Rilanciamo il bando dei sacchetti di plastica

In Europa ogni anno se ne immettono nel mercato 100 miliardi e molti di questi finiscono in mare e sulle coste. Ma l’impegno di Legambiente non si esaurisce qui. Nel nostro “mirino” anche le micro particelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i bastoncini per le orecchie non biodegradabili e compostabili

La quarta edizione della conferenza Our Ocean è ospitata per la prima volta dall’Unione europea a Malta. Più di 40 ministri e altri leader da più di 100 paesi del mondo per discutere insieme sulle azioni globali da mettere in campo per la salute degli oceani.  Uno dei grandi temi è proprio l’emergenza dei rifiuti in mare. Malta rappresenta il cuore del Mediterraneo e si auspica che la Conferenza possa portare a risultati concreti per tutelare uno dei bacini più ricchi di biodiversità al mondo. Anche se purtroppo già dal programma è palese l’assenza dei Paesi del Mare Nostrum, a partire dall’Italia, a cui invece spetterebbe, vista anche la sua posizione, un ruolo centrale di guida e coordinamento per una politica unitaria a tutela di tutto il bacino mediterraneo.

Sono ormai diversi anni che Legambiente è impegnata in attività di monitoraggio sulla presenza dei rifiuti in mare e lungo le coste del Mediterraneo. La cattiva gestione dei rifiuti urbani è causa del 54% dei rifiuti spiaggiati, in gran parte costituiti da materiali usa e getta, il 64% dei rifiuti trovati sulle spiagge. Ma un focus particolare lo meritano le buste di plastica disperse nell’ambiente marino, circa il 3,5% dei quasi 60mila rifiuti rinvenuti su 105 spiagge di 8 Paesi. Se in Italia si trovano in media 15 buste ogni 100 metri di spiaggia, nelle altre spiagge del Mediterraneo si sale a 25/100 metri. Se consideriamo, invece, i rifiuti galleggianti, le buste sono in assoluto il primo rifiuto presente nei mari italiani: Goletta Verde di Legambiente ha monitorato, infatti, la presenza di 1 busta ogni 5 minuti di navigazione, il 16% del totale.

Tutti i Paesi mediterranei intervengano per ridurre il problema, adottando anche misure drastiche come la messa al bando dei prodotti più inquinanti, come i sacchetti di plastica non compostabili e i prodotti usa e getta facilmente sostituibili da materiali più innovativi e meno impattanti. In Europa ogni anno si immettono nel mercato 100 miliardi di sacchetti e molti di questi finiscono in mare e sulle coste.

Da questi presupposti nasce l’appello di Legambiente, condiviso ad oggi da circa 100 associazioni o operatori economici dell’area mediterranea, sul bando ai sacchetti di plastica nei Paesi del Mediterraneo, lanciato durante la COP22 di Marrakech e riconosciuto tra gli impegni volontari della Conferenza mondiale sugli oceani di New York, organizzata dalle Nazioni Unite lo scorso giugno  e che rilanciamo oggi in occasione della Conferenza OurOcean 2017.

Su scala mediterranea, il bando delle buste non biodegradabili e compostabili è attivo solo in Italia, Francia e Marocco. Altri Paesi hanno introdotto delle tasse fisse (Croazia, Malta, Israele e alcune zone della Spagna, della Grecia e della Turchia). La Tunisia ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabili nelle grandi catene di supermercati e Cipro metterà in atto la normativa europea a partire dal 2018. Nel 2011 l’Italia è stato il primo paese in Europa a istituire il bando (dal 1 gennaio 2018 il bando sarà esteso anche ai sacchetti leggeri e ultraleggeri). Ad oggi, anche se la misura non è del tutto rispettata, c’è stata una riduzione nell’uso di sacchetti del 55%. Se fosse esteso a tutti i Paesi i risultati in termini climatici sarebbero molto più rilevanti.

L’impegno di Legambiente non si esaurisce con la richiesta di messa al bando delle buste di plastica non biodegradabili e compostabili. Nel mirino degli ambientalisti anche le micro particelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i bastoncini per le orecchie non biodegradabili e compostabili.