venerdì 23 Aprile 2021

Acquista

Login

Registrati

Fukushima 10 anni dopo, ritorno a casa

Nonostante il via libera del governo, nella vecchia zona proibita le abitazioni restano vuote e i terreni abbandonati. Non c’è nessuno in giro. Tranne chi non ha più nulla da perdere

di Pio D’Emilia

Dal mensile – “Quello che più mi fa arrabbiare è che la gente pensa davvero sia tutto finito, che tutto sia stato risolto, o comunque, come diceva sempre il nostro ex premier Abe, che sia under control, sotto controllo. Ecco, dai un’occhiata in giro. Ti sembra tutto sotto controllo?”. No, non mi sembra.

Nonostante il governo abbia stabilito da tempo che qui si può tornare a vivere, le case sono vuote, i terreni abbandonati e in giro non c’è nessuno. Nella vecchia zona proibita, l’anello di 20 km che le autorità avevano fatto evacuare all’indomani dell’incidente, si può transitare di giorno, si può anche lavorare, ma la sera nessuno si ferma. «Sono tornati solo i vecchietti come me, quelli che si sono rassegnati, che non hanno più nulla da fare, che già all’epoca non volevano andarsene e che non vedono l’ora di morire. Ma dove sono nati. Non soli e abbandonati, chissà dove, come sta succedendo a molti». Toshikazu Yoshida, 64 anni, energia da vendere, non dà certo l’impressione di essere in fin di vita. Tutt’altro. Mi aspetta sulla soglia della sua casetta a Namie, uno dei villaggi maggiormente devastati dalla tripla catastrofe di dieci anni fa: terremoto, tsunami, incidente nucleare. Lui all’epoca lavorava per la Tepco, la società che gestisce le centrali di Fukushima (e altre, in diverse zone del Giappone). Faceva l’autista. Lo incontrammo una sera, in piena emergenza nucleare, mentre stava tornando a casa dopo il solito massacrante turno di lavoro. Si offrì di darci un passaggio, e strada facendo ci raccontò un sacco di cose. Voci, indiscrezioni, racconti riferiti da altri. Ma che poi, col passare del tempo, si sono rivelati veri. Come la storia del sotegai, il mantra della cosiddetta imprevedibilità, suggerito fin dall’inizio dalla Tepco, ripetuto dal governo e amplificato dai media. Tutta colpa dello tsunami, dicevano, impossibile prevedere un’ondata anomala di 31 metri, o anche solo di 14, come quella che aveva colpito la centrale. “Macchè tsunami – diceva Yoshida – il primo blackout, quello che ha interrotto il raffreddamento causando il meltdown è stato provocato dal terremoto, che ha fatto cadere un paio di piloni dell’alta tensione». Altro che imprevedibile, in un Paese come il Giappone. La verità – oggi assodata – raccontata in un pick up da un autista stravolto dalla fatica, mentre tutti gli altri mentivano.

Sono passati dieci anni. Davanti al cancello di Yoshida c’è un muretto con una scritta: “Tornare o non tornare, questo il problema”. Fanno anche dell’ironia, i locali, ormai divisi fra rassegnati e furiosi, “venduti” (nel senso che hanno preso i soldi del governo e della Tepco, trasferendosi per sempre altrove) e irriducibili. Come appunto Yoshida, che in pensione e rimasto vedovo continua a venire ogni settimana per mettere a posto, sistemare il giardino, controllare che non ci siano ulteriori danni. «Mi hanno offerto molti soldi per andarmene, per vendere il terreno e buttar giù la casa. Molti l’hanno fatto, e li capisco. Questa è una terra morta, non risorgerà mai. Altro che le Olimpiadi, che dovevano servire per la ricostruzione. I giovani fanno bene a non tornare. Ma per noi vecchi è diverso, io ho già un tumore. Ce l’avevo anche prima dell’incidente, ma certo tutte queste radiazioni e questo stress non mi hanno fatto bene. So che morirò presto, ma voglio farlo qui, a casa mia. Non voglio neanche andare in ospedale. Voglio morire a casa».

Anche Masami Yoshizawa è a “casa sua”. Al momento dell’incidente si era appena trasferito in campagna e assieme a un socio aveva preso in gestione un allevamento di mucche. È ancora qui. Protagonista di una battaglia senza esclusione di colpi, che l’ha visto entrare e uscire di prigione e dalle aule di tribunale, ma alla fine l’ha spuntata. Non solo è riuscito a proteggere le sue mucche (oltre duecento, le chiama per nome una per una) ma grazie a un notevole e sempre più organizzato network di sostenitori il suo allevamento è diventato una sorta di agriturismo antinucleare, dove si tengono eventi, seminari, stage di “consapevolezza ecologica”.

Leggi anche
La lezione sprecata di Fukushima di Fabio Massi
Colpi di coda nucleari di Massimo Scalia e Gianni Mattioli

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE

 

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

Articoli correlati

Caccia, le Regioni rifiutano la tutela per la tortora

Secca la reazioni delle associazioni ambientaliste al rifiuto delle Regioni di ogni tutela per la tortora: "Senza il Piano di gestione scatterà la moratoria completa"

Il Regno Unito ridurrà le emissioni di CO2 entro il 2035

Il governo britannico fissa per legge l'obiettivo più ambizioso al mondo in materia di cambiamento climatico.  Johnson: "Vogliamo puntare in alto sulla tutela del clima"

Dubbi e criticità sul deposito nazionale rifiuti radioattivi

Dal rischio idrogeologico all’analisi del rischio di incidente rilevante fino alla conservazione delle aree protette: sono le prime anomalie riscontrate da Legambiente. "Un'opera necessaria che si potrà realizzare solo con un processo trasparente e il dibattito pubblico" Questo deposito s'ha da fare di F. DessìLeggi il numero di Nuova Ecologia "Uscita di sicurezza"

Seguici sui nostri Social

16,935FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Caccia, le Regioni rifiutano la tutela per la tortora

Secca la reazioni delle associazioni ambientaliste al rifiuto delle Regioni di ogni tutela per la tortora: "Senza il Piano di gestione scatterà la moratoria completa"

Il Regno Unito ridurrà le emissioni di CO2 entro il 2035

Il governo britannico fissa per legge l'obiettivo più ambizioso al mondo in materia di cambiamento climatico.  Johnson: "Vogliamo puntare in alto sulla tutela del clima"

Proposte per una Carta della Terra delle Nazioni Unite

In occasione dell'Earth Day è una delle priorità su cui richiama l'attenzione l’Associazione “Costituente Terra”

#liberidaiveleni, la campagna di Legambiente per il risanamento ambientale

Nella giornata mondiale della Terra e alla vigilia del Consiglio dei ministri che approverà il Pnr l'associazione lancia una nuova iniziativa. E fa un appello al premier Draghi: “Non si dimentichino le vertenze ambientali croniche tuttora irrisolte"

La tutela del suolo al centro della transizione ecologica

Un appello importante lanciato oggi in occasione della Giornata mondiale della Terra. Il suolo è un importante bacino di biodiversità e fornisce una serie di servizi ecosistemici. Ecco perché è arrivato il momento che l'Unione Europea adotti una direttiva ad hoc
Ridimensiona font
Contrasto