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Rifugiati, gli “effetti collaterali” del decreto sicurezza

L'immagine di migranti in cerca di soccorso nel Mediterraneo

Siamo impotenti? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre. Il ministro dell’Interno ed il governo fanno, nel più classico dei modi, i forti con i deboli ed i deboli con i forti, costringendo 40 persone a rimanere in mezzo al mare, a poche miglia da Lampedusa, ostaggi dell’eterna campagna elettorale della Lega e della propaganda di un governo che non cede di fronte a questi pericolosissimi “nemici della patria”. Proprio mentre qualche nave cargo garantisce il rifornimento di armi prodotte in Italia alla sanguinaria guerra saudita in Yemen, nell’indifferenza del governo. Più che di porti chiusi dovremmo parlare di “porti girevoli”, a seconda degli interessi!

L’Unhcr documenta il superamento del tetto di 70 milioni di rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni, un record nei quasi 70 anni di attività. Con il tradizionale squilibrio tra paesi ricchi e paesi poveri: i Paesi ad alto reddito accolgono mediamente 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; i Paesi a reddito medio e medio-basso ne accolgono in media 5,8; i Paesi più poveri accolgono un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale. Con buona pace dei sovranisti di casa nostra!

Come previsto, la legge 132, voluta dal ministro Salvini, ha prodotto solo l’aumento delle presenze irregolari sul territorio, su circa 50.000 dinieghi alla richiesta d’asilo di questi mesi, 4.800 sono stati rimpatriati o allontanati dall’Italia (meno della media dei cinque anni precedenti: 28.000 tra 2013 e 2017), 45.000 circa sono rimasti nel Paese. Mentre la politica dei porti chiusi ha ridotto drasticamente gli arrivi: a gennaio 2019 sono stati 115, ma non le domande d’asilo: 3.409! Ma di tutto ciò nulla si sa, non conviene alla propaganda di Stato.

Come non conviene, a proposito di un altro caposaldo della politica populista “aiutiamoli a casa loro”, ricordare che gli aiuti italiani allo sviluppo si sono ridotti del 70% in dieci anni, dal 2006 al 2016 (e qui il governo gialloverde non c’entra). Mentre c’entra e molto per l’altro luogo comune “prima gli italiani”: la politica salviniana contro i migranti, volta a bloccare gli arrivi e ad impedire l’integrazione, sta già danneggiando molte economie locali, soprattutto nelle aree interne, quelle più colpite dallo sviluppo disuguale degli ultimi decenni, non solo perché il boicottaggio dell’accoglienza diffusa sta togliendo preziose risorse giovanili, ma anche perché il taglio drastico delle diarie (da 35€ euro a 22 euro in media) ha significato togliere agli italiani i guadagni da affitti, spese per cibo o per insegnamento della lingua, borse lavoro presso piccoli imprenditori. In altre parole è stata tagliata l’unica politica keynesiana di questo paese a vantaggio degli italiani. Per non parlare dei 10.000 posti di lavoro in parte già cancellati, in parte a rischio.

Ma la storia procede per salti, e, come spesso succede, quando si creano correnti reazionarie così estreme e disumane, la resistenza e la ribellione si rinforzano ed alzano la voce. È quanto sta succedendo in questi mesi. Con Mediterranea, la nave della società civile italiana, che continua a soccorrere i migranti in mare, con le mille esperienze di integrazione e convivenza generativa, nei territori, dove spesso i circoli di Legambiente sono in prima fila con le nostre attività di volontariato, che coinvolgono migliaia di stranieri.

Ma è tutta la società civile italiana che si sta attivando con la campagna Io Accolgo, lanciata dal Tavolo Asilo a cui hanno finora aderito 46 organizzazioni, coprendo tutte le tipologie di attivismo civile e sociale, da Caritas ad Action Aid, da Oxfam al CNCA, da Legambiente ai sindacati. L’obiettivo è “ridurre il danno” provocato dalle politiche securitarie del governo, che sta legittimando atteggiamenti violenti di razzismo e persecuzione. E chiamare, singolarmente, le persone ad uscire dall’anonimato, dalla subalternità alla propaganda populista e alle fake news, e reagire facendo qualcosa: anche semplice come appendere la coperta termica, simbolo della campagna, al balcone o partecipare ad attività che favoriscano l’integrazione fino ad accogliere migranti nella propria casa. Si può fare, in molti abbiamo cominciato a farlo.

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