
Il 26 settembre l’Assemblea Capitolina, con un voto unanime di 40 consiglieri, ha impegnato il sindaco Virginia Raggi e la sua Giunta a “dichiarare lo Stato di emergenza climatica e ambientale”.
Accolta dunque la mozione che ha raccolto le istanze degli attivisti del movimento Fridays For Future e che era stata presentata da Stefano Fassina di Sinistra per Roma e Cristina Grancio, ex M5S oggi nel gruppo Misto.
L’impegno di cui dovrà farsi carico la Giunta è “a contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e fissare un obiettivo di riduzione delle emissioni nette di gas climalteranti non inferiore al 40% entro il 2030, e con tutti gli sforzi per arrivare al 50%”. Roma dovrà considerare “la lotta al cambiamento climatico e la transizione a un’economia sostenibile come priorità assoluta nei prossimi dieci anni”, promuovendo “incontri e dibattiti di formazione e sensibilizzazione”, una “riconversione industriale” sul territorio della Capitale ma anche “istituire un Osservatorio permanente aperto alla società civile e al mondo della ricerca”.
Per ciò che concerne i rifiuti, l’obiettivo primario deve essere la riduzione migliorando differenziata e stimolando processi di economia circolare. Per l’acqua s chiede di ridurre l’attuale dispersione della rete del 20%, raggiungendo almeno il 10% entro fine consiliatura.
“Bisogna agire con urgenza – ha scritto su Facebook la Raggi – per contrastare i cambiamenti climatici in tutto il mondo. L’Assemblea Capitolina ha appena approvato all’unanimità una mozione, presentata dal gruppo M5S in Campidoglio e condivisa da tutte le forze politiche, che chiede alla nostra amministrazione di farsi portavoce presso il governo e il Parlamento affinché vengano messe al centro della politica nazionale tutte le azioni possibili per contrastare l’emergenza climatica e ambientale”.



