Risveglio nei campi

La vitalba è chiamata anche vitacchia, vizzatori, gramuddina

Clematis_vitalba
La primavera è il periodo dell’anno in cui la natura si risveglia e inizia a dare i suoi frutti, quelli coltivati e quelli spontanei. Andando per campi ci possiamo imbattere in tantissime piante commestibili, come asparagi selvatici o le cicorie, a seconda dell’altitudine, della latitudine e dell’esposizione. Una pianta spesso utilizzata in cucina è la vitalba o clematide (Clematis vitalba L.), una ranunculacea chiamata anche vitacchia, vizzatori, gramuddina a seconda delle zone e dei dialetti.

Amata dagli antichi romani che la coltivavano vicino le abitazioni per preservarle dai fulmini, ha portamento arbustivo rampicante, si aggrappa infatti ad alberi, cespugli, ruderi, case e recinzioni, facendo crescere i suoi fusti striscianti anche 20 metri. Le foglie sono opposte imparipennate di verde carico, più tenue in quelle giovani e più scuro in quelle adulte; la pagina inferiore è chiara e la forma è lanceolata, ovale o lobata. I fiori sono piccoli di color bianco tendente al verdino e la diffusione della pianta è fino a circa 1.400 metri slm. L’uso culinario prevede la raccolta dei giovani virgulti preparati nello stesso modo degli asparagi o di altri germogli.

L’uso medico della pianta la vedeva utilizzata in preparazioni per ridurre artriti, gotta e sciatiche, come analgesico e per la cura della scabbia. In realtà questa pianta è tossica e le norme del ministero della Salute ne vietano l’impiego in prodotti erboristici. La causa sono una serie di alcaloidi tossici, contenuti soprattutto nelle parti meno giovani. Cautela dunque nel consumo.