Ritorno a Corviale

È partito nel “Serpentone” a Roma un grande progetto di riqualificazione, atteso da troppo tempo Passeggiate metropolitane

Corviale- Serpentone
Foto di Aldo Feroce. Aldo Feroce è un fotografo e abitante di Corviale. Da anni racconta con il suo sguardo la vita dentro al complesso: ha scelto questi scatti per “Nuova Ecologia”. Dalla sua ricerca nascerà un libro che sarà pubblicato con la casa editrice Urbanautica, a cura di Steve Bisson

A Roma si dice che “Corviale ha ammazzato il Ponentino”, il vento che arrivava dal mare addolcendo la calura estiva. Si tratta, ovviamente, di una leggenda metropolitana ma racconta bene la percezione che la città ha avuto del “palazzo-utopia”, di quel chilometro di cemento: il “Serpentone”. Proprio qui, nel palazzo di edilizia residenziale pubblica diventato emblema del degrado delle periferie nella Capitale, è partito a gennaio un cantiere per un grande progetto di rigenerazione urbana che coinvolge molte aree, fra cui il “quarto piano” mai finito. Una riqualificazione attesa da tanto, troppo tempo dagli abitanti.
Il complesso di proprietà dell’Iacp, l’ex Istituto autonomo case popolari del Comune di Roma, nell’intenzione dell’architetto suo ideatore Mario Fiorentino, doveva ispirarsi agli acquedotti romani, stagliandosi in una grande area verde, i 1.450 ettari che uniscono la valle dei Casali con la tenuta dei Massimi. L’idea di Fiorentino, che con una squadra cominciò la sua progettazione nel 1972, era da un lato evitare il consumo di suolo, dall’altro il quartiere dormitorio. Proprio quello che era successo durante tutti gli anni Sessanta, quelli del boom economico e delle “mani sulla città”. Per questo Corviale conteneva al suo interno, oltre le case, servizi e negozi. Ma se i primi appartamenti furono consegnati nel 1982, dieci anni dopo, il progetto non venne mai completato. Dopo il fallimento della ditta che lo costruiva, già negli anni ’80 il quarto piano, quello destinato ai negozi e ai servizi, venne occupato abusivamente. “Il boulevard mancato”, come gli abitanti chiamano questo piano per scherzarci sopra, nei primi anni fu interamente trasformato, spezzettato e infine chiuso da pesanti porte in ferro. L’utopia razionalista di Fiorentino non venne insomma mai completata. E c’è anche chi, fra gli abitanti, tira un sospiro di sollievo. Non bastano le finestre in casa che danno sull’agro romano per togliere la sensazione di essere topi in un enorme tunnel di cemento armato. «A Tiburtino Terzo, da dove venivo, mia madre si affacciava alla finestra e poteva controllarmi, qui era impossibile. Non c’era uno spazio esterno dove potersi esprimere, tutti chiusi dentro. E il cemento pesa» racconta un abitante a Nuova Ecologia. A complicare il tutto la microcriminalità, che negli anni all’interno di spazi vuoti e con scarso controllo sociale “c’ha sguazzato”, per dirla con le parole dei residenti.

 

Dal quarto piano

Corviale
Foto di Aldo Feroce

Proprio dal non finito, dal vulnus del quarto piano, è partito il cantiere di rigenerazione urbana, quasi a riparare una ferita con l’idea del “chilometro verde” dell’architetto Guendalina Salimei. «Nessuno ci credeva ma alla fine sono partiti i lavori anche a Corviale – racconta Pino Galeota dell’associazione Corviale Domani – Intanto c’è una novità assoluta: con il nostro lavoro siamo riusciti a trasferire le famiglie, senza sgomberi». Sono 97 quelle che abitano il quarto piano, si è cominciato con le prime sedici del primo lotto, ma il lavoro di ristrutturazione durerà dai tre ai cinque anni. «La soluzione, anche grazie al lavoro del Laboratorio di città di Roma Tre, è stata trovata sia per chi era in regola che per chi era un occupante abusivo – spiega Galeota – Circa la metà avevano diritto e rientreranno dopo la fine dei primi lavori, riprendendo l’abitazione definitiva. Per quanto riguarda gli occupanti abusivi, non vengono messi per strada. Possono firmare un regolare contratto a termine, pagano l’affitto e c’è tutto il tempo per trovare sistemazioni adeguate». Il taglio del nastro nel cantiere c’è stato a fine gennaio, alla presenza del governatore Nicola Zingaretti: la Regione Lazio ha infatti investito 10,5 milioni di euro (1,5 del Mit). Perché chilometro verde? «Volevo mettere in campo una metafora che fa pensare a sostenibilità, rigenerazione e natura», spiega Salimei. Il piano sarà caratterizzato dal colore verde, visibile dalle parti che fuoriescono del solaio. Verrà poi rivestito da una fascia di metallo traforato dello stesso colore, in modo da aumentare il benessere all’interno degli alloggi, schermandoli dalle radiazioni solari nei mesi estivi e creando uno spazio filtro nei mesi invernali. Guendalina Salimei ha quindi disegnato 110 appartamenti di diverse dimensioni, intervallati da spazi comuni: anche qui ci sarà la griglia che potrà essere usata per inserire piante e creare una sorta di giardino comune. Insomma, un passo è stato fatto, anche se il progetto è del 2009 e sono già passati dieci anni da quando l’architetta vinse il bando di gara lanciato dall’Ater per la ristrutturazione. Dal 2000 alla Regione Lazio si sono insediati prima Storace e poi Polverini, entrambi con la volontà di abbattere Corviale. «Un’idea totalmente irrazionale, anche per il solo fatto di non capire che fine avrebbero fatto quelle macerie», commenta Salimei.

Cambio di volto

Corviale
Foto di Aldo Feroce

Ma il “chilometro verde” è solo un tassello di una riqualificazione più ampia. Infatti l’Ater nel 2015 ha lanciato un secondo concorso, “Rigenerare Corviale”, promosso e finanziato dalla Regione Lazio, con la consulenza dell’Ordine degli architetti di Roma, stanziando un investimento per la prima fase di lavori pari a 11 milioni di euro. Il concorso internazionale per ridisegnare l’area intorno a Corviale e rivederne gli accessi è stato vinto dall’architetta Laura Peretti. L’idea è di trasformare il complesso da muro invalicabile a luogo di passaggio fra la città e la campagna. Il progetto, realizzato con architetti, paesaggisti e coinvolgendo anche una sociologa, ha il suo fulcro in una piazza che passa sotto l’edificio e che si spalanca su un pezzo di agro romano, con un intervento artistico di Mimmo Paladino. «La popolazione è stata interrogata prima della scrittura del bando a cui noi abbiamo partecipato e che poi abbiamo vinto – spiega Peretti – Il limite della struttura originaria era nella totale mancanza di spazi comuni e di riconoscibilità del complesso. È un’architettura caratterizzata da serialità: è tutta uguale e pecca di una certa rigidità». Lo sanno bene gli abitanti che per ritrovare i propri appartamenti hanno dovuto fare segni sui muri. L’idea di Laura Peretti è anche di cambiare la circolazione intorno a Corviale, riconfigurando tutto l’attacco a terra. Si moltiplicano gli ingressi all’edificio: ora sono solo 5 e impongono agli abitanti lunghi percorsi, diventeranno 27, ognuno con il suo atrio. Infine è stato inventato un sistema di illuminazione che potrebbe rendere agevole raggiungere la propria casa, trasformando in lanterne i corpi scala. Si punta a rivitalizzare l’area e incoraggiare gli abitanti a riappropriarsi degli spazi pubblici, anche attraverso processi di partecipazione. «D’altra parte anche Fiorentino diceva che il suo progetto era per metà architettura, per metà gestione» ripete Peretti.

Silenzi

Il Serpentone
Foto di Aldo Feroce. Corviale: 960 metri di lunghezza, 37di altezza, 11 piani divisi in 6 lotti, 4.500 abitanti oggi, 8.500 in passato, 1.200 case regolari

Tutti questi progetti si scontrano con il silenzio di Corviale. Passeggiando al suo interno sembra non ci abiti nessuno. Non è solo disagio, ma fatica di vivere. I pochi abitanti che si incontrano, si salutano con un cenno, chiedono notizie sulle rispettive vite ma disertano le occasioni di incontro con i progetti di rinnovamento. Corviale dagli anni ’80 è cambiato: su 8.500 abitanti del momento di massima espansione, oggi ne sono rimasti 4.500. Su 1.300 appartamenti, 240 sono abitati da anziani soli. Il 30% di questi da ottantenni soli, alcuni invalidi. Persone che fanno fatica a spostarsi, a scendere e salire, ad arrivare alla fine del mese. Come R., che vive con la moglie invalida e il cui unico passatempo è prendersi cura delle colonie di gatti per strada. Aldo Feroce, abitante e fotografo, è schietto: «Ci sono troppi architetti, mancano i sociologi e in generale qualcuno che ascolti quello che succede agli abitanti». Si percepisce una naturale diffidenza nei confronti dei giornalisti e delle istituzioni. Racconta che dopo alcuni reportage di inviati di spicco sono state bruciate le macchine agli intervistati. «Si parla tanto dell’edificio ma è chi lo abita che ne è la vera anima. Bisognerebbe raccontarli di più» ripete, facendo da Cicerone all’interno della struttura e fra le persone. La diffidenza nei confronti delle istituzioni è presto spiegata. Basta leggere uno dei primi contratti di locazione degli anni ‘80: al suo interno la lista dei servizi che vanno dalla Asl fino ai carabinieri, dislocati a chilometri di distanza. L’autobus si fermava al Casaletto. La biblioteca comunale di riferimento era situata addirittura in via di Pietra Papa, zona Marconi. «Negli anni ’90 fino ai primi 2000 c’è stata una sorta di attenzione della politica, grazie alle lotte e alle rivendicazioni degli abitanti che hanno ottenuto le grandi conquiste di questo territorio» racconta Adriano Sias, operatore sociale e abitante di Corviale. Sono stati realizzati servizi semplici, che però hanno fatto la differenza: come la biblioteca comunale, la sede dei vigili urbani, la Asl, la circoscrizione. Poi, di nuovo, l’abbandono. «L’ultimo grande progetto è quello del piano di recupero urbano, che comprendeva anche la ristrutturazione della scuola Mazzacurati, partita addirittura nel 2004 – continua Sias – Il progetto di recupero della scuola doveva essere innovativo, di respiro internazionale, con un teatro a ferro di cavallo e un orto sociale, firmato dal T Studio di Guendalina Salimei». Nel 2016 si è chiuso il primo stralcio di lavori e ora si è fermi a gennaio 2018, quando sono state consegnate le buste. Il plesso era pensato per bambini fino ai 13 anni, ma è ancora lì bloccato. «È chiaro che oggi è difficile richiedere una partecipazione sociale alla rigenerazione urbana – conclude Sias – Sia perché è cambiata la composizione sociale con l’invecchiamento della popolazione e la diffusione dei Neet (giovani che non hanno lavoro e non lo cercano, che non frequentano scuole né corsi di formazione, ndr), sia perché dal 2004 si è assistito a progettazioni enormi finora mai attuate».

Rientrare nel palazzo
Insomma, “rientrare nel palazzo” è faccenda complessa, anche perché intanto c’è stata la morte dei partiti tradizionali che facevano da collante e da interpreti dei bisogni della popolazione. C’è però, negli anfratti, una vitalità sotterranea, come quella degli spazi occupati in cui sono nati un laboratorio di restauro mobili e sgombero di cantine che ha dato lavoro a molti giovani, o quello di sartoria sociale e cucito dove le anziane signore si sentono finalmente protagoniste di un riscatto sociale e ti accolgono con il sorriso e la battuta pronta. O come quella dell’associazione Viviamo Corviale, animata dallo stesso Adriano Sias, che ha ristrutturato e riaperto un giardino abbandonato collegato alla scuola materna. La rigenerazione urbana, qui a Corviale, ha molte facce. L’associazionismo con non poche difficoltà, dal basso, cerca di ricucire la frattura. E di ricostruire l’immagine di Corviale. Come succede con il progetto “Archivio delle periferie” che cerca di togliere lo stigma sociale di chi le abita e gettare le basi per un nuovo immaginario sui luoghi ai margini del centro. L’iniziativa ha scelto il suo luogo d’elezione proprio nella biblioteca “Renato Nicolini”, sede anche del centro di formazione permanente “Nicoletta Campanella”, un fiore all’occhiello di questa zona, insieme al centro di aggregazione culturale e sociale “Mitreo”. Ma i processi sono molto lunghi, i tempi di reazione dei giovani coinvolti, cresciuti a “pane e disincanto”, sono lenti. Il leitmotiv è: “Se cominciano a vedere che qualcosa finalmente si muove, anche loro ricominceranno a partecipare”. Fuori da Corviale, nei piani bassi, c’è una scritta che recita: “Qui ognuno è il benvenuto e non perché serve aiuto, nel cuore c’è spazio per molti ma se vai via giura che poi ti volti”. Sembra proprio dire: “Non ci abbandonate di nuovo”.