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Roma, nasce la Coalizione per i Beni comuni

Nasce la Coalizione per i Beni Comuni!. Si tratta di una rete informale di realtà di cittadinanza attiva e di cittadini con l’obiettivo comune di presentare una delibera di iniziativa popolare per l’approvazione di un Regolamento per la cura condivisa dei Beni Comuni. L’appuntamento per la sua fondazione è per il 12 gennaio alle 18 alla Villetta Social Lab, in Via degli Armatori 3 Garbatella.

L’obiettivo è ambizioso: la raccolta di 5.000 firme valide. Tutto nasce certamente dalle ultime vicende in tema di verde urbano, un pezzo dei beni comuni di questa città: l’amministrazione comunale con una determina dirigenziale di qualche mese fa pretenderebbe che i cittadini chiedano l’autorizzazione per poter fare la manutenzione del verde pubblico.

“È vero che l’amministrazione non può limitarsi ad assistere passivamente agli interventi dei cittadini attivi sui beni comuni (cioè di tutti)  – spiega nel manifesto la Coalizione – e che tali interventi vanno disciplinati all’interno di una prospettiva generale che solo il comune può avere, ma l’amministrazione capitolina, adottando quella determina, sembra ignorare che i rapporti con i cittadini attivi vanno disciplinati con strumenti ben diversi dalle autorizzazioni. Altrimenti la Costituzione non userebbe il verbo “favorire” all’art. 118”.

“Questa nuova forma di cittadinanza, attiva, responsabile e solidale – si legge ancora nel Manifesto – è riconosciuta dal 2001 dalla Costituzione, che impone ai soggetti pubblici (dallo Stato ai comuni) di ‘favorire le autonome iniziative dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà’ (art. 118, ultimo comma)”. Ma fino al 2014 questo principio è rimasto sostanzialmente lettera morta. Per superare le resistenze e consentire a tutti di esercitare i propri diritti di cittadini attivi all’interno di un quadro di regole certe, chiare e facili da applicare, Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà) e il comune di Bologna hanno redatto insieme un regolamento comunale-tipo di pochi articoli, che disciplina la collaborazione fra cittadini e amministrazioni comunali per la cura, la rigenerazione e la gestione dei beni comuni urbani. Presentato nel febbraio 2014, ad oggi sono 135 comuni grandi e piccoli hanno approvato il regolamento, spesso adattandolo alle loro realtà, e molti altri lo stanno per approvare, fra cui Milano e Palermo.

Il motore del regolamento sono i “patti di collaborazione”, atti amministrativi il cui contenuto è simile a quello di un contratto fra cittadini e amministrazioni, nei quali vengono dettagliatamente indicati impegni, soggetti, mezzi, controlli, etc. in modo tale che, in totale trasparenza, tutti possano vedere come i cittadini attivi intendono prendersi cura di un determinato bene comune, per esempio un parco o una scuola.

Persino la Corte dei conti, in una sua recentissima, storica pronuncia, ha riconosciuto il valore dell’amministrazione condivisa dei beni comuni, disponendo che i comuni devono dotarsi di un apposito regolamento e possono stipulare polizze assicurative per i cittadini attivi, anche se non iscritti ad alcuna associazione.

A Roma invece la Costituzione, per quanto riguarda i beni comuni, continua ad essere disapplicata. Contro l’ultima assurda determina dirigenziale alcune associazioni di cittadini hanno proposto ricorso al TAR chiedendone l’annullamento e fra pochi giorni sapremo se anche il TAR, come la Corte dei conti, riconosce la validità del modello dell’amministrazione condivisa oppure si attarda ancora su vecchi schemi e modelli.

Ma se anche il TAR dovesse annullare quella determina, il problema del rapporto fra cittadini attivi e Comune di Roma non sarebbe risolto.

La cura condivisa dei beni comuni rinsalda i legami di comunità e il senso di appartenenza, facilita l’integrazione degli stranieri, aiuta gli anziani e i diversamente abili ad uscire dalla solitudine o dall’isolamento, permette ai bambini di riappropriarsi della città… Produce moltissimi effetti positivi immateriali, altrettanto, se non più importanti degli effetti della manutenzione dei beni pubblici.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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