mediazione del sindacato, insieme a una vera e propria sollevazione degli operai e dei cittadini, giunti in cinquecento a gennaio sotto il ministero dello Sviluppo economico, ha smosso le istituzioni. In tempo record si è raggiunto un accordo, patrocinato dal ministro Carlo Calenda, che prevede il passaggio dello stabilimento a una società composta dall’imprenditore Francesco Borgomeo, un fondo d’investimento inglese e uno italiano. Il gruppo acquisisce tutti i beni dello stabilimento di Roccasecca attraverso una NewCo, la Saxa Grestone. Tutti i lavoratori restano a bordo e, con un piano di investimenti da 30 milioni di euro supportato da governo e Regioni, torneranno al pieno impiego entro il 2020. In questi 24 mesi cassa integrazione straordinaria, a rotazione verranno occupati nel montaggio e smontaggio delle linee, in modo da adattare l’azienda alla nuova produzione.
«Ideal è l’ultima delle tante grandi aziende che hanno deciso di abbandonare il basso Lazio in questi anni – spiega il sindacalista Enzo Valente – Una vertenza che seguivamo da tempo a livello nazionale, visto che dal 2009 ad oggi l’azienda ha chiuso ben quattro stabilimenti. Ad essere sincero, dopo venticinque anni di attività sindacale non immaginavo un epilogo come questo, che segna un precedente importante».

Dalle ceneri al sampietrino
Francesco Borgomeo non è nuovo ai salvataggi aziendali: nel 2016 ha rilevato la ex Marazzi, azienda di Anagni che produceva piastrelle, in procinto di licenziare 70 maestranze. La sua è una storia di imprenditoria italiana che affonda le radici all’inizio del Novecento. La famiglia possedeva le storiche fornaci di Formia, che fino alla seconda guerra mondiale hanno rappresentato la più grande fabbrica di laterizi del Centro-Sud. E Saxa Grestone continuerà su questa falsariga, sostituendo la produzione di sanitari con quella di sampietrini. Il tutto, però, all’insegna della green economy. Il sito di Roccasecca utilizzerà, infatti, la cenere dei termovalorizzatori nel suo impasto ceramico per la produzione di gres porcellanato, un prodotto con le caratteristiche estetiche del sampietrino di basalto, ma più resistente ed economico. «Abbiamo una partnership strategica con Acea – rivela Francesco Borgomeo – ma c’è un grande interesse da parte di tutte le aziende municipalizzate che oggi sono obbligate a smaltire le ceneri, non trovando soluzioni certificate per il recupero». 
Per il 30%, il nuovo prodotto sarà costituito di rifiuti urbani, riducendo l’impatto ambientale derivante dall’importazione di materia prima dall’estero, in particolare dalle cave cinesi. E c’è mercato per avviare una produzione tutta italiana. L’imprenditore ne è certo: «Le pietre da arredo urbano sono utilizzate in tutto il mondo, in particolare nel Nord Europa. La domanda di prodotti di qualità è in aumento e non esistono al mondo produttori di pietre, che invece vengono estratte da cave del Sudest asiatico, dove le condizioni di lavoro sono drammatiche, i prodotti di scarsa qualità e i prezzi molto variabili». Presentato in anteprima la scorsa primavera al Cersaie di Bologna, la fiera internazionale della ceramica, il sampietrino di Saxa Grestone sarà alto fino a quattro centimetri, per reggere il passaggio di camion con rimorchio carico. Per Borgomeo la ceramica e il gres porcellanato «sono i materiali del futuro: duri, resistenti, flessibili, belli e in grado di contenere e inertizzare al massimo livello di sicurezza molti residui e scarti». Abbracciare questa nuova frontiera dell’economia costerà all’azienda una radicale trasformazione Oltre al forno già esistente, ne verranno installati altri tre. Se lo stabilimento Ideal Standard processava 15.000 tonnellate di materia prima in entrata, con Saxa Grestone passerà a 300.000 tonnellate.
La soddisfazione a Roccasecca è tangibile. Il sindaco, Giuseppe Sacco, ha definito il salvataggio «una bella storia di reindustrializzazione», mentre Michele Di Ponio, impiegato Ideal Standard per 13 anni, si spinge più in là: «Borgomeo per me è come un santo. Eravamo in mezzo a una strada, oggi sono in cassa integrazione ma so che un lavoro ancora ce l’ho». Più freddo il giudizio sulla politica, a testimonianza che di questi tempi, la guardia resta molto alta nel mondo del lavoro. «Tutti si sono stupiti perché il ministro Calenda ha contribuito al successo di questa vicenda – dice Michele – In realtà ha fatto solo il suo mestiere. È quel che gli è richiesto per il ruolo che ricopre: io producevo sanitari, lui faceva il ministro».