venerdì, Ottobre 23, 2020

Riusiamo le città

La chiamano social intelligence e andrebbe anche bene se non fosse per l’eccessiva attenzione per i social network, che hanno svilito i principi partecipativi del web 2.0. Ma sappiamo, visto che conosciamo alcuni dei protagonisti di questo osservatorio, che accanto al web monitoring c’è un qualificato punto di vista in azione. Su cosa? Sul patrimonio immobiliare in abbandono.

Stiamo parlando dell’Osservatorio del riuso, sostenuto dalla direzione generale Arte e architettura contemporanee e periferie urbane del Mibact, la cui mission è quella di valorizzare le esperienze di riuso creativo di spazi vuoti o abbandonati attraverso l’interazione fra visioni e competenze, analizzando quotidianamente milioni di dati per offrire una piattaforma che favorisca l’occupabilità nei settori culturali e creativi, in particolare quella giovanile. E nel contempo fare “animazione economica” e innovazione territoriale presso policy makers e stakeholders in tema di rigenerazione urbana, innovazione sociale e culturale. Si tratta, in sostanza, di intercettare quelle diverse forme di creatività sociale attivate, anche con particolari modalità di esplorazione partecipata, sul riuso di spazi vuoti (in particolare nelle periferie e nelle aree interne del Paese), capaci di produrre impatti positivi in termini culturali, sociali, di occupazione, sicurezza, welfare culturale.

L’obiettivo dell’Osservatorio del riuso è insomma diffondere lo scambio di buone pratiche in tema di riqualificazione delle periferie e più in generale di rigenerazione creativa delle città e dei territori, qualificando la conoscenza di un valore immobiliare sottovalutato, riconvertendolo in valore certo d’innovazione sociale e culturale.

info www.osservatorioriuso.it

Dal mensile La Nuova Ecologia di giugno 2018

Carlo Infante
Presidente di Urban Experience

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