Roma, 7 ottobre: la rivolta di Extinction Rebellion per il clima

Gli attivisti del movimento nato in Inghilterra l’anno scorso raccontano i motivi e le modalità della protesta. Che prende ispirazione dai metodi della disobbedienza civile di Gandhi e non solo Extinction Rebellion a Londra sparge sangue al ministero del Tesoro

ER Roma

Che cosa accadrà il 7 ottobre a Londra, a Roma e in altre città del mondo? Quello che sta annunciando il movimento Extinction Rebellion è una vera e propria “ribellione internazionale”. Una settimana di mobilitazione internazionale, dal 7 al 13 ottobre, per chiedere a governi e istituzioni politiche concrete e immediate per fermare i cambiamenti climatici. Ma in che modo? “Quello che succederà a Londra sarà sulle prime pagine dei giornali.  E poi, anche a Roma: azioni dimostrative, presidi, flashmob, occupazioni non violente di spazi che non si devono occupare fino alla rimozione coatta, persone che, per questo, si fanno arrestare” ci spiega M. R. , un attivista, mentre cerca di tenere buono suo figlio di poco più di un anno. “Non hai paura di farti arrestare visto che hai anche un figlio piccolo?”, gli chiediamo.  “Il paradosso è che lo sto facendo per il futuro di mio figlio – dice con la voce rotta dall’emozione –  Questa è una battaglia che va combattuta e vinta nel giro dei prossimi 8-10 anni, prima che si inneschino dei meccanismi che renderanno i cambiamenti climatici al di là di qualsiasi influenza umana. Prima che la situazione sia fuori controllo”.

Disobbedienza civile al primo posto
Il fulcro, il cardine di questa ribellione sarà la disobbedienza civile. “Extinction Rebellion a Londra ha fatto un lavoro accademico per capire che cosa, nel tempo ha cambiato veramente la società. E la risposta è stata la disobbedienza civile. Ovvero Gandhi, Martin Luther King, il movimento delle suffragette – ha spiegato in tv Roger Hallam contadino e cofondatore del movimento – Tutte queste conquiste della società nascono da un numero sufficiente di persone che si mettono di traverso”.

Extinction rebellion

Extinction Rebellion ha tirato fuori anche un numero: la percentuale minima ovvero il 3,5 % della popolazione disposta a mettersi di traverso. Su 60 milioni sarebbero più di 2 milioni di persone che fanno disobbedienza civile per le strade, per le piazze: non proprio un numero piccolo. “Abbiamo cominciato a novembre 2018 con i primi blitz e manifestazioni a Londra. Magari qui in Italia saremo un manipolo, ma piano piano, quando si accorgeranno che le cose non cambiano si aggregheranno in tanti e non saremo più soli” spiegano. Il movimento nasce in Inghilterra dall’appello di un gruppo di scienziati e dagli attivisti provenienti dall’esperienza di Rising Up!, nel novembre 2018. Ma ad aprile tutti i riflettori sono su di loro: occupano per dieci giorni Oxford Circus, Waterloo Bridge e l’area intorno a Parliament Square. Le foto e i video di uomini e donne di ogni età portati via dalla polizia fanno il giro del mondo.

Le richieste di XR
L’organizzazione ha espresso 3 richieste ai governi del mondo: dichiarare lo stato di emergenza climatica, azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2025 , delegare le misure di giustizia ecologica a un’assemblea di cittadini. “Noi in sostanza chiediamo di dire la verità sull’emergenza climatica e di comportarsi come se fosse vero. Dalle parole ai fatti: lo chiediamo a tutti i governi. Le istituzioni politiche devono essere affiancate dai cittadini” spiega M.R.. Ma chi siete voi? “Noi siamo quelli che trent’anni fa facevamo parte per l’associazionismo – continua –  firmavamo le petizioni, poi abbiamo fatto il partito dei Verdi e poi, poi… Tutto questo finora non ci sta salvando dalla catastrofe in nessun modo”. 

Fridays for future e Extinction Rebellion
“Questa battaglia non può essere fatta in maniera privata: non sei tu che devi cambiare le abitudini, è un’idea ingannevole fa sì che questo peso ricada sugli individui, per una questione di portata enorme. E le soluzioni sono politiche, non personali. Oltretutto o sono soluzioni per tutti o non ne usciamo vivi, poiché non c’è un luogo dove fuggire”. XR chiede che la “macchina” cambi, aspettando l’effetto domino: “quando la mancanza dell’acqua dovuta ai cambiamenti climatici impatterà anche sulla disponibilità di cibo allora la maggior parte dei conflitti sarà su questo”. XR nasce separato dai Fridays for future, sia cronologicamente che geograficamente. Tra i cofondatori in Inghilterra anche il contadino Roger Hallam: gli attivisti di XR sono in generale persone più adulte: “I due movimenti si aiutano e si “vogliono bene”. Perché non ci siamo mischiati? Il centro del palco nello sciopero del clima doveva essere dei giovani e non nostro. Xr ha una componente nonviolenta, di disobbedienza, ma gli arresti sono parte della strategia ed è normale che i più piccoli stiano un po’ più in disparte in queste circostanze. Ma ai nostri meet-up cominciano ad arrivare molti 16-17enni che hanno determinazione da vendere…”, conclude M.R.