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Il riscaldamento globale minaccia centinaia di specie ittiche: lo studio

Indonesia arresta bracconieri merluzzo

Il riscaldamento di mari e oceani sta mettendo a rischio centinaia di specie ittiche. Lo rivela un nuovo studio tedesco pubblicato sulla rivista “Science” e condotto testando la resistenza termica di oltre 700 specie di pesci marini e d’acqua dolce provenienti da tutte le aree del mondo. Gli studi precedenti sulla sensibilità dei pesci alle variazioni della temperatura dell’acqua si erano concentrati soprattutto sui pesci adulti.

Le fasi vitali più vulnerabili
I ricercatori del nuovo studio, però, hanno indicato che per capire veramente che impatto avranno le acque più calde sulle specie, fosse essenziale guardare alle fasi più vulnerabili del ciclo vitale, quelle critiche per la riproduzione e la sopravvivenza delle specie. I risultati hanno dimostrato che, in quasi tutti i casi, gli embrioni e gli individui giovani sono molto più vulnerabili all’aumento di temperatura rispetto agli adulti. “C’è una differenza nella gamma di temperatura tollerabile di quasi 20 gradi in media tra gli embrioni e gli adulti – ha spiegato alla CNN Flemming Dahlke, Biologo marino del Germany’s Alfred Wegener Institute e autore dello studio – Questo naturalmente fa una grande differenza quando si vogliono analizzare la sensibilità e le conseguenze del riscaldamento climatico sulle specie”.

Le specie più a rischio
Tra le specie che secondo gli autori sono più a rischio, ci sono anche alcune di quelle più importanti dal punto di vista commerciale, come il merluzzo dell’Atlantico, il merluzzo dell’Alaska e il salmone, nonché i pesci preferiti per la pesca sportiva come il pesce spada e il barracuda.
Secondo i ricercatori, se la crisi climatica continuasse incontrollata, il 60% delle specie ittiche esaminate potrebbe fare fatica a riprodursi nel loro habitat attuale entro il 2100. 

Rischi connessi
La temperatura eccessiva delle acque è stata anche responsabile di morìe di pesci in laghi e fiumi, altrimenti ingiustificabili. C’è poi il problema, più volte ribadito, delle migrazioni negli oceani. Nelle zone in cui non riescono più a vivere e se non riescono ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali, le specie ittiche migrano verso aree marine più fresche, in profondità o in direzione dei poli. Questi spostamenti rischiano di squilibrare completamente l’ecosistema marino, il mondo della pesca e i sistemi di commercio globale. 

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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